Tempi di incertezza
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Le recenti elezioni parlamentari a Sofia hanno decretato la vittoria del partito GERB di Borisov. Ma si è tratto di una affermazione di misura e trovare coalizioni stabili non sarà facile

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Domenica 26 marzo la Bulgaria si è recata alle urne per scegliere la composizione del proprio Parlamento; la decisione di tornare alle urne era stata presa all’indomani della sconfitta subita alle presidenziali dello scorso novembre dal partito dall’allora premier Boyko Borisov, leader del movimento di centro-destra GERB (Cittadini per uno sviluppo europeo della Bulgaria), che governa dal 2009, esclusa una breve parentesi tra il 2013 e il 2014. Aveva allora vinto, e con grande distacco, l’ex generale Rumen Radev, appoggiato dal partito di opposizione socialista BSP guidato da Kornelia Ninova. Sebbene il ruolo del presidente della Bulgaria sia molto limitato rispetto – ad esempio – ai suoi omologhi russo o statunitense, e le maggiori funzioni siano svolte dal capo di governo, Borisov ha sciolto il governo, sperando di vincere le elezioni parlamentari. Da novembre, dunque, il giurista Ognyan Gerdzhikov ha guidato un governo di garanzia. La scorsa domenica i cittadini bulgari hanno scelto tra i candidati proposti da 13 partiti, 9 coalizioni e 21 comitati d’iniziativa popolare, che hanno corso per l’assegnazione dei 240 seggi parlamentari. Come ci si aspettava, ne è uscito vincitore il partito di Borisov, con il 32% dei voti, il 27% dei consensi è andato ai socialisti, mentre altri due partiti, l'alleanza nazionalista dei Patrioti Uniti e il Movimento per i Diritti e le Libertà, il partito della minoranza turca, hanno preso circa il 9% ciascuno. E infine, l’ultimo che è riuscito scavalcare la soglia di sbarramento del 4% è il nuovo partito Volya dell'imprenditore Veselin Mareshki. L'affluenza alle urne è stata, in generale, abbastanza bassa, intorno al 50%.

Una vittoria di Pirro?

Sulla carta hanno dunque vinto i conservatori europeisti; Boyko Borisov ha dichiarato, a caldo, che formerà ''un governo al passo con le nuove realtà nell'Ue e del mondo''. Rispetto alle elezioni precedenti, Borisov ha migliorato la posizione del suo partito, ottenendo 12 poltrone di più. Nonostante sia un europeista convinto, per riconquistare simpatia e i voti finiti ai Socialisti, in campagna aveva dichiarato di voler migliorare i rapporti con la Russia. Ma i cittadini hanno buona memoria, e ricordano che è stato lui ad aver bloccato i grandi progetti energetici bulgari, dal South Stream alla centrale nucleare Belene, cancellando, così, sul nascere migliaia di potenziali posti di lavoro e diversi milioni di euro di introiti. A Borisov va comunque riconosciuto un merito: dal 2011 a 2016 la disoccupazione in Bulgaria è diminuita dall’11,4% al 7,1%, mentre sono aumentati gli stipendi, e il Pil lo scorso anno è cresciuto del 3,4%. Il partito socialista ha poi fatto un’ottima compagnia elettorale, quasi raddoppiando i risultati dell’ultima tornata; nel 2014, infatti, si era fermato al 15%, risultato ottenuto forse grazie anche alle parole di Kornelia Ninova, che ha promesso un impegno personale per aumentare pensioni e stipendi, introdurre alcune misure protezionistiche e rilanciare i rapporti con Mosca, cercando di eliminare le sanzioni anti-russe. Apparentemente, si potrebbe pensare persino ad una grande coalizione di conservatori-socialisti, come prognosticavano alcuni esperti, ma la Ninova ha escluso ogni possibilità. ''Siamo pronti a formare il governo, se i conservatori non vi riusciranno, ma senza di loro'', ha dichiarato categoricamente. Infatti, dal 2009 i conservatori hanno sempre vinto le elezioni (prima di loro - dal 2005 al 2009 - governavano i socialisti), ma nel 2013 si è verificata una situazione simile: hanno vinto ancora una volta, ma senza riuscire a formare il governo, formato invece dai socialisti, che hanno governato da maggio 2013 ad agosto 2014.

