Correre per rimanere fermi
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Per prosperare in questo secolo, il settore petrolifero dovrà mantenere efficienza e disciplina, continuare a investire in innovazione e aumentare il suo impegno strategico nelle nuove tecnologie sostenibili

Nonostante andamenti sempre tumultuosi, gli ultimi due anni sono stati particolarmente ricchi di emozioni per i mercati petroliferi. I prezzi sono crollati a livelli incredibilmente bassi, dopo cinque anni di crescita e prezzi apparentemente prevedibili, seguiti da un brusco recupero. Una sforbiciata ai programmi di spesa, costi in caduta libera ed efficienza sono stati i temi del giorno. Il contesto politico è stato caratterizzato dalla volatilità, anche per i produttori principali, come Russia, Iraq, Libia e Sud Sudan, che complessivamente costituiscono una fetta sostanziale della produzione petrolifera mondiale, tutti invischiati in problemi relativi a questioni geopolitiche. Nel frattempo, la firma dell’accordo di Parigi sul clima ha sollevato un grande interrogativo sul futuro dei combustibili fossili. E per la prima volta in un secolo, il progresso tecnologico incalzante delle auto elettriche ha delineato la prospettiva di una concorrenza tecnologica il cui obiettivo era la roccaforte della domanda di petrolio: il settore dei trasporti. Dai costi di trivellazione, ai programmi di disinvestimento, il settore deve fare i conti con una serie notevole di incertezze, come indica la strategia per gli anni a venire.

L'importanza dei prezzi negli ultimi due anni

Ma i proclami sul declino del petrolio sono prematuri. È vero che l’universo delle auto elettriche sta avanzando a grandi passi e che indubbiamente dispone del potenziale per una crescita ulteriore. Le caratteristiche di ''pulizia'' ed efficienza del motore elettrico, associate all’interesse dei consumatori e alla determinazione imprenditoriale in stile Silicon Valley stanno dando vita ad un mix interessante in termini di crescita. Ma, nonostante tutto il clamore che aleggia sul settore, per ora le auto elettriche influiscono solo per lo 0,01 percento sulla domanda mondiale di petrolio. Gli ultimi due anni ci hanno ricordato l’importanza dei prezzi. Presso l’Agenzia internazionale per l’Energia, si riesamina continuamente la valutazione della domanda di petrolio in una sola direzione: al rialzo. Complessivamente si tratta oggi di circa 2 milioni di barili al giorno in più, rispetto alle nostre previsioni fatte quando il petrolio era a 100 dollari al barile. Dalle vendite dei SUV in Cina, all’aumento delle ore di guida negli Stati Uniti, gli esempi di reazione dei consumatori al calo dei prezzi sono numerosi. Ma guardando al futuro, il quadro è più complicato. Gli sviluppi tecnologici e le politiche energetiche incideranno sulla traiettoria della domanda. Il rapporto World Energy Outlook 2016 della IEA indica un calo della domanda di petrolio associata alle auto private nei prossimi 25 anni. Si tratta di un risultato incredibile, considerando che secondo le previsioni la flotta mondiale di auto dovrebbe aumentare di un miliardo di unità entro i prossimi venticinque anni. Alcuni di questi veicoli saranno elettrici, ma la maggior parte sarà dotata di motori a maggiore efficienza energetica. Un dato spesso trascurato è che le automobili rappresentano una fetta relativamente ristretta della crescita globale della domanda di petrolio, che nei prossimi decenni deriverà per la maggior parte da ambiti diversi, soprattutto il trasporto, escluse le automobili e il petrolchimico. Spedizioni, aviazione e trasporto pesante su gomma sono destinati a crescere notevolmente, per via dell’aumento del reddito nei mercati emergenti e di una loro maggiore integrazione nell’economia mondiale. Dal 2009, ad esempio, il numero di passeggeri aerei è cresciuto del 50 percento. Nel complesso, la produzione di beni di consumo moderni, a partire da televisori e frigoriferi ad auto elettriche, è diffusa in diversi continenti e in qualsiasi settore grazie a motori a combustione interna. L’altro grande propulsore della forte domanda di petrolio nei prossimi anni sarà quello che oggi è il simbolo più evidente della vita moderna: la plastica. Quarant’anni di sforzi sociali e politici per stimolare il riciclo degli imballaggi, ad esempio, non sono riusciti ad eliminare più di un anno dalla crescita media della domanda di plastica. La crescita della domanda di prodotti petrolchimici da sola è superiore alla riduzione che ci aspettiamo dall’aumento dei veicoli elettrici. Tutto sommato ciò spiega perché secondo le politiche attuali riteniamo che la crescita previsionale della domanda di petrolio sia destinata a rimanere robusta ancora per diversi anni.

