Il nuovo volto di Teheran sotto gli occhi del mondo

Il nuovo volto di Teheran sotto gli occhi del mondo

Ellie Geranmayeh | Policy fellow dell'European Council on Foreign Relations
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Il Paese ha messo a segno un recupero sorprendente, riportando i livelli di produzione petrolifera quasi a quelli del periodo pre-sanzioni

Il caposaldo del mandato del Presidente Hassan Rouhani è stato la reintegrazione dell’Iran nelle piattaforme politiche ed economiche mondiali. Finora il suo governo si è concentrato sul raggiungimento di un accordo sul nucleare che riducesse le sanzioni, sui benefici economici derivanti da tale accordo e sull’allontanamento dell’Iran dalla sua condizione di paria. Fino a questo punto, Teheran ha sfruttato lo slancio positivo conseguente al dialogo sul nucleare per riallacciare i rapporti con l’Europa, dopo un periodo di distacco politico, e per consolidare i rapporti economici preesistenti con la Russia e l’Asia. Adesso, un anno dopo il Piano d’azione congiunto globale (JCPOA), l’Iran ha incrementato le esportazioni di petrolio riportandole vicino ai livelli pre-sanzioni del 2011 e ha iniziato a porre in essere accordi con diversi investitori internazionali. Tuttavia, il Paese è rimasto relativamente deluso dalla lentezza con cui sono andati avanti gli accordi preliminari stipulati con l’Europa lo scorso anno. In quest’ottica, e considerata la priorità strategica immediata dell’Iran legata al rilancio dell'economia e alla creazione di posti di lavoro, Teheran sta tentando di dare un colpo al cerchio (l’Europa) e uno alla botte (le grandi economie asiatiche).

Apertura verso l'Europa

L’elezione di Rouhani e il processo diplomatico relativo alla questione nucleare hanno dato luogo al contesto politico necessario per intraprendere un processo di distensione con l’Iran. Negli ultimi tre anni, i ministri degli esteri di quasi tutti gli Stati membri dell’UE si sono recati in visita in Iran, insieme ai ministri del commercio o a vaste delegazioni commerciali. Pochi giorni dopo la data di attuazione del JCPOA a gennaio 2016 e la riduzione delle sanzioni, Rouhani si è recato in Italia e in Francia (la prima visita ufficiale di un presidente iraniano in Europa in oltre quindici anni). Nel corso di queste visite, l’Iran ha siglato numerosi accordi politici, culturali e commerciali di rilievo per chiarire che il Paese è tornato in attività. In Italia la delegazione iraniana ha firmato una serie di accordi, molti dei quali in ambito minerario, cantieristico, energetico e infrastrutturale, per un valore di circa 18,4 miliardi di dollari. Durante la visita di Rouhani in Francia, l’Iran ha sottoscritto più di 20 contratti con aziende francesi del settore energetico, automobilistico e dell’aviazione per un valore stimato superiore a 40 miliardi di dollari; l’accordo più pubblicizzato è stato quello raggiunto tra l’Iran e l’Airbus per la vendita di 118 aerei per un valore di 27 miliardi di dollari. Poco tempo dopo, il Primo Ministro greco e il Presidente del Consiglio italiano si sono attestati come i primi leader occidentali a recarsi in Iran in oltre dieci anni. Nel corso della visita, l’Italia ha annunciato l’estensione di una linea di credito da 5 miliardi di euro per agevolare il commercio del Paese con l’Iran. Questo incontro è stato seguito, nel mese di aprile, da una visita a Teheran dell’Alto Rappresentante per l’UE Federica Mogherini e di sette Commissari dell’UE, volto all’avvio di un dialogo formalizzato e strutturato tra l’Unione Europea e l’Iran. Iran ed Europa hanno firmato una moltitudine di contratti preliminari, da quelli di minore entità a quelli più importanti. Tuttavia, molti di essi, incluso quello con la Airbus, sono ancora in una fase di stallo, principalmente a causa di problemi nell’ottenimento del supporto bancario e finanziario necessario o dell’autorizzazione da parte dell’OFAC (Office of Foreign Assets Control) del Ministero del Tesoro statunitense. Le grandi istituzioni finanziarie europee, necessarie per la movimentazione di volumi di questo genere, appaiono riluttanti (a causa del rischio politico insito nei rapporti commerciali con l’Iran e della percezione di imprevedibilità riguardo alle future sanzioni che gli Stati Uniti potrebbero imporre al Paese) o incapaci di farlo (per via della forte esposizione al mercato statunitense e del rischio di restare vittime delle sanzioni primarie imposte dagli Stati Uniti). I leader politici ed economici iraniani hanno percepito chiaramente l’eccessiva prudenza dell’Europa e i ritardi nel reinserimento del mercato iraniano affinché recuperi la sua posizione di partner economico di spicco. Il governo Rouhani è disposto a concedere più tempo al riavvicinamento dell’Europa. Al contempo, il governo ha accolto con piacere i maggiori investimenti provenienti da Russia, Cina, India e Corea del Sud, che hanno evidenziato un maggiore desiderio e una più profonda capacità di ampliare la propria presenza sul mercato iraniano.

