Canada connection

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Enrico Mariutti
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Nel corso dell'ultimo decennio Canada e USA hanno notevolmente rafforzato la cooperazione in campo energetico, rendendo i due sistemi produttivi perfettamente complementari e stimolando sinergie industriali e finanziarie

La nuova amministrazione USA, mentre rischia di causare più di un problema al tessuto produttivo messicano, potrebbe rappresentare una grande opportunità per quello canadese.

A dispetto delle dichiarazioni del neo eletto Presidente e delle politiche protezionistiche promesse in campagna elettorale, i primi atti dell’amministrazione confermano l’intenzione di rafforzare e ampliare la cooperazione in campo energetico con il vicino settentrionale. Al di là del valore simbolico, la riesumazione del progetto Keystone XL e il via libera a nuovi oleodotti di collegamento in North Dakota rilanciano l’integrazione energetica tra i due Paesi, già notevolmente rafforzata, ma senza clamore, dalla precedente amministrazione. I due tessuti produttivi, d’altronde, sono perfettamente complementari.

Il cluster energetico nordamericano

Circa il 50 per cento della produzione petrolifera canadese consiste in heavy ed extra-heavy oil, bitume e derivati primari, di cui il Paese ha riserve stimate per migliaia di miliardi di barili. Il mercato di sbocco di questi combustibili fossili impuri sono le raffinerie USA nel Midwest e, in misura minore, nel Golfo del Messico, concepite secondo schemi produttivi estremamente complessi, che le rendono le più efficienti al mondo nel miscelare e raffinare simili prodotti. D’altronde, a causa dell’eccessiva viscosità, il bitume necessita di processi preliminari di diluizione per essere pompato nelle condotte e la produzione canadese di light oil e synthetic crude non è sufficiente a coprire il fabbisogno di diluenti. Nel corso del passato decennio, la Shale Revolution ha reso disponibili negli USA crescenti quantità di light tight oil e condensato di metano, diluenti ideali per il bitume canadese, stimolando una sempre maggior sinergia tra i due comparti energetici e modificando le prospettive di medio/lungo termine del mercato globale. Le riserve di light oil, infatti, iniziano a scarseggiare in tutto il mondo mentre le capacità tecnologiche e logistiche per sfruttare efficacemente gli idrocarburi non convenzionali, l’extra heavy oil e il bitume si concentrano in Nord America.

Il ritorno all'egemonia

Data l’entità delle riserve, il costante afflusso di investimenti, il progressivo ridimensionamento dei costi operativi e l’evoluzione delle tecnologie estrattive e di raffinazione, il cluster energetico nordamericano si candida a ritornare il primo polo energetico globale, scalzando il Medio Oriente da un primato oramai quasi secolare. Nonostante i volumi di produzione rimarranno molto probabilmente ancora per lungo tempo inferiori a quelli mediorientali, i margini garantiti da un paniere diversificato di materie prime e da capacità di raffinazione avanzate sommate alla leadership tecnologica e al predominio sui mercati finanziari, che collocano le aziende nordamericane all’apice della Catena del Valore dell’energia, garantiranno agli USA una crescente influenza sul mercato spot del greggio e dei prodotti raffinati, e di conseguenza sulle quotazioni di riferimento sui mercati finanziari. Il potenziamento della dorsale Nord-Sud e delle linee di collegamento nel PADD 3 (Petroleum Administration for Defense District: NM, TX, AR, LA, MS, AL) aggiungerà l’ultimo tassello alla ristrutturazione del cluster nordamericano, garantendo un aumento dell’afflusso di synbit e dilbit nelle raffinerie del Golfo del Messico e spianando la strada agli USA verso l’egemonia energetica globale.

Le riserve di light oil iniziano a scarseggiare in tutto il mondo mentre le capacità tecnologiche e logistiche per sfruttare efficacemente gli idrocarburi non convenzionali, l'extra heavy oil e il bitume si concentrano in Nord America.