L'Algeria va alle urne pensando al futuro

L'Algeria va alle urne pensando al futuro

Alessandro Scipione
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A spostare l'ago della bilancia sulle elezioni del 4 maggio sembra siano più le ipotesi sull'affluenza alle urne piuttosto che i partiti in lizza. Il Fronte di liberazione nazionale resta il favorito, ma la maggioranza parlamentare del partito potrebbe essere messa in discussione dal Raggruppamento nazionale democratico, oggi molto compatto

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Gli elettori algerini sono chiamati a votare il 4 maggio per il rinnovo dell'Assemblea nazionale del popolo: la Camera bassa del parlamento. Per conquistare i 462 parlamentari, sono in lizza dodicimila candidati appartenenti a 57 partiti, ma, come in passato, anche questa volta il Fronte di liberazione nazionale (Fln), storica formazione governativa, è considerato il vincitore certo della consultazione. La vera incognita, in effetti, è quella dell’affluenza.
L’anziano presidente Abdelaziz Bouteflika, al potere dal 1999, ha firmato lo scorso 2 febbraio il decreto di convocazione delle elezioni, cui sono chiamati 23 milioni di algerini. I seggi saranno oltre 4.700, dislocati fin nei più remoti angoli di quello che è il più vasto paese del continente africano. In occasione delle elezioni del 2012 l'affluenza ai seggi si fermò al 43,14%, e stavolta il governo spera in una partecipazione superiore al 51%, anche perché la consultazione è considerata una sorta di prova generale per la vera partita del potere in Algeria: le elezioni presidenziali che si terranno nel 2019.

Leadership contesa

Eppure, per la prima volta, la maggioranza parlamentare dell’Fln potrebbe essere messa in discussione dal Raggruppamento nazionale democratico (Rnd). Entrambi i partiti fanno parte dell'apparato statale, e insieme controllano gran parte dell'elettorato. Il Fronte, tuttavia, ha subito diverse scosse negli ultimi mesi, culminate il 22 ottobre del 2016 con le clamorose dimissioni dell'ex segretario generale del partito, Amar Saidani. Ufficialmente, l'ex leader dell'Fln ha lasciato l'incarico per motivi di salute, ma sono in molti a ritenere che il suo ritiro sia dovuto ad uno scontro con la cerchia presidenziale, che non avrebbe gradito la sua "esuberanza". A prendere il posto di Saidani è stato Djamel Ould Abbas, uomo molto vicino alla famiglia Bouteflika, di professione medico. Il nuovo segretario generale ha assunto la guida del partito in un periodo difficile e con una missione ben precisa: mantenere la posizione di forza del Fronte nazionale sulla scena politica algerina, cercando di riempire il vuoto lasciato da Saidani.
Il Raggruppamento nazionale democratico, invece, sembra essersi ricompattato. Il leader dell'Rnd è Ahmed Ouyahia, potente consigliere personale del presidente Bouteflika e fra i candidati papabili alla sua successione. Il partito ha deciso di moltiplicare gli incontri con la base e di serrare i ranghi in vista delle consultazioni parlamentari. Appare tuttavia difficile che l’Rnd possa invertire i rapporti di forza in parlamento. Più probabile è che il Raggruppamento migliori il risultato del 6,86% ottenuto alle scorse politiche del 2012, quando l'Fln aveva stravinto con il 17,35% dei voti.

Il fronte islamico

Tre sono i principali partiti algerini d’ispirazione religiosa: il Movimento della società per la pace (Hamas, da non confondersi con l’omonimo il gruppo palestinese); il Movimento della rinascita (Ennahda, non legato al partito democratico musulmano tunisino dallo stesso nome) ed il Fronte per il cambiamento, nato da una scissione di Hamas. La maggior parte degli algerini ha però un triste ricordo dei partiti d’ispirazione islamica, dopo l'incubo del "Decennio nero", quando la guerriglia tra fondamentalisti islamici ed esercito causò una vera e propria ecatombe. Le stime dei morti della guerra civile sono comprese tra i 150 mila e i 200 mila morti, ma i dati reali non sono mai stati accertati.
Le elezioni del prossimo 4 maggio rappresentano comunque un test importante per i movimenti islamisti, dopo la sconfitta della cosiddetta "Alleanza verde", che nel 2012 raggiunse un magro 6,22%, rimanendo ben lontana dalle percentuali ottenute negli anni scorsi dai Fratelli musulmani in Egitto, Tunisia e Marocco. Il Movimento della società per la pace è forse il partito d’ispirazione islamica più credibile sulla scena algerina, nonostante la recente scissione interna.
Il fronte islamico si sta ricompattando dopo una frammentazione estrema, dovuta anche ai personalismi dei vari leader. Difficilmente, però, l'alleanza islamista potrà mobilitare la grande moltitudine di giovani algerini disillusi che, più verosimilmente, si rifugeranno nell’astensione.

Boicottaggio, polemiche e sicurezza

L’ex primo ministro Ali Benflis, ha deciso di boicottare le elezioni legislative perché "l’opposizione non ha voce in parlamento". Una scelta dettata dal "degrado totale della vita politica in Algeria negli ultimi tre anni", ha detto Benflis, che nel 2014 si era candidato alla presidenza della Repubblica.
Parte dell'opposizione spera in una bassa affluenza alle urne per mettere in discussione la legittimità del voto e del parlamento stesso. Le autorità, nel frattempo, hanno chiuso i confini di terra per garantire la stabilità e la sicurezza, in vista dell’appuntamento elettorale. Il timore è che terroristi provenienti dalla Libia e dal Mali possano infiltrarsi nel paese per compiere attentati. Quanto alla regolarità del voto, spetterà agli oltre 300 gli osservatori internazionali vigilare sulle operazioni.