Le onde che spingono l'Europa

Le onde che spingono l'Europa

Giancarlo Strocchia
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Dal 1966 l'Europa si è impegnata a sfruttare la forza dei mari per produrre energia. Oggi il vecchio continente rappresenta una frontiera mondiale avanzata per questa fonte pulita, e le sue aziende, detentrici delle più moderne tecnologie del settore, sono in prima linea per dominare un mercato che, nel 2050, potrebbe superare i 50 miliardi di euro

L’individuazione di nuove risorse energetiche rappresenta un obiettivo primario per l’Europa, sempre più alla ricerca di vie alternative alla dipendenza dalle fonti fossili per rispondere agli obiettivi imposti dalla necessità di contenere le emissioni di carbonio. A sostegno del vecchio continente potrebbe intervenire l’Oceano, la cui forza propulsiva potrebbe contribuire, in un quadro economico e normativo favorevole, a soddisfare il 10% del fabbisogno energetico europeo entro il 2050. Se entro questo termine, come stabilito, l’UE intende conseguire l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra dell’80-95% rispetto ai livelli del 1990, avrà sicuramente bisogno di altre tecnologie per diversificare ulteriormente la propria capacità di produzione di energia a basse emissioni. L’energia generata dal settore oceanico potrebbe evitare l’equivalente di 276 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 l’anno. I mari e gli oceani europei potrebbero pertanto ricoprire un ruolo fondamentale nel superamento di una delle più grandi sfide affrontate dall’UE: la transizione energetica da un sistema basato sui combustibili fossili importati a un sistema flessibile e interconnesso basato su risorse interne pulite, rinnovabili e potenzialmente infinite.

Un mercato ancora tutto da ''veleggiare''

L’Europa e la sua industria energetica potrebbero rappresentare un territorio di frontiera per lo sviluppo dell’energia oceanica. Il primo impiego dell’energia oceanica risale al 1966, quando venne realizzato un progetto da 240 MW di sfruttamento dell'escursione di marea a La Rance, in Francia. Si arriva poi al 1999, quando un dispositivo per l’energia del moto ondoso venne testato in Portogallo. Fino a metà 2016, sono stati utilizzati 17 MW di energia maremotrice e 12 MW di energia del moto ondoso, portando la capacità utilizzata cumulativa a toccare i 269 MW. Oggi la capacità cumulativa utilizzata è pari a circa 252 MW. Se nel corso del prossimo decennio Bruxelles procederà a definire un adeguato quadro normativo di supporto, l’Europa potrebbe conseguire la leadership di un mercato globale del valore potenziale di 653 miliardi di euro entro il 2050, nonché un mercato annuo che può generare ulteriori 53 miliardi di euro, con un considerevole beneficio per l’economia continentale. L’energia oceanica è una risorsa abbondante, geograficamente diversificata e rinnovabile. Sviluppare la tecnologia necessaria per sfruttarne il potenziale offre all’Europa la possibilità di dar vita a un nuovo settore industriale, creare occupazione e cogliere importanti opportunità di esportazione. L’associazione di settore, Ocean Energy Europe, stima che entro il 2050 in Europa potranno essere utilizzati 100 GW di energia del moto ondoso. Tale obiettivo rispecchia recenti studi sul potenziale pratico d’impiego dell’energia oceanica in Europa. Il mercato globale dell’energia oceanica potrebbe vedere 337 GW di capacità installata entro il 2050, un terzo della quale potrebbe essere generata in Europa. Attualmente l’Unione Europea ospita il 45% delle società che si occupano, nel mondo, di sviluppare l’energia oceanica.

Un campo dove l'innovazione è un imperativo

#UE è leader globale nell'#energiamarina, in prima linea in un mercato globale che, nel 2050, potrà valere €53mld

Molte di queste imprese sono impegnate nello sviluppo di nuove tecnologie capaci di sfruttare a pieno il potenziale energetico del moto ondoso. Ogni metodologia innovativa dovrà adesso superare lo stadio dimostrativo per giungere alla validazione tecnologica, fondamentale per lo sviluppo del settore, e per attrarre i capitali necessari alla implementazione pratica dei progetti.  Le condizioni di prova per le tecnologie energetiche marine sono molto più dure sotto molti aspetti rispetto a quelle per l’eolico. Per risolvere tali ostacoli e valorizzare diverse risorse in maniera efficace, il settore dell’energia oceanica sta sviluppando diverse idee, tra cui: dispositivi per onde piccole per mari più calmi come il Mediterraneo, turbine maremotrici più piccole per correnti più lente o zone vicine alla costa, e dispositivi che possono essere collegati ai muretti dei moli, alle dighe, ai ponti e alle altre infrastrutture esistenti. Si consideri, comunque, che negli ultimi 10 anni, il settore dell’energia oceanica ha investito, in Europa, un capitale stimato di 1 miliardo di euro, finalizzati principalmente all’applicazione pratica, nelle acque continentali, delle idee espresse soltanto su carta. Si stima che l’utilizzo dell’energia oceanica raggiungerà una capacità cumulativa pari a 850 MW entro il 2020, e avrà bisogno di ulteriori investimenti per essere sbloccata. I fondi nazionali ed europei sono stati fondamentali per sfruttare appieno gli investimenti privati nel settore. Si prevede che tra il 2015 e il 2020, il settore europeo dell’energia oceanica possa spendere un miliardo di euro in attività di ricerca e sviluppo e 3-4 miliardi di euro per implementare le capacità previste. Ciò avverrà solamente con il continuo supporto dei fondi europei e nazionali nonché dei prodotti finanziari pubblici ad alto rischio, come l’EDP InnovFin della Banca europea degli investimenti.

Un grande aiuto per i territori più isolati

Una concreta politica di sviluppo dell’energia oceanica potrebbe avere un ulteriore risvolto positivo. La remota dislocazione dei piccoli arcipelaghi, soprattutto nel nord Europa, e di altre località può infatti comportare elevati costi dell’elettricità a causa della dipendenza dai generatori a olio; l’energia oceanica può quindi rappresentare una soluzione fattibile e più competitiva. Il prezzo più elevato pagato per l’elettricità in queste località consentirà l'utilizzo dell’energia oceanica con minore supporto, ma garantendo al contempo un rendimento sull'investimento.