L'Ecuador al ballottaggio

L'Ecuador al ballottaggio

Editorial Staff
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Il primo turno delle elezioni presidenziali si è concluso con un nulla di fatto. Parola adesso allo "spareggio" elettorale del 2 aprile tra il candidato della sinistra Moreno e Guillermo Lasso, della destra conservatrice

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Sarà il risultato del turno di ballottaggio previsto per il prossimo 2 aprile a decretare il prossimo presidente dell’Ecuador. Il responso delle urne, infatti, nella prima tornata dello scorso 19 febbraio non è stato sufficiente a nessuno dei candidati per sopravanzare la soglia del 40% dei consensi necessari all’elezione. Il ricorso al ballottaggio è stato annunciato dal presidente del Consiglio nazionale elettorale, Juan Pablo Pozo, al termine della conta delle schede.

La corsa dei pretendenti

Al termine della prima tornata Lenin Moreno, il candidato progressista legato al presidente uscente Rafael Correa, ha ottenuto il 39,3% dei voti, mentre il suo principale avversario, il leader della destra ed ex banchiere, Guillermo Lasso, si attesta al 28,1%. Moreno, 64 anni, intende portare avanti l'esperienza del "Socialismo del XXI secolo" di Correa, ma con modi più morbidi e accattivanti. È da sempre impegnato sul fronte della difesa dei più deboli ed è costretto a muoversi con la sedia a rotelle come conseguenza di un attentato subito nel 1998. Al contrario Lasso, 61 anni, incarna la destra conservatrice e si vanta di essere un self made man. Il secondo turno potrebbe rivelarsi rischioso per Moreno, che potrebbe trovarsi ad affrontare tutte le forze di opposizione ricompattate sul nome di Lasso.

Il petrolio al centro dell'economia

Il settore petrolifero rappresenta per il Paese sudamericano più della metà dei proventi delle proprie esportazioni e circa due quinti dei ricavi del settore pubblico. L'Ecuador è tornato a far parte dell’OPEC nel 2007, dopo che ne era fuoriuscito nel 1992 a causa della situazione economica interna. Storicamente interessato da accesi dibattiti sull’opportunità di sviluppare il settore energetico, in relazione alle implicazioni economiche, strategiche e ambientali che ciò avrebbe comportato, il Paese soffre ancora della carenza di una sufficiente capacità di raffinazione tale da poter soddisfare la domanda locale, situazione che ha costretto l'Ecuador da sempre ad importare prodotti raffinati, limitando così il fatturato netto derivante dal petrolio, che copre comunque il 79% del consumo energetico totale del paese. Al dicembre 2015 le riserve di petrolio si attestavano a quota 8.275 milioni di barili, collocando il Paese al terzo posto, in Sud America, dopo il Venezuela e il Brasile. Tre le principali compagnie petrolifere nazionali (NOC), la Petroecuador, la Petroamazonas, e laOperaciones Rio Napo, una joint venture tra Petroecuador e Petroleos de Venezuela, a cui fa capo la maggior parte della produzione di petrolio nazionale. Molte le compagnie straniere operanti nel Paese, comunque, tra cui Eni, Repsol, Tecpetrol (società statale argentina), e Andes Petroleum, un consorzio tra China National Petroleum Corporation (55%) e la China Petrochemical Corporation (45%). Piuttosto modesta invece la produzione di gas naturale, che per il 2015 si attestava intorno agli 0,71 miliardi di piedi cubici (fonte: World Oil and Gas Review 2016).