L'Egitto sogna nuove pipeline che attraversino il Mar Rosso

L'Egitto sogna nuove pipeline che attraversino il Mar Rosso

Alessandro Scipione
Condividi
L'ultimo accordo tra il governo del Cairo e Aramco è solo uno dei tasselli che rientra nella strategia egiziana, nata per trasformare il Paese in un hub regionale dell'energia. L'obiettivo è ambizioso ma fattibile con l'aiuto finanziario dei Paesi del Golfo

L’Egitto potrebbe diventare uno snodo energetico di livello mondiale non solo per le recenti scoperte di gas nel Mediterraneo Orientale, ma anche per l’oro nero in arrivo dall’Arabia Saudita. È questo l’obiettivo del lucroso accordo sottoscritto durante la prima visita nel Paese delle Piramidi del re saudita Salman. L’intesa garantirà ingenti forniture di petrolio a prezzi scontati: circa 700.000 tonnellate al mese di prodotti petroliferi - rispettivamente 400.000 tonnellate di gasolio, 200.000 tonnellate di benzina e 100.000 tonnellate di olio combustibile mazut - per l’importo complessivo di 23 miliardi di euro, da pagare in 15 anni ad un tasso d’interesse del 2%. Il Fondo saudita per lo sviluppo verserà direttamente al colosso energetico Aramco il costo delle forniture, consentendo alla Compagnia egiziana per il petrolio (Egpc) di pagare con calma.

Le infrastrutture

Ma c’è di più: la cessione all’Arabia Saudita delle isole egiziane Tiran e Sanafir, annunciata durante la visita del sovrano saudita al Cairo, consentirà la creazione di un nuovo ponte per unire le sponde del Mar Rosso e, forse, velocizzare l’arrivo delle forniture petrolifere destinate all’Europa. La nuova opera, lunga 15 chilometri e intitolata a re Salman, passerà sull’isola di Tiran, la cui sovranità dovrebbe tornare a breve ai sauditi, e potrebbe riportare in auge un vecchio progetto mai del tutto abbandonato: l’estensione dell’oleodotto Sumed (Suez-Mediterranean pipeline), arteria energetica che dal terminal di Ain Sukhna, nel Golfo di Suez, scorre per 320 chilometri e sfocia nel terminal offshore mediterraneo di Sidi Kerir, a est di Alessandria. La nuova conduttura dovrebbe invece attraversare il Golfo di Suez, arrivare a Sharm el Sheikh, nel Sinai meridionale, seguire il percorso del nuovo "Ponte Salman" per poi giungere fino al terminal saudita di Yanubu, collegandosi quindi all’oleodotto Est-Ovest. Un’opera faraonica, che visto l’attuale prezzo del petrolio non sembra fattibile, almeno per il momento. "Non c’è alcun progetto per sviluppare una nuova conduttura su questo percorso", ha tagliato corto il portavoce del ministero del Petrolio del Cairo, Hamdy Abdel Aziz, parlando con "Agenzia Nova". Intanto Aramco ha messo un piede in Egitto, con l’obiettivo di raggiungere i mercati europei. Lo stesso ministro del Petrolio dell’Egitto, Tarek al Mulla, ha annunciato che i sauditi stanno valutando la realizzazione di un deposito per lo stoccaggio del greggio nella zona di Sidi Kerir, sul Mar Mediterraneo. Il ministro ha inoltre aggiunto che le autorità egiziane stanno valutando diversi nuovi progetti, fra cui la realizzazione di un porto per ricevere carichi di gas naturale liquefatto, butano e olio combustibile. Per al Mulla, l’accordo con Aramco rientra nella strategia del governo del Cairo tesa a trasformare l’Egitto in un hub regionale dell’energia.

Chi sono i finanziatori

Per il raggiungimento di questo ambizioso obiettivo, gli egiziani dipendono dai Paesi del Golfo. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Kuwait sono i principali finanziatori del governo del Cairo, con ben 12 miliardi di dollari erogati al Paese dopo la salita al potere del presidente-generale Abdel Fatah al Sisi, nel 2014. Dei 3 membri del Consiglio di cooperazione del Golfo, l’Arabia Saudita è il principale finanziatore dell’Egitto, con 5,7 miliardi di dollari. Emirati e Kuwait sono impegnati rispettivamente con 4,5 e 2,7 miliardi di dollari.