Un impegno virtuoso
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Creare una rete infrastrutturale moderna e accrescere il ricorso alle energie rinnovabili, per estendere l'accesso all'elettricità, sono le sfide a cui l'Africa è chiamata a rispondere e per cui le risorse in campo sono sempre più consistenti
#cambiamento #climatico e scarsità di risorse sono i 2 fattori principali che influenzano la politica del mercato #energetico

L’attuale crisi ha dato uno scossone all’economia globale conducendo il mondo verso una fase di disruption, una svolta radicale che segnerà il futuro di individui e settori produttivi. I fattori coinvolti sono diversi e sono interconnessi ai processi di cambiamento tecnologico, politico ed economico in ambito energetico. Questo articolo intende sottolineare come l’energia del futuro non dipenda esclusivamente dai cambiamenti climatici o dalla carenza di risorse, ma sia correlata anche a molti altri elementi che contribuiscono, nel loro insieme, alla disruption, implicando cambiamenti sul fronte tecnologico, demografico e sociale, sulla transizione economica globale e sul rapido tasso di urbanizzazione. L’era delle fonti di energie non rinnovabili di tipo estrattivo non si concluderà solo per via dell’esaurimento delle scorte di petrolio e gas naturale a livello mondiale, ma grazie all’implementazione di tecnologie e innovazioni avanzate più efficaci e rispettose dell’ambiente. Come già detto, i cambiamenti radicali in questo settore rappresentano solo l’inizio di un processo di trasformazione energetica, pertanto le organizzazioni internazionali e le imprese non possono assolutamente trascurare, nell’elaborazione delle loro strategie, l’impatto dei megatrend e dei cambiamenti che potrebbero verificarsi nel mercato dell’energia.

Il cambiamento climatico e la scarsità di risorse sono considerati i due fattori principali che influenzano la politica del mercato energetico. Il settore, nel suo complesso, è responsabile per circa due terzi delle emissioni di gas a effetto serra, di cui oltre il 40% proviene dalla produzione energetica. Di conseguenza, cresce l’interesse in materia di energie rinnovabili in risposta sia al cambiamento climatico che alle preoccupazioni in materia di sicurezza. Attualmente, molti paesi stanno passando a un approvvigionamento energetico proveniente da fonti di energia rinnovabili e più rispettose dell’ambiente. Ad esempio, solo negli USA, oltre il 30% della nuova capacità di generazione elettrica aggiunta, nel periodo dal 2010 al 2013, proviene da fonti di energia solare ed eolica. I pannelli solari fotovoltaici (PV) oggi sono presenti in più di 1,2 milioni di case australiane. In Germania, nel 2013, le energie rinnovabili rappresentavano il 24% del consumo lordo di elettricità, posizionando il Paese leggermente al di sopra della traiettoria di crescita necessaria per raggiungere nel 2025 il target del 40/45%. Tutte queste trasformazioni rappresentano segnali evidenti del cambiamento radicale in atto, che fa proprio leva su una transizione verso le energie rinnovabili. Sfortunatamente, questa trasformazione è molto importante per i Paesi in via di sviluppo, anche perché molti di essi dovranno affrontare una triplice sfida: soddisfare la domanda esistente di elettricità, confrontarsi con la sua elevata crescita ed estendere necessariamente l’accesso alla fornitura elettrica a coloro che non ne beneficiano ancora. Di conseguenza, i progressi tecnologici sono parte integrante del miglioramento di questa risposta nonché un’opportunità di ampliamento della produzione energetica che potrebbe far compiere un consistente balzo in avanti alla tradizionale crescita della rete.

