A decidere sarà il mercato
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Donald Trump imparerà molto presto che sono l'economia e le pressioni politiche interne, e non le regolamentazioni governative, a continuare a definire cosa sia più o meno possibile fare

Quando Donald Trump, il primo presidente a essere stato eletto senza aver maturato alcuna esperienza politica o militare, farà il suo ingresso alla Casa Bianca il 20 gennaio, erediterà una serie di opzioni di politica energetica che George W. Bush non avrebbe neanche potuto immaginare. L’innovazione ha portato con sé grandi novità nei mercati energetici, ma la gestione di questi cambiamenti richiederà decisioni difficili, specialmente per una persona priva di conoscenze in materia di politica energetica.
Il presidente neo eletto imparerà molto presto che sono il mercato e le pressioni politiche interne, e non le regolamentazioni governative, a continuare a definire cosa sia più o meno possibile fare. Il totale controllo del Congresso nelle mani dei Repubblicani farà una grande differenza, ma non può certo prevalere su fattori così determinanti.

La nuova linea sul fronte dei cambiamenti climatici

Il primo aspetto che differenzia le scelte di Trump dall’amministrazione Obama riguarda il raggiungimento di compromessi tra le politiche energetiche più aggressive e quelle di salvaguardia ambientale. Il 2016 ha visto una notevole evoluzione nel coordinamento multinazionale delle politiche in materia di cambiamento climatico e Obama è stato una delle personalità che maggiormente hanno contribuito al percorso per la firma e la ratifica dell’Accordo di Parigi. È probabile che il neo eletto presidente Trump dia inizio al processo quadriennale di ritiro dall’accordo e che si sleghi dagli obiettivi relativi alle emissioni nazionali per gli Stati Uniti concordati al suo interno. Gli effetti sugli altri dibattiti sul clima saranno immediati. Sebbene sia improbabile che altri governi, in particolare quelli europei, si sleghino completamente dagli impegni presi a Parigi, non vi è motivo di ritenere che tagli alle emissioni che non coinvolgano gli Stati Uniti possano rivelarsi utili per contenere il riscaldamento globale che ha reso politicamente possibili le concessioni per la maggior parte dei paesi industrializzati. Le elevate aspettative condivise dai difensori del clima riguardo ai futuri colloqui perderanno credibilità.  Inoltre, grazie al controllo di entrambe le camere del Congresso da parte dei Repubblicani, per i promotori dell’industria sarà più semplice limitare l’autorità dell’Environmental Protection Agency (EPA), l’Agenzia statunitense per la tutela ambientale, nella regolazione delle emissioni di gas a effetto serra (GES). L’amministrazione Trump si occuperà in breve tempo del Clean Power Plan del Presidente Obama, che stabilisce obiettivi statali per la riduzione delle emissioni di GES e un obiettivo nazionale di taglio delle emissioni del settore energetico pari al 30 percento entro il 2030. L’entrata in vigore del piano non era prevista prima del 2022, ma nel breve termine avrebbe comunque imposto una transizione dal carbone al gas naturale e alle energie rinnovabili. Il piano si trova già a dover affrontare problemi di ordine giuridico e certamente l’amministrazione Trump non si adopererà per difenderlo. In generale, il Congresso nelle mani dei Repubblicani permetterà al nuovo governo di tenere a freno l’autorità dell’EPA sulle riduzioni del GES. Sotto altri aspetti, la spaccatura tra le due amministrazioni sarà meno evidente. Il quadro relativo alle energie rinnovabili è invece contrastante. Senza dubbio lo smantellamento del Clean Power Plan ridurrà gli investimenti a lungo termine in questo settore, ma è improbabile che l’amministrazione Trump e i legislatori del partito repubblicano vadano a toccare le estensioni pluriennali dei crediti d’imposta per l’energia eolica e solare istituite nel 2015, mentre diversi stati continueranno a fare pressioni per un passaggio decisamente più rapido alle energie rinnovabili nel panorama dei combustibili. Con l’abbassamento dei costi di produzione trainato dal progresso tecnologico, anche i mercati proseguiranno a favorire lo sviluppo delle rinnovabili.