Teheran ha sfruttato lo slancio positivo conseguente al dialogo sul nucleare per riallacciare i rapporti con l'Europa e per consolidare i rapporti economici preesistenti con la Russia e l'Asia

L'Iran è il perno dell'Asia?

L’Iran intrattiene da lungo tempo rapporti con i Paesi asiatici. Nel periodo delle sanzioni, il Ministero del Tesoro statunitense aveva concesso a molte aziende asiatiche delle esenzioni speciali per il mantenimento dei rapporti commerciali con l’Iran, in particolare in relazione alle esigenze di natura energetica. A trarre i maggiori vantaggi dalle decennali sanzioni imposte al programma nucleare dell’Iran è stata senz’altro la Cina, che in tale periodo ha superato l’Europa come partner di spicco, con operazioni commerciali per circa 52 miliardi di dollari nel 2014. Nel mese di gen­naio 2016, il Presidente Xi Jinping è stato il secondo membro del P5, dopo il Presidente russo, a recarsi in visita a Teheran con il preciso intento di fare in modo che la Cina resti in una posizione di spicco per l’economia iraniana. Xi e Rouhani hanno concordato una roadmap venticinquennale per lo sviluppo delle relazioni tra i due Paesi, che comprende anche 17 accordi sui temi dell’energia e delle infrastrutture. Su tali basi, hanno stimato che nel prossimo decennio questo commercio bilaterale raggiungerà un valore di 600 miliardi di dollari. L’Iran ha la certezza che la Cina abbia sia la capacità finanziaria per investire sia l’esigenza delle risorse energetiche iraniane. Mentre la Cina dipende anche dall’Arabia Saudita per il petrolio (in effetti la visita di Xi in Iran è stata soltanto l’ultima tappa del suo tour in Medio Oriente), l’Iran è caratterizzato da una posizione geografica vantaggiosa che lo configura come una realtà importante nell’ambito dell’iniziativa cinese della nuova via della seta. Anche la Corea del Sud si è introdotta in maniera imponente nel mercato iraniano. Durante la visita di maggio del presidente sudcoreano a Teheran, i due Paesi si sono impegnati in favore di un pacchetto di misure finanziare riguardanti attività commerciali per un valore di 25 miliardi di dollari. L’Iran dovrebbe pianificare le esportazioni di GNL in Corea del Sud (in seguito alla firma del relativo memorandum d’intesa nel mese di maggio). Un altro importante partner economico emergente per l’Iran è l’India. Durante la visita di maggio del Primo Ministro Narendra Modi a Teheran, è stato raggiunto un accordo tripartito tra India, Iran e Afghanistan per la costruzione del porto di Chabahar, nell’Iran meridionale.  Sulla base di quest’accordo, l’India ha accettato di contribuire con 500 milioni di dollari al finanziamento del suo sviluppo e si è impegnata a investire 16 miliardi di dollari in una zona di libero scambio attorno all’area portuale. Questo affare porta con sé un accordo di transito per la costruzione di nuove ferrovie e strade che colleghino Chabahar e l’Afghanistan, con l’obiettivo di creare rotte commerciali dirette tra l’India e l’Asia Centrale. Se fosse data attuazione a tali accordi, l’India avrebbe modo di aggirare il porto concorrente di Gwadar in Pakistan per il transito delle merci verso l’Afghanistan, un Paese privo di sbocchi sul mare. Ad aprile, il Ministro dell’Energia indiano ha sottoscritto dei contratti per lo sviluppo del giacimento di gas iraniano Farzad-B e l’aumento dell’esportazione di petrolio iraniano in India. L’attuazione di quest’accordo attenua alcune delle perdite di profitto in cui l’Iran è incorso a causa della fallimentare intesa del “gasdotto della pace”, stipulata con il Pakistan e volta a creare una via di transito per le esportazioni di gas iraniano in Pakistan. Il dialogo su questo progetto è iniziato nel 1994 e diverse complicazioni hanno ritardato il completamento dei segmenti pachistani. Sebbene il Pakistan si configuri come un’economia di rilievo in Asia, la sua importanza per l’Iran è più geostrategica che economica, come rilevato durante la visita ufficiale di Rouhani in Pakistan, la cui roadmap per la cooperazione è stata maggiormente incentrata sulle problematiche di sicurezza. Un altro importante accordo che attribuisce all’India un ruolo fondamentale nei rapporti con l’Iran, e che probabilmente cambia in maniera profonda le regole del commercio regionale, sarà il progetto del Corridoio Nord-Sud che collegherà San Pietroburgo e Mumbai, con l’Iran che fungerà da nodo di transito. Questo progetto di sviluppo è in corso da molti anni e si è trovato in una fase di parziale stallo quando l’Iran è incorso nelle sanzioni per il nucleare. Si stima che il progetto sarà portato a termine nei prossimi cinque anni e offrirà alla Russia un accesso al mare attraverso il Golfo Persico e il Golfo di Oman. In questo modo si eviterà di trasportare le merci passando per il costoso Canale di Suez e si stima una riduzione del 50 percento dei tempi di trasporto dei carichi nella regione. Una volta completato, il corridoio collegherà Russia, India, Iran e Asia Centrale e porterà con sé profonde implicazioni geopolitiche.