Demografia e tecnologia, i fattori che faranno la differenza

Le innovazioni tecnologiche sono al centro dei cambiamenti nel settore energetico. Le componenti del vecchio modello costituito manifesteranno in futuro la loro inadeguatezza facendo sorgere la necessità di trovare alternative più avanzate che utilizzino innovazioni tecnologiche migliori. In numerosi ambiti le energie rinnovabili stanno soppiantando, di fatto o in potenza, i carburanti fossili grazie al maggiore spazio lasciato alle innovazioni tecnologiche rivoluzionarie e al maggiore interesse che stanno suscitando. Le smart grids rispecchiano l’attuale possibilità di migliorare l’interattività col cliente. Le varie innovazioni, in particolare la combinazione di Internet, cellulari, motori di ricerca e cloud computing con smart grids e contatori intelligenti costituiscono un modo, per le organizzazioni di servizi, di avvicinarsi ai clienti, svolgendo un ruolo importante in materia di enti erogatori di servizi energetici e offrendo entusiasmanti opportunità per la produzione di dati. La capacità di analisi costituirà inevitabilmente un parametro strategico della qualità se, in futuro, le organizzazioni vorranno essere competitive con chi già fa di questa competenza un punto focale della propria attività. Anche i cambiamenti demografici stanno influenzando in maniera significativa la trasformazione energetica. Entro il 2025, la popolazione mondiale raggiungerà quota otto miliardi. Lo sviluppo oscillante della popolazione in alcune regioni e il calo demografico in altre contribuisce a determinare potenziali di sviluppo differenti nei mercati energetici in diverse parti del mondo. In effetti, le stime prevedono che la popolazione africana raddoppierà entro il 2050 mentre quella europea è destinata a diminuire. Nonostante il fattore di crescita demografica sia molto importante per le imprese energetiche, lo sviluppo infrastrutturale rappresenta una sfida ancora aperta in molti paesi e non tutti i mercati in crescita saranno pronti ad affrontare un’estensione a livello mondiale. Le imprese che tenteranno di attuare percorsi di espansione delle proprie attività nei Paesi in rapido sviluppo necessiteranno allo stesso modo di un’analisi accurata relativa all’effetto della trasformazione energetica in questi stessi Paesi. La possibilità di eludere questo passaggio e di arrivare direttamente alla diffusione locale di innovazioni tecnologiche e modelli di business per il settore energetico non è inverosimile, qualora i progressi tecnologici e il calo dei costi dovessero continuare a tenere l’attuale passo di avanzamento.

L'era delle fonti di energie non rinnovabili di tipo estrattivo non si concluderà solo per via dell'esaurimento delle scorte di petrolio e gas naturale a livello mondiale, ma grazie all'implementazione di tecnologie e innovazioni avanzate

Il ruolo dei capitali internazionali e la nuova urbanizzazione

La disruption energetica è altresì correlata alla transizione in atto nella crescita globale, che è il risultato di una trasformazione in termini di potere economico. Abbiamo già osservato significativi flussi di capitali venture sulle direttrici est-ovest e sud-est dei mercati energetici, riguardanti sia gli investitori finanziari che gli investitori corporate del settore energetico. Ad esempio, le società energetiche e di servizi pubbliche cinesi sono molto attive nella ricerca di enti appropriati per l’erogazione di energia elettrica a livello internazionale e di opportunità di investimento sulla rete. L’Europa, il Sud America, l’Australia e altre zone dell’Asia hanno tutte rappresentato aree di nuovo sviluppo. I fondi sovrani e i fondi pensionistici operanti nel settore energetico sono anch’essi diventati multidirezionali. La sfida, per molte compagnie energetiche, consiste nell’accedere agli scarsi capitali provenienti da questi flussi, minimizzando il rischio di investimenti non recuperabili e ricercando metodi alternativi per assicurare investimenti in beni sostitutivi.

