Turkmenistan

Turkmenistan

Editorial Staff
Condividi

Un voto bulgaro quello in Turkmenistan. Gli 8 avversari-fantoccio erano messi lì solo per simulare una competizione, in realtà mai esistita: il presidente del Turkmenistan, Gurbanguly Berdymukhamedov, è stato rieletto domenica 12 febbraio con il 97,67% dei suffragi per il suo terzo mandato. E grazie a una modifica costituzionale di recente approvata, governerà per i prossimi sette anni.

Gurbanguly Berdymukhamedov

Gurbanguly Berdymukhamedov

Il presidente del Turkmenistan, Gurbanguly Berdymukhamedov, è stato rieletto domenica 12 febbraio con il 97,67% dei suffragi per il suo terzo mandato. E' stato il primo appuntamento elettorale dopo la riforma costituzionale, approvata nel settembre scorso, che ha portato da 5 a 7 anni il mandato presidenziale ed ha eliminato il limite di 70 anni per essere candidato alla guida dello Stato.

Un potere che va avanti da dieci anni

Berdymukhamedov, 59 anni, ha preso le redini dell’ex Repubblica sovietica in Asia centrale 10 anni fa, dopo la morte improvvisa, nel dicembre 2006, del primo presidente del Turkmenistan indipendente, Saparmurat Niyazov, che si definiva ''il padre del popolo turcmeno'' ma aveva governato con pugno di ferro gli ultimi due decenni, trasformando il Paese in un’autarchia. Suo dentista personale, Berdymukhamedov era il ministro della Sanità all’epoca: non mancarono le polemiche perché fu nominato presidente ad interim dal Consiglio di Sicurezza nazionale, dopo che era stato messo sotto accusa l’allora presidente del Parlamento, Ovezgueldí Atáyev, a cui sarebbe spettato di diritto prenderne la guida. All’epoca si sperò che l’avvento di Berdymukhamedov aprisse all’Occidente il Paese, quasi interamente desertico ma che è talmente ricco di riserve di gas da essere il quarto al mondo per riserve stimate: appena arrivato al potere, Berdymukhamedov proclamò l’inizio di un ''nuovo rinascimento'' e avviò lo smantellamento del culto della personalità di Niyazov, che aveva governato il Paese tra il 1985 e il 2006 (dal 1999 in qualità di presidente a vita): cancellò una serie di divieti stabiliti dal suo predecessore, grazie ai quali i turkmeni poterono tornare a godersi l’opera, il circo e il balletto; annullò anche i nuovi nomi con cui erano stati battezzati giorni e mesi del calendario (un mese portava il nome della madre di Niyazov); reinserì nell’ordinamento scolastico le lezioni di inglese ed educazione fisica; cominciò a smantellare gli onnipresenti simboli del suo predecessore (via i ritratti, compresa una statua in oro che ruotava seguendo il sole, che fu trasportata dal centro di Ashgabat alla periferia). Ma ben presto si è capito che poco o nulla cambiava.

Berdymukhamedov, 59 anni, ha preso le redini dell'ex Repubblica sovietica in Asia centrale 10 anni fa, dopo la morte improvvisa, nel dicembre 2006, del primo presidente del Turkmenistan indipendente, Saparmurat Niyazov

Le prime elezioni dopo la riforma costituzionale

Oggi non c’è giornale in Turkmenistan che non celebri costantemente le gesta dell’ ''uomo forte'' del Paese, spesso pubblicando in prima pagina le sue poesie; un coro di migliaia di persone ha cantato una canzone da lui scritta; il suo goffo tentativo di fare il DJ alla festa di un nipote è finito nel telegiornale in prima serata. Una piccola crepa, in questa servile copertura mediatica, si è aperta nel 2013 quando è emerso un video con la spettacolare caduta del presidente, appassionato di equitazione, dal suo cavallo preferito; ma i media di Stato si sono ben guardati dal darne conto. E nel 2015 è anche spuntata la statua dorata di Berdymukhamedov, in cima a uno dei suoi amati cavalli con una colomba appollaiata sulla sua mano. Nonostante la ''moderazione'' sia - almeno a parole - la cifra distintiva del suo governo, Berdymukhamedov ha costruito ad Ashgabat un palazzo presidenziale con le cupole dorate che è finito nel Guinness dei Primati come quello con il marmo più bianco (costo stimato equivalente a 235 milioni di euro). Ma adesso il Paese sente la pressione del crollo del mercato dei prezzi energetici negli ultimi anni. ''Il Turkmenistan non ha mai avuto elezioni libere e limpide e queste non sono un’eccezione'', ha denunciato prima del voto il direttore di Human Rights Watch per l’Europa e l’Asia centrale, Hugh Williamson. Secondo Williamson, non si possono svolgere elezioni vere in un Paese in cui le autorità ''controllano strettamente tutti gli aspetti della vita pubblica, violando diritti fondamentali, come la libertà di stampa e della società civile''. Le elezioni di domenica sono state le prime dopo la riforma costituzionale, approvata nel settembre scorso, che ha portato da cinque a sette anni il mandato presidenziale ed ha eliminato il limite di 70 anni per essere candidato alla guida dello Stato.

Le elezioni di domenica sono state le prime dopo la riforma costituzionale, approvata nel settembre scorso, che ha portato da cinque a sette anni il mandato presidenziale ed ha eliminato il limite di 70 anni per essere candidato alla guida dello Stato