Con l'avvicinarsi della corsa alla presidenza, Hassan Rouhani sarà giudicato in particolare in base ai risultati conseguiti in ambito economico

Il prossimo anno

L’Iran, come gli Stati Uniti, è entrato nell’anno delle elezioni presidenziali, durante il quale l’accordo sul nucleare sarà una delle cartine di tornasole per la valutazione dei candidati. La posta in gioco è elevata per Rouhani, che dovrebbe ricandidarsi per la rielezione nella primavera del 2017. Durante la precedente campagna elettorale, diede la priorità alla crescita economica dell’Iran e promise agli iraniani la fine delle sanzioni e dell’isolamento, oltre alla reintegrazione del Paese nelle piattaforme politiche e commerciali mondiali. Con l’avvicinarsi della corsa alla presidenza, Rouhani sarà giudicato soprattutto in base ai risultati conseguiti in ambito economico. Il suo governo si è focalizzato principalmente sul commercio e sugli investimenti europei per i progetti di rivitalizzazione economica dell’Iran. L’Iran ha sempre riconosciuto il crescente vantaggio tecnologico delle merci occidentali, ma il periodo delle sanzioni ha dimostrato che i settori più redditizi per il Paese non avrebbero potuto sfruttare appieno le loro potenzialità con gli investimenti russi o cinesi. Per tutta l’estate, la politica iraniana si concentrerà sulla risoluzione delle impasse esistenti per l’accesso alle reti finanziarie globali e sulla ricerca di percorsi per attuare gli accordi di alto livello stipulati con le aziende europee. Al contempo l’Iran, con l’aiuto del Fondo Monetario Internazionale, sta compiendo sempre maggiori sforzi per ammodernare il suo settore bancario. Tuttavia, se le aziende europee continueranno a incontrare ostacoli nel reinserimento all’interno del mercato iraniano, appare improbabile che Teheran possa puntare sull’Europa per un rilancio economico immediato. Pertanto il governo Rouhani sta pragmaticamente sfruttando tutte le strade percorribili con i Paesi asiatici, in particolare la Cina, l’India e la Corea del Sud, che potrebbero essere caratterizzate da un maggiore spazio di manovra economica per il commercio e gli investimenti con l’Iran.