L'enigma russo
Condividi
Nonostante le quotazioni al ribasso dei prezzi del petrolio e una inflazione scesa a causa dei minori consumi, l'economia di Mosca smentisce le previsioni degli analisti internazionali e supera, senza danni eccessivi, anche la prova sanzioni

La risalita dei prezzi del petrolio conforta le analisi di quanti prevedevano in tenuta i conti dell’economia russa, malgrado la gravità della sua crisi. Altre statistiche confermano, del resto “l’enigma russo”, il sottrarsi sistematico di quella sterminata nazione alle varie previsioni di sconfitta, conclusiva catastrofe che da sempre l’accompagnano. L’inflazione in fine d’anno, infatti, è calata sensibilmente per via dei minori consumi. Nel mese di gennaio, è rallentata ad una sola cifra così da far assorbire la svalutazione del rublo e concedere altri margini di allentamento monetario. Peraltro, la contrazione del reddito disponibile è risultata superiore al 5% nello scorso anno, con salari in riduzione e un impoverimento preoccupante. E tuttavia il bilancio statale viene calcolato allo 0,6% di deficit nel periodo gennaio-novembre 2015, e la percentuale delle persone sotto il livello di povertà risulterebbe in contenimento secondo la World Bank. Ma le previsioni sull’industria, seppure leggermente migliorate, continuano a restare negative. Tuttavia, vari analisti si aspettano una potente ripresa delle esportazioni. Misurata solo rispetto alle variabili economiche la situazione resta certo problematica. Ma è prevedibile una consistente ripresa delle esportazioni russe nel 2016. E inoltre gli intenti comuni della politica estera russa e iraniana possono entrare in gioco, e introdurre dei mutamenti non minimi nel complicato gioco a scacchi geopolitico tra gli interessi russi e quelli, di fatto contrapposti, dell’Arabia Saudita. Di che entità e in quali tempi è un altro discorso, considerate le varie guerre in corso nel Medio Oriente e la svolta in atto del ciclo della economia americana.

Un'economia che non vacilla, nonostante tutto

Lo scenario emerge quindi differente da quello previsto da molti analisti all’indomani delle sanzioni e durante la crisi dei prezzi del petrolio. Persino gli americani iniziano a prenderne atto.  "L'economia ha retto sorprendentemente bene se si considerano le sollecitazioni a cui è stata sottoposta", ha detto Christopher Miller, del Brady-Johnson Gran Strategy Program a Yale ISS. Poi, ribadendo che "la ragione è che le politiche del governo dal 2008 sono state in fondo relativamente efficaci", Miller ha elogiato, in particolare, la decisione del governo di Mosca di aumentare le tasse su petrolio e gas gradualmente al 15% dal 2014, misura che ha permesso di ridurre il peso fiscale sul resto di altre industrie. E, comunque,  tutti i commentatori più avveduti in questi mesi hanno sottolineanto la decisione di lasciare fluttuare il rublo, in maniera da risparmiare riserve e assorbire meglio lo shock del calo dei prezzi petroliferi, salvando il bilancio pubblico. L'obiettivo di ottenere più rubli per unità d’export energetico ha funzionato. Ed infatti il margine di durata del fondo di riserva statale russo si è allungato nelle previsioni di quasi tutti gli analisti di un anno almeno, fino al 2017. E l’entità non vasta del deficit potrà, del resto, essere coperta da emissione di debito interno. Né un calo ulteriore del rublo può escludersi. In conclusione, la nazione tiene, il peggioramento dei livelli di vita dei salariati,  dei pensionati, la crescita dei poveri sono stati per ora digeriti. La forma dell’enigma russo è sempre la stessa: la capacità di sopportare di quella nazione ha superato spesso le previsioni dei suoi avversari.