Doha cambia rotta sul gas

Doha cambia rotta sul gas

Alessandro Scipione
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Maggiore flessibilità commerciale, revisione delle tariffe senza penalità nei confronti dei Paesi grandi importatori, riconsiderazione dei contratti a lungo termine. La crisi dei prezzi ha costretto il Qatar, primo esportatore di metano al mondo, a rivedere la propria posizione sui mercati mondiali dell'oro blu

I bassi prezzi del petrolio stanno spingendo il Qatar, primo esportatore di metano al mondo, a modificare la propria strategia commerciale, rinegoziando i rigidi contratti a lungo termine per la vendita di gas naturale liquefatto (Gnl), in modo da non perdere quote di mercato. Per il Paese, i proventi dalla vendita di idrocarburi, pari al 49% dei ricavi complessivi ed al 90% delle esportazioni, hanno raggiunto il picco storico di 147 miliardi di dollari nel 2013, quando sono stati venduti 13 milioni di barili equivalenti in tutto il mondo, a prezzi tarati sul barile di greggio che, all’epoca, valeva circa 100 dollari. Adesso che il prezzo del barile oscilla attorno ai 30 dollari, il Qatar è riuscito a piazzare sul mercato solo 5,75 milioni di barili equivalenti e i ricavi sono scesi a 42,9 miliardi di dollari: meno di 1/3 rispetto al 2013. Per la prima volta in 15 anni, il Paese registrerà quest’anno un deficit di bilancio pari ad almeno 12,7 miliardi di dollari. La stima potrebbe essere ottimistica, visto che si basa su un prezzo del petrolio di 48 dollari.

Sviluppare il GNL per far fronte al calo del petrolio

Il crollo dei prezzi del petrolio, direttamente legati a quelli del gas, e il contemporaneo aumento della produzione di Gnl, con l’ingresso sul mercato di nuovi e agguerriti concorrenti come l’Iran, hanno spinto gli acquirenti del Qatar a chiedere la rinegoziazione dei contratti a prezzi bloccati, ormai fuori mercato. Doha è stata costretta a ripensare la sua strategia, visto che il 70% delle esportazioni di Gnl si basano proprio su contratti a lungo termine. Nonostante la crescente concorrenza e il calo dei prezzi del petrolio, tuttavia, il Qatar ha ancora un grande vantaggio rispetto ai concorrenti: è già dotato delle infrastrutture necessarie e di una flotta di 60 navi cisterna in grado di coprire le rotte di tutto mondo. Inoltre, il costo di produzione del gas qatariota è molto basso, pari a circa 1,6-2 dollari per milione di British thermal unit (Mbtu), rispetto ai 2,5 dollari degli Stati Uniti e ai 3 dell’Australia, secondo quanto dichiarato dall’analista indipendente Naser Tamimi al sito internet "Middle East Eye". Per questo il Qatar può permettersi di essere più flessibile nella negoziazione dei contratti, mantenendo così la propria quota di mercato.