Una traiettoria che deve essere modificata

È innegabile che la politica energetica può e dovrebbe modificare questa traiettoria. La portata della sfida climatica non si limita alla sostituzione del carbone con il gas; la transizione energetica dovrà riguardare tutti i combustibili fossili, petrolio compreso. La traiettoria dell’energia coerente con gli obiettivi climatici prefissati (il World Energy Outlook’s 450 Scenario) raggiungerà il picco della domanda di petrolio mondiale nel 2018. Da quel momento inizierà a diminuire di circa 900.000 barili al giorno entro gli anni '20. La domanda è: potrà realizzarsi questa previsione in assenza di una recessione globale e quali implicazioni comporterà per il settore petrolifero? Lo Scenario 450 della IEA non è una previsione. Mostra cosa dovrà succedere affinché si possano raggiungere questi obiettivi climatici, piuttosto che cosa stiano facendo nella vita reale tutti i Paesi. In altre parole, si basa su presupposti politici che superano decisamente quelli applicati attualmente. In un simile contesto, la crescita inarrestabile della domanda di petrolio è invertita da tre modifiche sostanziali. Innanzitutto, una robusta implementazione delle politiche climatiche accelera il decollo delle auto elettriche entro un decennio, ed entro il 2040 il numero di auto elettriche in circolazione arriverà al quintuplo di quello che implicherebbero le politiche attuali. Raggiungere questo obiettivo richiederà un forte impegno politico a concedere finanziamenti notevoli per diversi anni, prima che le auto elettriche diventino competitive per conto proprio, oltre ad ulteriori sviluppi tecnologici per le batterie e l’infrastruttura di rete di ricarica. A prescindere dalla tendenza, le auto elettriche da sole non possono portare a una stabilizzazione della domanda di petrolio. Occorrerà rafforzare gli standard di efficienza per centinaia di milioni di motori a combustione interna che saranno venduti, soprattutto per gli autocarri. Anche i sistemi di trasporto dovranno essere resi più ''intelligenti'' con servizi pubblici e tasse sul traffico volte a ridurre l’uso di auto private e treni ad alta velocità in sostituzione di voli su tratte a breve raggio. Sebbene non vi siano ostacoli tecnologici in tal senso, le barriere sociali e politiche sono tuttavia notevoli.

La tecnologia per un futuro a basse emissioni

Infine, raggiungere l’obiettivo di contenere la domanda di petrolio comporterà l’uso di più tecnologie, quali biocarburanti avanzati, idrogeno e processi ad alta efficienza. Si tratta di conseguenze naturali delle competenze tecnologiche e di gestione di progetti relativi al settore del petrolio e del gas, e che daranno vita ad una transizione naturale delle società petrolifere verso una società a basse emissioni di carbonio. È possibile, e dal punto di vista del cambiamento climatico anche auspicabile, raggiungere un picco della domanda di petrolio mondiale nell’immediato futuro, ma richiederà misure che andranno ben oltre quanto si sta facendo oggi. A prescindere dal livello considerevole d’incertezza a livello politico e tecnologico che definisce le previsioni di investimento, rimane una conclusione strategica fondamentale: l’industria petrolifera deve continuare a investire nel settore upstream. La grande maggioranza degli investimenti upstream non è necessaria per rispondere alla crescita della domanda, bensì per affrontare la riduzione della produzione esistente. Tuttavia, solidi programmi di politica climatica cambieranno lo schema e la portata degli investimenti e in particolare potrebbero essere messi in discussione progetti che potrebbero richiedere tempi lunghi e ingenti capitali. Occorre fare tesoro di alcune lezioni apprese dal ciclo precedente. Il periodo che intercorre tra la crisi finanziaria del 2008 e il crollo dei prezzi del petrolio di fine 2014 è stato contrassegnato da prezzi del petrolio elevati e apparentemente stabili. Forse in modo inevitabile, diversi anni di oscillazioni tra 100 e 110 dollari al barile hanno creato un’illusione di prevedibilità. Gli investimenti sono lentamente cresciuti, ma insieme a loro anche il costo dei progetti upstream. Grandi progetti importanti per il futuro strategico del settore hanno subito ritardi, lievitazione dei costi e disguidi tecnici. Il settore ha dovuto correre disperatamente per rimanere sostanzialmente immobile: le principali compagnie petrolifere hanno subito contrazioni degli utili, anche notevoli, in un momento in cui occorrevano ingenti investimenti di capitali per sostenere una produzione stagnante. Mentre alcuni dei principali paesi produttori di petrolio hanno saggiamente risparmiato parte dei guadagni investendo in fondi sovrani, il prezzo del petrolio necessario per ripianare i loro bilanci ha continuato a salire, mentre le politiche di diversificazione economica a lungo discusse non si sono concretizzate. Il settore non era mai andato così bene, ma sotto la superficie, prendevano sempre più forma anche le sue criticità. Ironia della sorte, non sono state la politica sul clima o le auto elettriche a porre fine al ciclo e ad avviare una dolorosa quanto necessaria rettifica; sono state invece la capacità innovativa del settore petrolifero stesso e l’ingenuità tecnica ad accelerare questo risultato. Il settore di petrolio e gas è spesso considerato come la quintessenza della ''old economy'', e di sicuro alcuni dei suoi protagonisti principali sono alla ribalta da oltre un secolo. Tuttavia, ha dimostrato una certa capacità di ''disruptive innovation'', ovvero innovazione dirompente, in grado ad esempio di usufruire al meglio dei big data e di integrare la digitalizzazione nei suoi processi. Ovviamente, l’innovazione più evidente è stata la fratturazione idraulica applicata allo shale. Anche se ampiamente discussa, la portata e l’importanza della trasformazione per le possibilità di produzione domestica negli Stati Uniti sono ancora difficili da comprendere. Appena dieci anni fa, l’argomento principale della discussione politica americana era la crescita apparentemente irrefrenabile delle importazioni di petrolio e gas e ciò che essa rappresentava in termini di dipendenza energetica. Le dichiarazioni politiche a sostegno dell’indipendenza energetica erano ridicolizzate negli ambienti politici e negli show in tarda serata come sciocca retorica. Oggi, con la rapida riduzione delle importazioni di petrolio e le esportazioni nette di gas, l’industria americana sta avendo l’ultima parola.

