Changes, challanges and charges

Changes, challanges and charges

Gianni Di Giovanni
Condividi
Un'anticipazione da Oil 32. L'editoriale del direttore sul processo di "disruption" che sta coinvolgendo anche il mondo dell'energia, chiamato a trasformare il suo modello di business in direzione di uno sviluppo più sostenibile

Il termine ''Disruption'' può assumere sfumature di senso differenti: disgregazione o cambiamento. Noi abbiamo voluto coglierne l’accezione positiva, nella misura in cui evoca il momento di transizione che sta mutando la fisionomia dei modelli di business globali in direzione di uno sviluppo più sostenibile. Un processo di trasformazione in cui il mondo dell’energia è chiamato a conciliare le esigenze di produzione e distribuzione con gli impegni assunti per la lotta ai cambiamenti climatici. I contorni di questa ''sterzata'' stanno emergendo con chiarezza, come ci illustra Moisés Naím, e radicano la propria origine in un contesto di aspetti sia tecnici che geopolitici. Dal rallentamento economico cinese alla crisi dell’area mediorientale fino all’avvento di nuove e più avanzate tecnologie, tutto concorre a spingere il comparto energetico ad un ripensamento. Come sottolinea il senatore Gary Hart, la politica internazionale fatica a tenere il passo di questa rivoluzione, e rischia di non coglierne le opportunità di sviluppo, mentre è la ricerca tecnologica a cavalcare l’onda di cambiamento. Secondo Daniel Nocera, della Harvard University, i progressi sull’energia solare hanno condotto a scoperte che pongono le basi di un nuovo paradigma del modello energetico mondiale. Un assunto che sembra interessare anche l’Arabia Saudita che, nel progetto di Vision 2030, avanza nell’elaborazione di un piano per lo sfruttamento sempre più massiccio di risorse alternative, senza abdicare completamente dal ruolo di ''swing producer'' di idrocarburi. Accanto a questa ''visione'', a migliaia di km di distanza, si sta scrivendo un altro importante capitolo internazionale: la nomina del presidente degli Stati Uniti. C’è da chiedersi se il nuovo inquilino della Casa Bianca procederà ad un incremento della strategia di sfruttamento ed esportazione di idrocarburi o si affiderà a un piano di sviluppo delle rinnovabili. Nello stesso modo vedremo come la comunità internazionale accoglierà la fuoriuscita del Regno Unito dall’Unione europea e quali ripercussioni produrrà questo passaggio. Ancora da oltreoceano, Francisco J. Monaldi descrive il momento difficile delle grandi nazioni ''energetiche'' latino-americane. Di sviluppo soffre, inaspettatamente, anche la Cina, che ha visto rallentare i ritmi di crescita a due cifre di qualche anno fa e che oggi deve fare i conti con una transizione energetica che arresti gli effetti climatici indesiderati. Di una crescita più solida ha bisogno l’Africa, che si appresta a mettere in cantiere progetti infrastrutturali per estendere l’accesso all’energia elettrica anche a fronte delle previsioni di aumento della popolazione nei prossimi decenni, come spiega il professor Michael Murphy della London School of Economics, secondo il quale una comunità mondiale sempre più ''anziana'' e numerosa necessiterà, in futuro, di servizi e garanzie, anche energetiche, compatibili con la salvaguardia ambientale. Sembra proprio, quindi, che il mondo si trovi al cospetto di un bivio le cui direzioni conducono verso scenari molto differenti, e non sbagliare strada oggi più che mai è divenuto un imperativo categorico, perché l’atmosfera non ha confini sanciti da leggi internazionali, e le scelte anche di uno dei grandi attori internazionali possono influenzare il futuro di tutti.