Ultimo, ma non meno importante, il fatto che i processi di crescente urbanizzazione prenderanno ulteriormente piede nei prossimi decenni. Entro il 2050, la popolazione urbana aumenterà almeno di 2,5 miliardi, raggiungendo il 66% della popolazione mondiale. La veloce espansione metropolitana rappresenta una importante sfida e una nuova opportunità per le società erogatrici di energia elettrica. Il ritmo della crescita urbana grava notevolmente sullo sviluppo infrastrutturale. Le società energetiche possono giocare un ruolo fondamentale nel far sì che le nuove aree metropolitane diventino "gioielli di urbanizzazione" invece che semplici "ammassi urbani", guadagnando una posizione di preminenza nell’ambito dei nuovi piani di sviluppo infrastrutturale, anche se questo richiederà un cambiamento di mentalità, un nuovo atteggiamento e la promozione di nuove prospettive di collaborazione.

In passato la domanda energetica in Africa è cresciuta in modo relativamente lento rispetto al resto del mondo e ora, a causa della modernizzazione dell'economia africana, insieme al progresso sociale, la richiesta di nuova energia nel continente sta avanzando molto più rapidamente, a una media di incremento del 5,7% all'anno.

I programmi di sviluppo energetico in Africa

In passato la domanda energetica in Africa è cresciuta in modo relativamente lento rispetto al resto del mondo e ora, a causa della modernizzazione dell’economia africana, insieme al progresso sociale, la richiesta di nuova energia nel continente sta avanzando molto più rapidamente, a una media di incremento del 5,7% all’anno. Le più recenti previsioni parlano di un aumento del consumo di energia pro capite di 1.757 kWh entro il 2040, ovvero un incremento senza precedenti del 3,7% l’anno. Di conseguenza, l’Africa sta affrontando una sfida considerevole in termini di capacità finanziaria e tecnica per garantire questo livello di sviluppo. Inoltre, un altro capitolo fondamentale riguarda il soddisfacimento della continua e crescente dipendenza dai prodotti petroliferi provenienti da risorse continentali attraverso lo sviluppo di una rete di raffinerie rifornite con greggio africano e la realizzazione dei necessari oleodotti per trasportare maggiori volumi di prodotti petroliferi.

In Africa, la questione energetica di maggiore rilievo riguarda però la modalità con cui accelerare l’accesso ai servizi energetici più sostenibili e moderni. Permangono, in questo senso, numerosi ostacoli, tra cui:

- livelli disomogenei di volontà politica nei diversi Paesi;

- mancanza di politiche efficaci e di precisi quadri normativi e istituzionali;

- mercati energetici poco appetibili per i potenziali investitori a causa della povertà;

- alti costi di investimento;

- scarso livello di competenze e di capacità di attuazione;

- database e sistemi di informazione inefficienti a diversi livelli, sia per quanto riguarda gli Stati membri che le Comunità economiche regionali (REC) e continentali.

La sfida principale nel settore energetico in Africa riguarda il modo in cui il continente saprà convertire le proprie importanti risorse energetiche in servizi energetici sostenibili e moderni per soddisfare i bisogni fondamentali delle popolazioni, nonché per gli scopi produttivi. La Commissione dell’Unione Africana (AUC) sta assumendo delle misure precise per incrementare l’accesso a servizi energetici moderni tramite diverse iniziative che includono:

 

1 - Il Programma per lo sviluppo delle infrastrutture in Africa (PIDA), un piano continentale consolidato nel quadro della collaborazione tra Unione Africana (AUC), Banca Africana di Sviluppo (AfDB) e NEPAD-NPCA (Planning and Coordinating Agency), mirato a facilitare l’integrazione a livello continentale, mediante il miglioramento delle infrastrutture regionali. L’implementazione del PIDA rappresenta una priorità ed è divisa in tre fasi a: breve termine (2012-2020); medio termine (2020-2030); e lungo termine (2030-2040).

