Investire nella transizione

Investire nella transizione

Giacomo Maniscalco
Condividi
La Shell si prepara in anticipo all'energia del futuro, diversificando i propri investimenti a favore di gas naturale e rinnovabili

Tra qualche decennio potremmo guardare all’era delle trivelle come ad una realtà ''ridimensionata'' perché potrebbe non rappresentare più il core business delle aziende energetiche del futuro. È questo il monito lanciato dal palco del CeraWeek di Houston dall’amministratore delegato della Shell, Ben van Beurden. ''Se si continua a banalizzare la minaccia dei cambiamenti climatici, la pazienza di clienti e degli stakeholder si esaurirà'', ha rimarcato van Beurden, annunciando l’uscita dell’azienda dalle Oil Sands canadesi e la conseguente vendita alla Canadian Natural Resourses, per un valore di 8,5 miliardi di dollari. ''Dobbiamo riconoscere che la domanda di petrolio raggiungerà il picco già nel prossimo decennio - chiarisce van Beurden - e dobbiamo virare rapidamente verso le energie rinnovabili e il gas naturale''. Partendo da questa consapevolezza l’AD di Shell spiega le ragioni per cui l’azienda sta cercando di diversificare il suo portfolio di investimenti spostando l’attenzione verso fonti che hanno la capacità “di adattarsi più facilmente ad una visione di lungo periodo''.

Un colpo alla CO2

Nell’agenda delle aziende, tra le priorità, deve rientrare il taglio delle emissioni inquinanti. Un obiettivo che richiede un impegno corale per rispettare gli accordi globali presi a Parigi e riconquistare la fiducia degli stakeholder.  Anche se questo non significa cancellare con un colpo di spugna i combustibili fossili. Secondo van Beurden, infatti, ''l’energia pulita da sola non basta: solo un insieme di azioni sinergiche ci porterà dritti alla meta''. Riprendendo una sua metafora è ''come se l'industria dell’energia stesse pattinando sul ghiaccio sottile delle scelte politiche''. Una lastra che, senza un piano di sicurezza, potrebbe creparsi all’improvviso.

Verso le rinnovabili e il gas naturale

Di fronte a una domanda in crescita e all’imperativo di inquinare meno, la ricetta di van Beurden è semplice: ''aumentare la quota di gas naturale e aggiungere una crescente porzione di rinnovabili''. La Shell, infatti, sta volgendo lo sguardo verso le energie green investendo in particolare in energia idroelettrica, eolica, biocarburanti, così come i progetti di cattura e stoccaggio della CO2. Anche se, come ha sottolineato van Beurden, ''già in passato la Shell ha effettuato investimenti in questi campi ma, evidentemente, era ancora prematuro e poco redditizio''. Oggi le rinnovabili sono competitive rispetto alle fonti fossili, per questo – continua van Beurden - ''siamo pronti a seguire la transizione energetica. Il nostro approccio è quello di arrivare preparati all’era che sta per iniziare”.

La lunga strada verso la transizione energetica

Secondo l’AD di Shell la necessaria transizione verso un sistema energetico a basso contenuto di carbonio durerà decenni, ma l'azione dei governi, così come le scelte politiche in materia di prezzi, saranno fondamentali per ridurre gradualmente la quantità di energia prodotta da fonti inquinanti, come il petrolio e il carbone. E la Shell approfitta del palco del forum dell’energia per far sapere che, a partire da quest'anno, pagherà i suoi dirigenti non solo a seconda del flusso di cassa ma anche sulla base di quanto riusciranno a tagliare le emissioni di gas serra. ''Il mondo ha bisogno di più energia'', ha detto van Beurden. ''Mentre noi abbiamo il dovere di soddisfare questo bisogno senza immettere biossido di carbonio in atmosfera''. Questo è il fattore chiave dietro la transizione energetica, un processo lungo quanto necessario.