La Russia e il risiko sull'Artico

La Russia e il risiko sull'Artico

Emilio Fabio Torsello
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Nei prossimi anni nel Mar del Nord potrebbe svolgersi un risiko pericoloso, centrato su risorse energetiche e interessi politici. E Mosca sta attrezzando basi militari per aumentare la sua presenza nell'area

L’Artico potrebbe diventare a breve la nuova Eldorado dell’energia mondiale. I ghiacci, infatti, custodiscono risorse energetiche che potrebbero garantire stabilità e introiti per i Paesi e le aziende che riuscissero ad ottenere licenze e permessi per il loro sfruttamento. Oltre a Canada e Norvegia, il grande attore che da anni sta avanzando pretese sulla zona, è la Russia di Vladimir Putin. Già nel 2007 un robot di Mosca piantò una bandiera russa sui fondali del Mar Glaciale Artico, scatenando le ire di diversi Paesi che considerarono il gesto un’ingerenza ingiustificata. Eppure era solo la prima mossa di una serie di "provocazioni" che sarebbero seguite. L’ultima: l’allestimento di almeno 7 basi militari nella zona, a darne notizia l’agenzia di stampa Tass. Nel 2016, assicurava la fonte citata dall’agenzia, i lavori per intensificare la presenza militare nell’area sarebbero aumentati.

Mosca riapre le basi militari

Ad oggi, le basi militari si troverebbero sulle isole di Kotelny (New Siberian Islands), nell’arcipelago Alexandra Land (parte del più grande arcipelago Franz-Joseph Land), di Sredny (Severnaya Zemlya), oltre alle colonie di Rogachevo (Novaya Zemlya), di Cape Schmidt e delle isole Wrangel (che fanno parte della zona autonoma di Chukotka). "La priorità sono le infrastrutture, comprensive degli uffici amministrativi e degli alloggi per il personale: cittadelle militari, piste di atterraggio, posizioni di combattimento per le unità che si troveranno a operare nell’artico". Qui, secondo la fonte citata dalla Tass, arriveranno “centinaia di soldati russi". In particolare, la Russia reclama una zona che si estenderebbe per ben 650 chilometri dalle coste e che arriverebbe fin quasi al Polo Nord, comprendendo quasi 600 potenziali giacimenti di petrolio e oltre 150 di gas. Oltre a oro e nichel. “La Russia", spiega James Henderson, Senior Research Fellow presso l’Oxford Institute for Energy Studies, "vuole prima di tutto accedere alle risorse di oil e gas. In secondo luogo Mosca vuole dimostrare di essere il player più importante nella rotta del Mar del Nord. Basti considerare che la Russia ha la costa territorialmente più estesa che confina con l’Oceano Artico e vuole che sia chiaro al mondo come gli interessi strategici russi vengano considerati in modo molto serio". E quella sull’Artico potrebbe quindi diventare una nuova guerra di nervi con Europa e Nato: "La Russia,", prosegue Henderson, "sta riaprendo vecchie basi sovietiche di confine, come segno della sua forza nell’area. Di certo, nel futuro questo potrebbe trasformarsi in un braccio di ferro con gli stati che confinano con il Mar Glaciale Artico. Ad oggi, però, questo è più un intento che non una minaccia specifica".

Il Passaggio a Nord Ovest, la rotta al centro di interessi incrociati

E in questo senso un ruolo chiave lo svolgono anche le sanzioni internazionali contro la Russia: "Il futuro del petrolio artico", sottolinea Henderson, "è incerto, in un mondo di prezzi molto bassi. I costi del settore sono alti e le sanzioni contro la Russia vietano alle maggiori compagnie petrolifere mondiali di vendere componenti, assistenza e tecnologie nell’Artico russo. Ad oggi, il petrolio viene estratto da 2 siti e non ci sono nuovi piani estrattivi". Su tutto, la possibilità che il cosiddetto Passaggio a Nord Ovest diventi nei prossimi anni completamente operativo, andando a incidere sulle rotte e i commerci tra Europa e Asia. "Al momento", secondo Henderson, "questa rotta è operativa solo per 5 o 6 mesi all’anno. Ma la Russia sta costruendo una flotta di rompighiaccio molto più grande rispetto a quanto attualmente messo in campo. A questo si aggiungano alcune partnership con alcuni Paesi asiatici – la Cina in primis – per rafforzare il potenziale della rotta a Nord".

Il risiko prossimo venturo

Il risiko sull’Artico rischia dunque di complicarsi da qui ai prossimi 10 anni. Gli interessi in gioco - sia sotto il profilo energetico che geopolitico - sono molti e interessano 2 blocchi storici: Oriente e Occidente, Russia e Paesi NATO. "Al momento," conclude Henderson, "Russia, Canada e Danimarca stanno giocando una partita focalizzata sulla proprietà dei diritti sull’Artico. Ma in questo risiko rientrano anche Stati Uniti e Norvegia. Con la Cina in pole per essere coinvolta nelle questioni relative a quest’area, insieme – ovviamente – a Svezia e Finlandia, anch’essi Paesi ’artici’".