Il programma PIDA copre quattro settori che includono Energia, Trasporti, Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) e Acqua (a livello trasfrontaliero). I Piani d’azione prioritaria (Priority Action Plan - PIDA-PAP) sono stati sviluppati e consistono in progetti di miglioramento immediato che devono essere attuati a breve termine. Il PIDA è stato approvato dall’Assemblea dell’Unione Africana (UA) durante la 18ma sessione ordinaria tenutasi ad Addis Abeba, in Etiopia, a gennaio 2012 con l’obiettivo di sviluppare il panorama infrastrutturale in Africa e contribuire alla costruzione della Comunità Economica Africana delineata nel Trattato di Abuja del 1991. I PIDA-PAP comprendono quindici programmi/progetti, di cui nove riguardanti l’energia idroelettrica e volti a generare la capacità necessaria e incrementare l’accesso all’elettricità, quattro linee di trasmissione regionali volte a collegare le centrali elettriche del continente e a consentire un considerevole aumento del commercio e della cooperazione interregionale a livello energetico, un oleodotto e un gasdotto.

 

2 - L’organizzazione per la mitigazione del rischio geotermico (Geothermal Risk Mitigation Facility - GRMF), che è stata istituita dalla Commissione dell’Unione Africana (AUC), dal ministero federale tedesco per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (BMZ) e dal Fondo fiduciario UE-Africa per le infrastrutture (EU Africa ITF) in cooperazione con la Banca di sviluppo pubblica tedesca KFW. L’obiettivo generale della GRMF è quello di incoraggiare gli sviluppatori del settore pubblico e privato fornendo sovvenzioni per finanziamenti parziali destinati a studi di superficie e investigazioni di conferma delle riserve volti a mitigare i rischi associati all’esplorazione di risorse geotermiche. La fase 1 del progetto GRMF era indirizzata a cinque Paesi di prova che comprendevano l’Uganda, il Kenya, la Tanzania, l’Etiopia e il Ruanda. Nella seconda fase dell’anno scorso il numero di paesi è stato esteso, includendo anche il Burundi, le Comore, l’Eritrea, la Repubblica Democratica del Congo, il Gibuti e la Zambia.

 

3 - Il Quadro normativo e le linee guida in materia di politiche bioenergetiche in Africa rappresentano un’iniziativa congiunta della Commissione dell’Unione Africana (AUC) e della Commissione economica per l’Africa delle Nazioni Unite (UNECA), che è stata avviata nel 2010 per migliorare la sicurezza e l’accesso energetico, nonché lo sviluppo rurale nel continente. Tale iniziativa intende proporre principi e linee guida alle Comunità economiche regionali (REC) e ai singoli Paesi per guidare le politiche e le normative relative alla promozione di un settore bioenergetico sostenibile. Allo stadio di sviluppo attuale questo progetto prevede alcuni passi successivi da compiere tra cui:

- La pubblicazione e il lancio del Quadro e delle Linee guida africane in materia di politiche bioenergetiche;

- L’organizzazione di un workshop relativo alle attuali questioni di genere nel Quadro e nelle Linee guida;

- Lo sviluppo di nuove competenze per i governi e le REC (Comunità Economiche Regionali);

- L’individuazione dei programmi bioenergetici ad alta priorità da sviluppare a livello bancabile.

 

4 - Il Programma per lo sviluppo dell’energia solare in Africa, commissionato all’AUC durante il 14° vertice dell’Unione Africana in previsione di uno studio riguardante lo sfruttamento del potenziale energetico solare nel deserto del Sahara. La prima fase dello studio riguardante la regione del Sahara e dello shale è stata completata, approvata e adottata durante il vertice dell’Unione Africana del gennaio 2011. La seconda e la terza fase dello studio sono ancora in corso e riguardano rispettivamente il deserto del Kalahari e dell’Ogaden.

 

5 - Il programma "Hydropower ", nel quadro del quale l’AUC ha condotto uno studio volto a stimolare lo sviluppo di importanti progetti idrici nel continente. Nell’ambito di questo programma, l’AUC ha organizzato un workshop formativo dedicato al progetto Inga III e sul modo in cui modellare un partenariato pubblico-privato per il Ministero dell’Energia e l’ente per l’erogazione dell’energia elettrica (SNEL). Attualmente, il governo della Repubblica Democratica del Congo sta seguendo questo modello per negoziare lo sviluppo di questo progetto con tre enti del settore privato.

