La geopolitica del gas e l'idea di Dunlop

La geopolitica del gas e l'idea di Dunlop

Geminello Alvi | Editorialista e scrittore
Condividi
Le grandi opportunità economiche globali rischiano d'essere pregiudicate da una crisi politica che non appare nell'area in via di soluzione. Ed ecco un ottimo motivo allora per ricordarsi di Daniel Nicol Dunlop

La scoperta del giacimento di Zohr nelle acque egiziane è la maggiore mai effettuata nel Mediterraneo, e segue a quelle già rilevanti dei giacimenti di Tamar e Leviathan nelle acque israeliane e di Afrodite in quelle cipriote. Così da completare uno scenario di mutamento energetico, e quindi economico, in sé sorprendente, tuttavia reso problematico dalla situazione geopolitica dell’area, complicata dall’instabilità egiziana dopo le primavere arabe, ma anche dal clima di incertezza in Israele che ha condotto al ritardo di investimenti cruciali, o dalle delusioni dei ciprioti in difficoltà economica e depressi dalle revisioni al ribasso delle prime stime. Il complicarsi delle guerre in Siria e in Iraq, il terrorismo e il caos che emanano dal  Mediterraneo completano purtroppo il quadro, e giustificano il pessimismo sugli esiti, a breve termine, della scoperta. Tuttavia, un calcolo puramente economico conferma i grandi vantaggi della scoperta anzitutto per l’Egitto. Zohr, con la produzione potenziale di plateau ventennale a livello di 20-30 miliardi di metri cubi all’anno, rappresenterebbe un conforto per una nazione che ha avuto crescenti difficoltà a soddisfare la sua domanda  interna. E tra l’altro potrebbe essere solo la prima di una serie di scoperte, tali che nel 2020 l’Egitto potrebbe, per esempio, ritornare una nazione esportatrice.

Una grande opportunità di integrazione energetica

Peraltro il giacimento si trova a soli 90 chilometri di distanza da Afrodite, che a sua volta è ancora più vicino a Leviathan, il che consentirebbe economie notevoli nello sfruttamento coordinato dell’area. Un’opportunità notevole anche per Israele e Cipro, ma gli investimenti imponenti da effettuare richiedono una situazione di stabilità politica che l’area al momento non concede. Ma sia come sia che si decida di implementare solo le produzioni necessarie a coprire la domanda interna egiziana o di creare un nuovo hub di gas del Mediterraneo orientale in base alle infrastrutture esistenti, è appunto la geopolitica dell’area a complicare ogni scelta. E dire che la scoperta potrebbe rappresentare un’opportunità anche per l’Europa, le cui necessità crescenti di gas saranno complicate dalla diminuzione della produzione e dalla scadenza dei contratti a lungo termine con la Norvegia e la Russia. E tuttavia, la constatazione rimane: grandi opportunità economiche globali rischiano d’essere pregiudicate da una crisi politica che non appare nell’area in via di soluzione.  Ed ecco un ottimo motivo allora per ricordarsi di Daniel Nicol Dunlop, nato in Scozia nel 1868 e morto a Londra nel 1935 il quale fu direttore, e tra i fondatori, della British Electrical and Allied Manufacturers’ Association, BEAMA e inoltre presidente negli anni tra le 2 guerre del consiglio esecutivo della World Power Conference, il predecessore del World Energy Council. Senza dubbio fu tra le personalità più influenti nell’organizzazione dell’industria elettrica mondiale. Amico tra l’altro di William Butler Yeats, si ritrovò citato per le sue passioni teosofiche, persino nell’Ulisse di James Joyce, che incontrò prima di lavorare alla Westinghouse.

Dunlop e la divisione tra politica ed economia

Amico del filosofo spiritualista Rudolf Steiner, Dunlop condivideva tra l’altro con costui l’idea che fosse in futuro sempre più necessario di dare articolazioni all’economia distinte, separate da quelle della politica e che non condizionassero, involgarendola la cultura. E proprio a questo quadro di pratiche esperienze e di passioni interiori si deve la sua idea più spregiudicata di creare dell’istituzioni sovranazionali, separate dalla politica degli stati, alle quali venisse delegata l’amministrazione delle risorse energetiche. Certamente una proposta forte, per molti versi velleitaria, e tuttavia quanto oggi si richiede per esempio nel Mediterraneo orientale è una soluzione forse non troppo distante da questa. Per fare al meglio gli interessi dell’Egitto e di Israele e dell’Europa, di cui Cipro è parte, occorrerebbe appunto la separazione e la messa in sicurezza dell’amministrazione economica degli imponenti giacimenti di gas dalla politica. La Comunità economica del carbone e dell’acciaio fu del resto qualcosa del genere e contribuì non poco a superare i disastri e le inimicizie lasciati dalla guerra in Europa. Occorrerebbe forse la temerarietà di riconsiderare l’idea di Dunlop, per pensare un criterio di gestione comune durevole dei giacimenti dell’aerea. E questo superamento della politica con istituzioni puramente economiche del resto non potrebbe essere la strada per far fronte all’altra questione quella dell’acqua che avvelena i rapporti tra Turchia, Siria, Iraq nell’apocalittico scenario di quell’area? Non sarebbe male forse ricordarsi di D. N. Dunlop.