Le nuove forze politiche avanzano

Al terzo posto sono saliti, dunque, i Patrioti uniti, una formazione che riunisce i tre principali movimenti nazionalisti ed euroscettici: la Vmro, il Fronte Nazionale per la salvezza della Bulgaria e i filo-russi di Ataka. Di solito, questi partiti non riescono ad entrare nella compagine di governo, ma sostengono dall’esterno diversi esecutivi. Questa volta, però, potrebbe vedere la luce un’alleanza con i socialisti, che in questo modo potrebbe superare il partito concorrente. Al quarto posto (ma con pochi centesimi percentuali di meno) il Movimento per i diritti e le libertà Dps, partito della numerosa minoranza turca (attorno al 9% della popolazione bulgara), che è entrato più volte nel governo e che anche questa volta potrebbe allinearsi con i conservatori di Borisov. La Turchia, in effetti, ha fatto sentire la propria voce: il presidente Recep Tayyp Erdogan e il governo di Ankara hanno cercato di influenzare i turchi di Bulgaria che vivono in Turchia, per convincerli a recarsi alle urne in Bulgaria. Contro questa sorta di ''turismo elettorale'' ha protestato il partito nazionalista, che ha persino bloccato la frontiera bulgaro-turca, ed anche il governo bulgaro, che ha accusato Ankara di ingerenza nella campagna elettorale convocando per questo, nelle settimane scorse, l’ambasciatore turco a Sofia. La quinta incognita è l’uomo d’affari populista Veselin Mareshki, che ha fatto una fortuna grazie ad una catena di farmacie e che, appena prima delle elezioni, ha aperto a Sofia uno dei più grandi distributori di carburante al mondo, con prezzi inferiori rispetto ai suoi concorrenti; Mareshki è noto per il motto ''Io non prometto, realizzo''. E il suo partito, l’ultimo ad entrare in parlamento, potrebbe essere partner di minoranza del prossimo esecutivo.

Con lo sguardo rivolto alla Russia

Le aziende bulgare hanno subìto perdite economiche notevoli a causa delle sanzioni anti-russe. Dal 2013 al 2016 l’interscambio tra Russia e Bulgaria è crollato da 7,1 miliardi di dollari a 2,8 miliardi, mentre gli investimenti russi nell’economia bulgara sono scesi da 245,2 milioni di euro a 137 milioni. Si sono fermate anche le esportazioni agro-alimentari bulgare in Russia, di frutta e verdura, che erano stabili sin da tempi dell’Unione Sovietica. La Bulgaria importa fino al 75% dei prodotti energetici dalla Russia: non solo gas, ma anche petrolio, carbone, uranio per la centrale atomica. Quando i socialisti erano al governo, la Bulgaria aveva concordato con la Russia, nel 2006, la ripresa della costruzione della centrale nucleare a Belene ed era entrata nel progetto South Stream nel 2008. Ma nel momento in cui Borisov è diventato premier ha bloccato prima Belene e poi South Stream (nel 2012 e 2014), negando l’autorizzazione per la posa del gasdotto nelle acque bulgare. L’italiana Saipem, che ha vinto il contratto con il consorzio per la posa dei tubi sotto il Mar Nero, era pronta a fare il suo lavoro, ma la mancata autorizzazione da parte della Bulgaria ha costretto il presidente russo Vladimir Putin a bloccare il progetto e iniziare a considerare la strada alternativa, quella turca. Ancora adesso corrono voci, con la vittoria alle presidenziali di Rumen Radev e prima delle elezioni parlamentari, che la Bulgaria potrebbe riprendere il discorso South Stream, ma la Russia ha ormai proceduto con la Turchia. L’Ad di Gazprom Alexey Miller, ha infatti dichiarato che il 29 marzo sono stati già aperti, in Turchia, gli uffici della società South Stream Transport B. V, che coordineranno i lavori nel Paese. Bisogna infine ricordarsi anche del turismo, una colonna portante dell’economia bulgara. Lo scorso anno più di 8 milioni di russi hanno visitato la Bulgaria, spendendo più di altri turisti. Quindi, i buoni rapporti con la Federazione sono stati la carta vincente alle elezioni per i Socialisti, storici alleati della Russia, ma anche per i Nazionalisti, che hanno aumentato le proprie quote in parlamento; e persino Borisov, che non è mai stato tenero con la Russia, ora ha abbassato i toni.

La presidenza bulgara dell'Ue

Quali saranno le nuove sfumature della realtà bulgara, lo vedremo presto: tutto dipenderà dal governo in formazione. Visto che si tratta di un puzzle difficile, c’è anche l’alta probabilità che non si riuscirà a costituire un esecutivo e che la Bulgaria torni alle urne già quest’anno; intanto, siamo già alle terze elezioni dal 2013. Intanto, il 1° gennaio 2018  parte il periodo di presidenza bulgara dell'Ue, con la speranza che almeno per quella data vi sarà a Sofia un governo stabile.