Un Paese in transizione
Condividi
Le prossime elezioni in Armenia sanciranno un altro importante passo avanti verso il compimento della riforma democratica che ha trasformato la repubblica da semi-presidenziale a parlamentare. Un percorso inarrestabile ma non senza possibili insidie

Guarda il nostro speciale Elezioni 2017

Il 2 aprile in Armenia si eleggerà un nuovo parlamento, ma sarà anche il giorno in cui l'Assemblea Nazionale vedrà accordarsi il potere assoluto. Si tratta delle prime elezioni dopo l’approvazione delle riforme costituzionali che hanno trasformato la repubblica semi-presidenziale in una repubblica parlamentare. Tuttavia, solo dopo le prossime elezioni presidenziali nel 2018 il parlamento otterrà il controllo totale su tutti i rami della politica, inclusi la difesa e gli esteri. Spetterà quindi all’organo legislativo nominare il primo ministro e formare il governo. Un partito o una coalizione dovranno superare la soglia del 54% dei voti al fine di ottenere il potere esecutivo. Molti partiti politici e/o coalizioni parteciperanno alle elezioni ma, nonostante il malcontento popolare a causa del deteriorarsi della situazione economica e di alcune controverse decisioni di politica estera, è probabile che il partito di maggioranza del presidente Serzh Sarkisian – il Partito Repubblicano d’Armenia (RPA) - rimanga al potere e sia in grado di formare il governo con l’appoggio di altre forze politiche.

I difficili equilibri interni

È ben noto che la transizione politica da repubblica sovietica a governo democratico ha rappresentato un processo lento e faticoso nella zona post-sovietica. L’Armenia non fa eccezione. In passato, l'attuale presidente Sarkisian ha promesso lo sviluppo economico, la lotta contro la corruzione, una maggiore governance democratica e migliori relazioni con l'Unione europea (UE). Oggi possiamo dire diversi obiettivi non sono stati raggiunti. Il Paese è dominato da reti di interessi privati mediante modelli di governo fortemente centralizzati. Tali reti includono differenti partiti politici, oligarchi e/o tecnocrati. La gente comune soffre a causa della corruzione degli oligarchi, ormai radicata nel sistema politico nazionale così come in diverse imprese. In questo contesto e al fine di far crescere la speranza per il cambiamento, a un certo punto - e probabilmente in seguito alle pressioni del Cremlino - Serzh Sarkisian ha nominato un nuovo primo ministro, Karen Karapetian, uno dei dirigenti della società russa di energia Gazprom. Parlando di fronte al Congresso dell’RPA lo scorso novembre, il presidente Sarkisian ha reso noto che Karapetian manterrà la sua carica di primo ministro anche dopo le elezioni parlamentari del 2 aprile. Tuttavia, non è chiaro per quanto tempo Karapetian rivestirà tale ruolo, poiché alcuni sostengono che molto probabilmente Sarkisian cercherà di assumere la carica di primo ministro nel 2018, quando scadrà il suo secondo mandato.

Il presidente Serzh Sarkisian del Partito Repubblicano d'Armenia (RPA)