Il Presidente Trump concederà molti più territori federali, onshore e offshore, per le attività di esplorazione e produzione dei settori del petrolio e del gas.

In aumento le esportazioni di petrolio e di GNL

Inoltre, i benefici della vittoria del tycoon per il settore del petrolio e del gas statunitense potrebbero essere più limitati di quanto si possa ipotizzare. Trump non esiterà a moderare la severità delle normative federali in materia di fratturazione idraulica e, sebbene il nuovo presidente abbia palesato la sua opposizione agli accordi di scambio esistenti, insieme ai suoi colleghi repubblicani, si è impegnato per dare man forte ai produttori di petrolio e di gas statunitensi. Le esportazioni di greggio e GNL statunitense continueranno ad aumentare con Trump alla Casa Bianca. Ma in altri ambiti il neo presidente si troverà alle prese con problemi politici ben più complessi. La sua amministrazione e la leadership repubblicana al Congresso potrebbero giovare al settore petrolifero grazie alla riforma dello standard per i combustibili rinnovabili con il taglio sui mandati relativi all’etanolo. Considerata l’importanza degli stati del Midwest per la vittoria di Trump e di questi mandati per gli stati della Corn Belt, ciò potrebbe non rivelarsi la più astuta delle mosse politiche da intraprendere. È per questo motivo che probabilmente la nuova amministrazione non farà niente del genere.  Il Presidente Trump concederà molti più territori federali, onshore e offshore, per le attività di esplorazione e produzione dei settori del petrolio e del gas. Ma il suo progetto di accantonare molte normative ambientali sul settore energetico potrebbe mettere a repentaglio la domanda di gas naturale. Per di più, non dobbiamo aspettarci un improvviso incremento delle attività di fratturazione (fondamentale per la rivoluzione energetica statunitense), perché a rallentare le trivellazioni e la produzione è stato più il crollo dei prezzi del petrolio a livello globale che le gravose normative federali. È improbabile che tali previsioni subiscano modifiche sostanziali nei prossimi mesi, poiché i dirigenti dei paesi esportatori OPEC e non OPEC sanno bene che la produzione statunitense può rispondere in modo relativamente rapido a eventuali aumenti significativi dei prezzi, mettendo così a rischio la loro preziosa quota di mercato.

Lunga vita a oleodotti e a impianti a carbone

Per quanto riguarda la politica in materia di oleodotti, i gruppi ambientalisti locali fomenteranno le proteste, ma la perdita di un alleato fondamentale alla Casa Bianca frenerà di certo lo slancio alla base del movimento "off-oil" statunitense e la costruzione degli oleodotti continuerà ad affrontare le sfide a livello statale. Nel breve periodo, potrebbe essere il settore petrolifero canadese, in particolare quello upstream delle sabbie bituminose, a giovare dei primi effetti positivi dell’era Trump. Il neo eletto presidente ha ribadito la sua approvazione al bistrattato oleodotto Keystone XL laddove TransCanada decidesse di ripresentare la domanda, dando così spazio all’opzione preferenziale di accesso al mercato ai produttori di sabbie bituminose. Per quanto riguarda il carbone, il settore non beneficerà dell’assalto al Clean Power Plan di Obama come ci si potrebbe aspettare. Quasi sicuramente Trump manterrà le promesse di agevolazione degli impianti a carbone esistenti che, con la vittoria della Clinton, sarebbero stati esclusi dal mercato e l’eliminazione delle normative ambientali per la promozione del passaggio ai combustibili alternativi nel settore energetico gioverà sicuramente a quello del carbone. Eppure, anche in questo caso, è il mercato, e non i piani governativi, che sta trainando le varie previsioni. Più che il Clean Power Plan, saranno i costi ridotti del gas naturale a incoraggiare le utility a proteggere le loro scommesse d’investimento sul rilancio del carbone.  In sintesi, la vittoria di Trump porterà effettivi cambiamenti alle politiche energetiche e climatiche, ma i mercati e le realtà politiche limiteranno la portata degli interventi del nuovo presidente.