A Ravenna il futuro dell'energia
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La REM, Renewable Energy Mediterranean Conference, ha presentato il 9 e 10 marzo scorsi tutte le principali innovazioni in tema di fonti alternative. È la risposta del settore alla crescente necessità di dotare il pianeta di tecniche e pratiche che rispondano ai criteri di mitigazione delle emissioni di Co2 decretate anche a Parigi nell'ultima Cop21

A pochi metri dalle grandi basiliche dell’impero bizantino costruite 1.500 anni fa, il 9 e 10 marzo 2016 a Ravenna si è discusso di un futuro altrettanto importante, quello dell’energia e delle fonti che useremo per coprirne la crescente domanda. Quale migliore scenario per discutere di una questione di portata epocale, visto la centralità che l’energia avrà nel tentativo di decarbonizzare l’economia globale nei prossimi anni. Ravenna è diventata negli anni un centro dell’industria dell’energia nel Mediterraneo. Tutto partì negli anni ’50, con le prime scoperte di gas a terra che spianarono poi la strada alla realizzazione di un grande complesso petrolchimico. Lì cominciarono a lavorare molte piccole imprese che saldavano tubi o facevano manutenzioni agli impianti, ma che poi, da lì a qualche anno, avrebbero seguito le grandi imprese nella costruzione delle piattaforme a mare. Crebbe così un’industria dei servizi e degli impianti per la produzione di gas e petrolio in mare che, fino a qualche anno fa, godeva di grande salute. Dai primi anni ’90, a Ravenna ogni 2 anni queste imprese si riuniscono nell’Offshore Mediterranean Conference (Omc), una delle fiere del settore più prestigiose al mondo. Nell’anno di mezzo, per tenere alto il ritmo e il dibattito, l’Omc organizza una conferenza con relativa exhibition dedicata alle fonti rinnovabili, il Renewable Energy Mediterranean Conference. La densità delle presentazioni e la varietà dei partecipanti caratterizza sempre questo appuntamento che quest’anno cadeva pochi mesi dopo la Cop21 di Parigi del dicembre 2015. E da qui si è partito, dagli ambiziosi, ma necessari impegni presi dalla comunità internazionale per tenere la temperatura sotto i 2 gradi di aumento nei prossimi anni.

Un mondo che necessità di una rivoluzione energetica

Tutti gli interventi introduttivi, a partire dal keynote speech di Carraro, uno dei massimi esperti mondiali di politiche per le mitigazioni climatiche, convergono nel riconoscere che fino ad oggi è stato fatto poco e che, anzi, le emissioni, dalla prima Cop del 1992 di Rio de Janeiro, sono cresciute del 60%. Da qui la necessità di perfezionare, di rafforzare, addirittura di rivoluzionare gli interventi, in quanto le nuove rinnovabili, l’efficienza energetica, o il mercato dei permessi di emissione in Europa finora non sono stati sufficienti, né lo saranno in futuro. Chi può dare un grande aiuto in questa direzione sono le grandi imprese energetiche, quelle che già oggi sono presenti nella produzione di fonti tradizionali e che hanno le competenze, le risorse e la forza per aiutare, se non guidare la transizione. Al di là dei facili proclami, forse anche un po’ retorici, effettivamente l’industria delle fonti tradizionali, ed anche quella del petrolio e del gas, si sta impegnando per fare di più. Molte di loro, come testimoniato a Ravenna, stanno investendo sia in ricerca di nuove tecnologie, sia nello sviluppo e nell’affinamento delle tecnologie esistenti, dove molto ancora si può fare per ridurre i consumi o per migliorarne l’impatto ambientale.  Chi meglio di loro del resto può farlo, vista l’esperienza che hanno in grandi impianti, in produzioni estreme e complesse, in miglioramento e riduzione delle emissioni di inquinanti. Emblematico quanto fatto nello sviluppo di biocarburanti, che nel 2015 hanno contato per 2 milioni di barili giorno sui consumi totali, produzione pari a quella di un grande Paese Opec. Di gas si è parlato molto, come il combustibile della transizione, visto la sua abbondanza e il suo basso contenuto di carbonio. L’incremento negli ultimi 10 dei suoi usi nella generazione elettrica ha comportato un incremento di efficienza, e un calo delle emissioni, superiore a quello ottenuto con lo sviluppo di tutte le fonti rinnovabili nuove, fotovoltaico ed eolico, a livello globale. Si è parlato di molte altre tecnologie, fra cui spiccano 2 destinate ad essere decisive: la cattura e lo stoccaggio della CO2, soluzione un po’ dimenticata ultimamente, e lo sviluppo di sistemi per l’accumulo dell’energia prodotta dalle fonti rinnovabili intermittenti, più volgarmente le batterie. Sulla prima gli interventi sono stati quelli di compagnie petrolifere, quelle che meglio conoscono da sempre le tecniche dei fluidi, come la CO2, da re-iniettare sotto terra. I costi sono ancora alti, superiori ai 100€ per tonnellata, contro prezzi dei permessi della CO2 che ora sono a 5€, ma a loro è affidata la speranza di ridurli a livelli accettabili. Sulle batterie, gli sforzi sono numerosi e rincuora vedere che le grandi società attive nei servizi dei motori e delle turbine per l’industria del petrolio sono fra quelle che stanno sviluppando le migliori soluzioni. Un buon auspicio per Ravenna e per le sue industrie di servizio al petrolio, nel tentativo di rimanere protagonisti dell’energia ancora per molti anni, un po’ come le sue Basiliche.