La svolta a lungo termine dell'industria americana

Tuttavia, è importante tenere presente che questo processo non sarà a pronta portata. Nella prima metà di questo decennio, è stato investito più capitale ogni anno per i progetti upstream che riguardano petrolio e gas negli Stati Uniti rispetto a Russia e Medio Oriente messi insieme. La capacità di finanziamento dei produttori americani indipendenti, che ha rappresentato una quota sostanziale di tutte le emissioni di obbligazioni societarie, è stata ampiamente superata. Anche prima del 2015, il rapido processo tecnologico e di apprendimento sul campo ha mantenuto i costi stabili in un ambiente in cui le quotazioni del petrolio sono elevate, mentre il resto del settore lottava con l’inflazione. Infine, la rapida ripresa della produzione è stata evidentemente la ragione più importante e unica alla base del crollo del prezzo del petrolio. Quanto è accaduto negli ultimi due anni costituirà un’importante esperienza per il settore. Tagli agli investimenti del 20 percento per due anni di seguito non si erano mai visti nella storia del settore. Un decennio d’inflazione dei costi è stato spazzato via da un’incessante attenzione ai progetti di efficienza e reengineering. E come era successo durante la fase di aumento della produzione, il settore dello shale oil americano ha nuovamente trainato il settore in questo cambiamento: in due anni, il costo dello sviluppo dei progetti per lo shale si è dimezzato. Esistono legittime preoccupazioni che i costi possano salire di nuovo una volta recuperati gli investimenti, ma di sicuro un’ampia parte dei risparmi sui costi è strutturale e potrà essere mantenuta. Tutto ciò è frutto di un mix di tecnologie e gestione. La digitalizzazione del settore petrolifero consente di individuare meglio le zone di trivellazione, tassi di recupero finali maggiori e minori tassi d’interruzione, oltre ad una maggiore capacità di utilizzo. Il settore dello shale in particolare beneficia di sezioni orizzontali più lunghe, della migliore individuazione degli sweet spot e di una trivellazione a più pozzi, che determina l’ottimizzazione della logistica. Forse di pari importanza rispetto alla tecnologia upstream ci sono le innovazioni più ''soft'', di gestione, come la continua attenzione per i processi di reengineering, razionalizzazione e standardizzazione. Allo stesso tempo, i governi dei principali paesi produttori stanno agendo dimostrando la volontà di riformare i sussidi energetici e di investire nel potenziale di crescita del non-oil dei loro paesi. Mentre vi è una discordanza legittima tra le tempistiche e l’intensità della sfida tecnologica nel settore del petrolio, non vi è alcun dubbio che quest’ultima sia alle porte. La domanda è quando, non se. In futuro, sarà necessario mantenere slancio tecnologico e disciplina di gestione. Il settore americano dello shale ha pericolosamente sfiorato il rischio di perdere accesso ai capitali. Le principali compagnie petrolifere internazionali hanno assunto prestiti per 100 miliardi di dollari al fine di onorare il pagamento dei dividendi. Gli investitori attivisti sollevano dubbi legittimi sulla necessità di inserire la politica ambientale nella strategia industriale. Il settore è cresciuto tra gli alti e bassi del XX secolo grazie al suo impegno per l’innovazione e la perseveranza nell’affrontare le sfide. Per prosperare in questo secolo, il settore petrolifero dovrà mantenere efficienza e disciplina, continuare a investire in innovazione e aumentare il suo impegno strategico nelle nuove tecnologie sostenibili.