Egitto, al via la riforma energetica
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Il Cairo riorganizzerà, entro marzo 2017, il settore petrolifero e la compagnia nazionale egiziana EGPC, aderendo alle richieste del Fondo Monetario Internazionale che si appresta così a concedere la seconda tranche del prestito da 12 miliardi di dollari

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha assicurato che l'Egitto sta rispettando gli impegni in politica economica stabiliti per ottenere la seconda tranche del prestito del valore di 12 miliardi di dollari da parte dell'organismo internazionale. L'annuncio della consegna della seconda rata avverrà alla fine di febbraio al Cairo, in concomitanza con la visita del board del FMI nella capitale egiziana. Dopo sei anni di instabilità politica che hanno tenuto lontani turisti ed investitori, il FMI ha infine deciso di accordare al Cairo il prestito promesso. La misura è stata approvata lo scorso novembre con la consegna della prima tranche da 2,75 miliardi di dollari. Chris Jarvis, capo missione del FMI al Cairo, ha spiegato che <<sebbene gli indicatori economici di dicembre non siano stati ancora pubblicati, i criteri per ottenere la seconda parte del prestito sarebbero stati realizzati>>. Tuttavia, i tagli alla spesa pubblica e l'aumento dei prezzi potrebbero determinare rischi per la stabilità politica in Egitto, mentre ancora lontane dalla realizzazione appaiono le riforme richieste nel mercato petrolifero ed energetico.

Le richieste del Fmi

Secondo le linee guida del FMI, le autorità egiziane elimineranno i rimanenti limiti ai trasferimenti e depositi di valuta straniera entro la fine di giugno e ristruttureranno il settore petrolifero. I due provvedimenti, inclusi il deprezzamento della lira egiziana e l'introduzione dell'imposta sul valore aggiunto (IVA), sono stati già attuati. In relazione alle prime misure che hanno prodotto non poche proteste lo scorso agosto, la lira egiziana ha dimezzato il suo valore rispetto al dollaro. Tuttavia, il FMI ha richiesto ulteriori sacrifici alle autorità egiziane: la fine dei sussidi nel settore energetico, le riforme delle imprese pubbliche e una revisione strutturale della politica monetaria. «Il ritorno della stabilità macro-economica permetterà all'Egitto di mettersi alle spalle le turbolenze del periodo successivo alla rivoluzione», si legge nel report del FMI. Eppure, la diminuzione delle riserve in dollari ha duramente colpito le importazioni, mentre il debito pubblico è andato crescendo in seguito all'aumento dei sussidi e alla diminuzione degli introiti dalla riscossione delle tasse. Inoltre, il governo egiziano ha promesso al FMI di mantenere un tasso di cambio flessibile con interventi occasionali per prevenire l'eccessiva volatilità nel breve periodo. Ha anche promesso di cancellare entro giugno il tetto di 50mila dollari alle importazioni in settori non prioritari e il tetto di 100mila dollari per i trasferimenti individuali. La banca centrale egiziana anziché gestire i tassi di cambio, dovrà intervenire sui prezzi, mentre i tassi di inflazione potrebbero raggiungere il 19% nell'anno in corso in seguito alle nuove politiche monetarie, ai tagli dei sussidi e all'introduzione dell'IVA. Il piano del Fmi prevede che nel lungo termine i tassi di inflazione raggiungano valori sotto il 7%, grazie alle politiche monetarie restrittive.

Le riforme del settore petrolifero

Tra i punti principali avanzati dal FMI c'è la richiesta di una riforma del settore petrolifero e della compagnia nazionale egiziana EGPC. Il governo egiziano ha promesso che approverà un piano in questo senso entro fine marzo. L'EGPC deve anche ripagare circa 3,6 miliardi di dollari di arretrati alle compagnie internazionali e cercare di non accumulare nuovi debiti. Dal punto di vista fiscale, il governo egiziano ha promesso di eliminare i sussidi alla benzina e al gasolio entro il 2019 e di pubblicare report quadrimestrali su inflazione e politiche monetarie. L'accordo con il FMI prevede che le autorità egiziane si impegnino in riforme strutturali di lungo periodo, inclusa la semplificazione burocratica e incentivi agli investimenti privati. I tagli alla spesa pubblica, previsti in ottemperanza delle richieste del FMI, potrebbero determinare conseguenze politiche consistenti. «Se le politiche monetarie non conterranno l'inflazione, ci saranno perdite nelle riserve monetarie. Per questo sono necessarie riforme strutturali, sebbene ci siano rischi che i conflitti regionali possano intensificarsi e la sicurezza interna deteriorare», ha aggiunto Jarvis. Secondo il FMI, le misure del governo dovrebbero ridurre il debito pubblico dal 95% del Pil al 78% entro il 2021. La crescita del Pil dovrebbe rimanere stabilmente intorno al 4%, con un aumento al 5-6% nel medio termine. Si stima che l'Egitto abbia bisogno di 35 miliardi di dollari per superare la grave crisi economica, avviatasi nel 2008 e tra le cause delle proteste del 2011. Cina, Emirati Arabi Uniti (EAU), Germania, Gran Bretagna, Francia e Giappone hanno contribuito al prestito. L'Arabia Saudita ha tagliato invece gli ingenti finanziamenti promessi al Cairo. E così le autorità egiziane, da una parte, stanno puntando sui promessi investimenti russi nella nuova centrale nucleare egiziana di Dabaa, pari a 25 miliardi di dollari, e, dall'altra, ad un riavvicinamento con l'Iran, fermo dai tempi della presidenza Morsi (2012-2013).

Il FMI ha richiesto al Cairo una riforma del settore petrolifero e della compagnia nazionale egiziana EGPC. Queste misure dovrebbero ridurre il debito pubblico dal 95% del Pil al 78% entro il 2021