L'energia possibile. Dibattito aperto all'Eia Conference 2016

L'energia possibile. Dibattito aperto all'Eia Conference 2016

Elisa Maria Giannetto
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La caduta del prezzo del petrolio e le sue conseguenze al centro della edizione 2016 dell'Eia Energy Conference

Il futuro prossimo viaggia a combustibile fossile. È ciò su cui concordano gli analisti riuniti a Washington in occasione dell’Eia Energy Conference 2016. Una 2 giorni per discutere delle questioni più stringenti in campo energetico: dallo stop della Corte Suprema al piano Obama per la riduzione delle emissioni inquinanti, alle nuove tecnologie per far fronte ai cambiamenti climatici. Sebbene le maggiori economie mondiali stiano andando verso le energie verdi, petrolio, gas e carbone rimarranno, ancora per qualche decennio le fonti principali per far muovere l’economia. Soprattutto di fronte all’impennata dei consumi energetici con in testa la Cina che si prepara ad avere, tra meno di 10 anni, il primato di più grande consumatore energetico. L’imperativo è quello di frenare, grazie all’utilizzo delle tecnologie più all’avanguardia, l’impatto di questa domanda sui cambiamenti climatici e sull’effetto serra. La strada per farlo è una, ma prevede un’intesa globale.

L'energia produce benessere

"Non c’è energia senza economia, non c’è clima senza ambiente. E senza economia e ambiente non c’è benessere, società civile, sicurezza e crescita". A dirlo è il consigliere scientifico del Presidente Obama Barack, John P. Hopler, che ha aperto la conferenza subito dopo il saluto di Adam Sieminski, Administrator Eia. Un assioma chiaro che fa comprendere come per vivere bene, è fondamentale avere energia, sostenibile e garantita per tutti. Per questo non si può prescindere dalle fonti energetiche tradizionali. Al centro del dibattito il crollo verticale del prezzo del petrolio e la ragionevole previsione che, nel medio periodo, non risalirà significativamente sopra i 50 dollari al barile. E c’è chi punta il dito verso i Paesi Opec e richiama alla memoria l’analogia con il 1986 quando il prezzo del petrolio era crollato e i principali Paesi produttori non hanno diminuito la produzione. Situazione simile a quella attuale anche se Lars Eirik Nicolaisen, responsabile della Rystad Energy, prevede che "ciò che ci aspetta sarà ben diverso da ciò che abbiamo vissuto negli anni Novanta. Nel 2015", continua Nicolaissen, "abbiamo registrato una notevole contrazione dell’E&P capex, e si stima che quest’anno crollerà di un altro 20% circa". Lo scenario che si prospetta davanti non è tra i migliori perché con gli attuali prezzi del petrolio è difficile stimolare nuovi progetti. "Una delle soluzioni potrebbe essere far rientrare in gioco il petrolio di scisto di cui sono ricchi gli Stati Uniti," come sostiene Jamie Webster, analista alla Columbia Center del Global Energy Policy.

Esportare altrove

Per un mercato come quello del Nord America, ricco di gas naturale liquefatto, è il momento di "guardare altrove" consiglia Ernie Megginson, capo della Megginson&Associates. E non solo perché la domanda di GNL da parte Ue è in calo, a differenza di altre grandi economie, ma perché siamo di fronte ad un costante ribasso dei prezzi del GNL. Come spiega Keo Lukefahr, general manager della PetroChina International, "i prezzi spot di GNL sono svincolati dal Brent e possono continuare a scendere anche se i prezzi del petrolio cominciano a recuperare". Mentre la curva della domanda globale di gas naturale sta diminuendo sempre più, l’offerta sale. E da questo incrocio deriva una diminuzione del prezzo che sta costringendo i produttori USA a tagliare le proprie esportazioni. "La Ue ha visto un forte calo della domanda di gas dal 2010, in parte a causa di inverni caldi, in parte grazie alla crescita delle fonti rinnovabili, in particolare eolico e solare. Allo stesso tempo, il carbone una fonte più a buon mercato ha conservato la sua quota di mercato" sintetizza bene Michael Lynch, presidente di Strategic Energy and Economic Research, Inc. Secondo Lynch, "il futuro sta tutto nella capacità dei governi di investire in ricerca e sviluppo per rendere le fonti tradizionali più sostenibili e quelle rinnovabili più efficienti". Altrimenti, il conto da pagare sarà salato, per tutti.