x

L'influenza della Russia

Come sempre, tutto dipenderà anche da quale candidato Mosca considererà come il suo principale alleato, se il presidente Sarkisian o il primo ministro Karapetian. Sembra che il Cremlino preferisca che sia l'attuale primo ministro Karen Karapetian a restare al potere nel lungo periodo. La visita ufficiale di quest'ultimo in Russia e il suo incontro con il primo ministro Dmitri Medvedev, oltre a suscitare un certo clamore, hanno favorito la nascita di nuove iniziative su come aumentare gli investimenti e gli interessi commerciali russi in Armenia. Più in generale, il Cremlino sta cercando di migliorare i suoi rapporti con l'Armenia, visto che a Erevan sta crescendo il dissenso per la politica russa nel Caucaso meridionale. In particolare, la relazione non equilibrata fra i due Paesi si è rivelata essere una delle principali fonti di malcontento nella popolazione. A causa dei problemi di sicurezza nazionale relativi alla mancata risoluzione del conflitto Nagorno-Karabakh, Erevan è stata costretta a un'alleanza militare con la Russia. Tuttavia, Mosca non si limitata alle questioni di sicurezza nazionale, ma si è servita di questa alleanza per garantirsi a tutti gli effetti la dipendenza politica ed economica dell'Armenia. Dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica, l'Armenia, come le altre Repubbliche Socialiste Sovietiche, è diventata un nuovo Stato indipendente, ma nell’ultimo ventennio si è trasformata in una sorta di colonia russa post-sovietica. Una chiara manifestazione di tale dipendenza la si è avuta quando il presidente russo Vladimir Putin ha costretto il suo omologo armeno, Serzh Sarkisian, a rinunciare all'accordo di associazione (AA) con l'Unione europea (UE) a favore di un’adesione all'Unione economica eurasiatica (UEE). La decisione è stata presa anche se le autorità armene avevano dichiarato che l'ingresso dell'Armenia nell’UEE avrebbe inevitabilmente causato problemi enormi per l'economia del Paese a causa delle differenze strutturali. Erevan ha sacrificato quattro anni di difficili negoziati con l'UE a favore dell’UEE, ma non è stata premiata per questa scelta".

La dipendenza energetica

Le famiglie armene pagano le bollette dell’energia elettrica più care di tutti gli altri Paesi post-sovietici, e i prezzi del gas superano persino quelli pagati dai consumatori in Ucraina. Oltre all’energia elettrica, l'Armenia è completamente dipendente dalla Russia anche nel settore del gas. Gazprom è l'unico fornitore di gas di Gazprom Armenia. Nel 2013 la società ha aumentato le tariffe del gas per gli armeni fino a 270 dollari USA per 1000 metri cubi. Gazprom ha inoltre assunto il controllo della sezione armena di un gasdotto iraniano, l'unica alternativa al gas russo in Armenia. Per di più, Mosca controlla la rete ferroviaria armena così come segmenti importanti della sua rete di telecomunicazioni. Oltre alla dipendenza in termini di energia elettrica e gas, l'Armenia è economicamente dipendente dalla Russia dato che la sua valuta è strettamente legata al rublo russo. L’avvicinamento dell’economia armena alla Russia ha peggiorato la situazione socio-economica del Paese. Dopo che l'Armenia è entrata a far parte dell'Unione economica eurasiatica, il Paese ha registrato un calo significativo della produzione e del volume degli scambi, nonché un calo degli investimenti diretti esteri (IDE). Ciò è avvenuto perché l'Armenia è stata costretta ad aumentare le tariffe di importazione ed esportazione in modo da adeguarle a quelle dei membri dell’UEE, Russia, Kazakistan e Bielorussia. Questo fatto ha senza dubbio influenzato negativamente i rapporti commerciali dell'Armenia con altri partner economici (in particolare gli Stati membri dell'UE).

Ardue prospettive di cambiamento

C'è anche un altro motivo per il quale Mosca preferirebbe avere un suo "uomo" nel ruolo di Primo Ministro dell'Armenia. In seguito agli scontri tra Armenia e Azerbaigian dell’aprile 2016, la Russia ha elaborato il cosiddetto "Piano Lavrov", che prevede il dispiego di forze di pace russe nella regione Nagorno-Karbakh. Purtroppo le prossime elezioni non porteranno in Armenia alcun cambiamento significativo in termini di rinnovamento politico, dal momento che la vecchia classe politica continuerà a governare il paese. Come è stato detto, lo Stato è governato da una rete di circoli ristretti di interessi che continuano a ignorare la crescente domanda di cambiamento. Anche in politica estera si assisterà al medesimo spettacolo, ovvero un’ulteriore dipendenza politica ed economica dalla Russia. Tuttavia, tenuto conto delle quotidiane difficoltà economiche della popolazione e della crescente insoddisfazione per la politica russa nel Caucaso meridionale, resta da valutare se la rabbia degli armeni possa esplodere in una protesta di massa. Per ora, una cosa è chiara: il divario tra le élite politiche e i cittadini comuni è enorme e si sta pericolosamente ampliando.

*le opinioni illustrate in questo articolo sono da attribuirsi esclusivamente all’autore