Rinegoziazione delle tariffe e flessibilità nei contratti

Nel mese di gennaio, l'indiana Petronet ha rinegoziato con successo il contratto con il Qatar per la fornitura a lungo termine di gas, dimezzando i prezzi da 12-13 dollari Mbtu a 6-7 dollari. Il gigante asiatico importa oltre l'80% del suo fabbisogno di Gnl dal Qatar, mentre il volume degli scambi tra Doha e Nuova Delhi è stato pari a 17 miliardi di dollari nel 2014. Doha ha evitato di chiedere agli indiani una penale di 1,8 miliardi di dollari prevista in caso di modifiche alle tariffe. Gli esperti considerano questo evento come la prova del fatto che il Qatar non è più in grado di dettare l’offerta. L’accordo con l’India ha inoltre creato un precedente ed ora anche altri acquirenti potrebbero chiedere simili modifiche dei propri contratti. Il mutato clima del mercato, del resto, ha reso Doha più flessibile di fronte alle richieste dei clienti. Con la Cina, ad esempio, il Qatar ha scelto di riconfigurare le spedizioni di Gnl, nonostante le rigide clausole che può avere un contratto con scadenza a 25 anni. Il nuovo contratto “take-or-pay” con il Pakistan, del valore di 16 miliardi di dollari, permetterà a Islamabad una maggiore flessibilità negli ordini e la possibilità di rivedere i termini d’acquisto dopo 10 anni. L'intesa prevede l'esportazione fino a 3,75 milioni di tonnellate l'anno, pari a circa il 20% del fabbisogno di gas pachistano. È interessante notare che il prezzo del gas si baserà su una percentuale pari al 13,37% del prezzo medio del Brent nei 3 mesi precedenti: negli altri contratti il Qatar chiedeva il 16%. Doha ha siglato a dicembre anche un accordo con la compagnia turca Botas per la vendita di gas naturale liquefatto ad Ankara. L’accordo prevede un’interessante opzione a favore del Qatar per la realizzazione di uno strategico terminale Gnl in Turchia.

L'ingresso sul mercato di nuovi concorrenti

Doha deve considerare l’aumento dell’offerta dovuto all’ingresso di nuovi “player” a Oriente e della "rivoluzione" del gas da scisti negli Stati Uniti. Il primo carico di Gnl statunitense diretto all’estero, in Giappone, verrà spedito dall'Alaska nel mese di marzo. Il contemporaneo aumento della produzione in Paesi come Papua Nuova Guinea, Australia e Indonesia potrebbe indurre il Qatar a cercare altri mercati oltre l’Asia. In Europa, tuttavia, la domanda di gas non sembra destinata a crescere, nonostante gli annunci degli europei di voler ridurre le forniture di gas dalla Russia per motivi geopolitici. Anche se ciò avvenisse, altri fornitori come Stati Uniti, Azerbaigian e i Paesi del Mediterraneo Orientale come Egitto, Cipro ed Israele - dove sono stati scoperti di recente enormi giacimenti di gas - potrebbero rifornire il mercato europeo. Il mega giacimento di gas naturale Leviathan (450-600 miliardi di metri cubi), nelle acque territoriali d’Israele, le riserve super giant di al Zohr (850 miliardi di metri cubi), al largo delle coste egiziane, e le grandi quantità di gas rivenute nel giacimento cipriota di Aphrodite (200-300 miliardi di metri cubi) potrebbero potenzialmente soddisfare il fabbisogno energetico del Vecchio Continente.

Accantonato il progetto del cartello del Gas

Gli acquirenti asiatici, da parte loro, sono sempre più inclini a reperire gas da fonti vicine, per evitare eventuali interruzioni e ritardi nel trasporto attraverso il trafficato stretto di Hormuz. Molti Paesi stanno inoltre diversificando il proprio portafoglio energetico, cercando un maggiore equilibrio tra nucleare, carbone, gas e fonti rinnovabili. La domanda asiatica, quindi, non offre più le certezze cui era abituato il Qatar. Il calo del prezzo del petrolio sui mercati intenzionali ha di fatto congelato il progetto dei Paesi asiatici di creare un "cartello" rivale dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (Opec), denominato Forum dei Paesi esportatori di gas (Gecf), per proteggersi dagli alti costi imposti dai produttori mediorientali e sudamericani. Nel frattempo la Borsa di Singapore ha lanciato un indice ad hoc per gli scambi di Gnl: un’iniziativa che potrebbe segnare il definitivo tramonto dei contratti a lungo termine vincolati al prezzo del petrolio. Il nuovo indice, infatti, potrebbe spostare ulteriormente il mercato globale verso il sistema di tariffazione usato in Nord America, dove i future del gas naturale vengono acquistati sulla New York Mercantile Exchange (Nymex) con scadenza a 18 mesi. Il mercato del gas potrebbe seguire un destino simile a quello del sistema petrolifero dopo la crisi del 1973, quando i contratti a lungo termine vennero sostituiti con un meccanismo più flessibile.