 

6 - Il Partenariato Africa-UE nel settore dell’energia (AEEP) è una delle otto partnership nel quadro della strategia comune Africa-UE che si concentra sui tre ambiti relativi ad accesso energetico, sicurezza energetica, energie rinnovabili ed efficacia energetica con i seguenti indicatori:

- consentire l’accesso a servizi energetici moderni e sostenibili per altre 100 milioni di persone;

- incrementare la sicurezza energetica raddoppiando la capacità di interconnessioni elettriche trasfrontaliere, raddoppiando l’utilizzo di gas naturale, nonché raddoppiando le esportazioni di gas africano verso l’Europa;

- aumentare l’apporto delle energie rinnovabili con 10.000 MW di nuova energia idroelettrica, almeno 5.000 MW di energia eolica, 500 MW di energia solare; triplicare le altre fonti di energia rinnovabile, ricorrendo alla geotermia e alle biomasse moderne e incrementando l’efficienza energetica in tutti i settori.

Il rapporto relativo allo stato attuale di implementazione dei piani mostra che gli obiettivi individuati verranno raggiunti nei tempi di realizzazione previsti e prevede, inoltre, che vi saranno 25.230 MW di energia idroelettrica, 3.490 MW di energia eolica, 3.100 MW di energia solare, 4.570 MW di energia geotermica e 4.780 MW provenienti da altri fonti come quelle bioenergetiche. Sia gli enti europei che quelli africani sono fortemente impegnati nel raggiungimento di questi traguardi, prime fra tutti la Banca Europea per gli Investimenti e la Banca Africana di Sviluppo, che forniscono il maggior numero di risorse.

 

7 - Altre iniziative a supporto del settore energetico e che riguardando l’AUC includono:

- Il programma Sustainable Energy for All (SE4ALL), i cui obiettivi consistono nel garantire un accesso universale ai servizi energetici moderni entro il 2030, raddoppiando sia il tasso di miglioramento in termini di efficienza energetica che la percentuale di energie rinnovabili nel mix energetico globale. L’AUC è attivamente coinvolta in questa iniziativa in quanto parte della rete africana sul programma del SE4ALL in Africa.

- I Consorzi energetici regionali lanciati dai REC per sviluppare infrastrutture e mercati energetici integrati a livello regionale.

- Il Programma di espansione energetica da parte degli Stati membri che hanno programmi e progetti volti a migliorare l’accesso energetico nelle aree urbane e rurali.

- L’iniziativa Power Africa, un programma dell’USAID lanciato nel 2013, che sta programmando il suo intervento in Etiopia, Ghana, Kenya, Liberia, Nigeria e Tanzania con l’obiettivo di incrementare di oltre 10.000 MW la capacità di produzione di energia pulita ed efficace e di rendere disponibile l’elettricità per 20 milioni di persone e per le imprese commerciali.

- L’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA), la quale ha un programma di realizzazione di un Clean Energy Corridor destinato ai consorzi energetici orientali e meridionali, lanciato nel 2013 e che mira ad accelerare la produzione di elettricità tramite fonti di energie rinnovabili in Africa, con la prospettiva di espandere la sua attività al resto dei consorzi energetici regionali africani. L’IRENA prevede anche un progetto per la realizzazione di un atlante completo delle energie rinnovabili in collaborazione con l’AFREC (African Energy Commission) per la mappatura delle fonti di energia nel continente.

- La Banca mondiale per lo sviluppo nella regione dei Grandi laghi sta sostenendo assieme ai REC la realizzazione delle infrastrutture regionali e sta catalizzando l’economia, anche tramite i progetti energetici dell’impianto idroelettrico di Ruzizi e degli oleodotti dell’Africa orientale.