Africa: la priorità è garantire l'accesso all'energia

Africa: la priorità è garantire l'accesso all'energia

Giuseppe Didonna
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Per rendere più appetibili gli investimenti nel continente è necessario puntare sulla domanda energetica interna che attualmente rappresenta appena il 4% di quella globale

L’ultimo giorno di lavori del World Energy Congress ha riportato l’attenzione sul continente africano, in cui poco meno del 70% della popolazione non ha ancora accesso all’energia e l’80% della stessa vive lontana dai centri urbani.
La possibilità di rendere più rapidi la transizione finanziaria, e attirare gli investimenti, è un tema che è stato al centro della discussione, poiché si tratta di fattori chiave per sviluppare infrastrutture sostenibili, in un’area che può contare su di un potenziale illimitato di energia pulita.
Il successo di quest’ultimo passaggio dipende in gran parte da un sistema di garanzie che abbassi il rischio d’investimento, soprattutto per i privati; importante in questo senso è l’integrazione del settore di investimenti privato a quello di origine pubblica o proveniente dalle banche per lo sviluppo.

La domanda africana

La domanda si alimenta aiutando l'#Africa a migliorare la propria condizione @StandardBankZA

"Puntare sulla domanda". Sembra essere questa la ricetta individuata dal WEC, che sottolinea come non si possa considerare appetibile un investimento in ambito energetico nel Paese, quando la domanda africana costituisce appena il 4% della domanda globale. Appena un mese fa USAID ha annunciato che 1 miliardo di dollari di investitori privati era stato destinato a finanziare una rete di infrastrutture chiamata ‘Power Africa’, un programma da 10,000 MW di produzione, del quale avrebbero beneficiato 20 milioni di "new" "customers", vale a dire persone a cui l’accesso all’energia è, ad oggi, negato. Pochi giorni prima dell’inizio del congresso, il governo della Tanzania ha annunciato un pacchetto di aiuti da 1,6 miliardi di dollari da parte della Banca Mondiale, per eliminare il problema dell’insufficienza energetica.
Mustapha Baba Shehuri ministro per Energia e lavoro della Nigeria, dopo aver ricordato l’esplosione democratica del continente, la cui popolazione è passata in 10 anni da 900 milioni a 1,2 miliardi di abitanti, ha ribadito che bisogna puntare proprio sui consumatori.
"Rendere loro l’energia accessibile, creare posti di lavoro con le infrastrutture, migliorare le condizioni di vita in generale, non potrà che costituire un’attrattiva per gli investitori".
A spostare l’attenzione sul dramma energetico dell’Africa Sub Sahariana è invece Suleiman Jasir Al Herbish, Direttore Generale di OFID, secondo cui, alle condizioni attuali, i mercati regionali non sono in grado di garantire un miglioramento della situazione, che può realizzarsi solo operando a livello globale. Al Herbish auspica la creazione di una banca dati globale, da cui tutti, produttori, investitori e importatori, possano trarre le informazioni ritenute necessarie.
Non ha usato mezzi termini Mansoor Hamayun, co fondatore e amministratore delegato di Bboxx, che ha affermato "essere giunto il tempo di dare elettricità all’Africa". Ancora una volta l’auspicio è che sussidi, scelte politiche ed esenzioni, favoriscano il risparmio e affianchino la costruzione di infrastrutture di collegamento, con ricadute positive. Sulle condizioni di vita dei potenziali fruitori del servizio. "Se migliora lo standard di vita sale anche la domanda".
Ancora una volta a finire sotto i riflettori è cooperazione tra investimenti pubblici e privati, perché è impensabile che un continente come l’Africa non punti sulle rinnovabili, a maggior ragione dopo il boom di investimenti che ha riguardato queste ultime nel 2015: 348 miliardi di dollari, la metà dei quali provenienti da governi di Paesi in via di sviluppo.

Rendere l'energia accessibile, creare posti di lavoro con le infrastrutture, migliorare le condizioni di vita in generale, non potrà che costituire un'attrattiva per gli investitori

La governance

Il Congresso ha proposto un mix energetico tale da poter raggiungere le aree rurali del continente e abbassare il rischio derivante dall’incertezza della produzione eolica e solare.
Bruno Bensasson, Capo esecutivo della Africa Business Unit di Engie, ha dichiarato: "Una buona governance abbassa la necessità di capitali", lanciando così un messaggio ai rappresentanti dei governi africani presenti a Istanbul, invitati a predisporre un sistema di regole che favoriscano il dialogo tra settore pubblico e privato. David Humphrey, capo del settore Energia e Infrastrutture di Standard Bank, riporta ai sistemi di storage la centralità del problema. Secondo Humphrey, l’implementazione di questi ultimi permette di affrontare discorsi più a lungo termine. Humphrey fa notare come la crisi del petrolio abbia colpito le capacità finanziarie di molti governi africani e bloccatogli investimenti. "La domanda si alimenta aiutando l’Africa a migliorare la propria condizione".
Un’altra sessione si è concentrata sul potenziale inespresso del continente, sulle possibilità di puntare solo sulle risorse già presenti nel medesimo territorio africano. Si parte dalla certezza dell’enorme potenziale, sia a livello di idrocarburi che di rinnovabili, ma ci si scontra con una iniqua distribuzione delle risorse e con la situazione di sottosviluppo in cui le riserve spesso si trovano.
Bonang Mohale, General Manager di Shell Commercial Sud Africa e vice presidente per l’Africa del World Energy Council ha illustrato i risultati di un report commissionato alla McKinsey,  secondo cui, a bloccare gli investimenti in ambito energetico, che avrebbero consentito una migliore interconnessione tra diverse aree del continente, sono state le primavere arabe e il crollo del prezzo del petrolio.
Andrew N. Kamau, Segretario della Petroleum Kenya, ha illustrato il piano messo a punto con il governo.
"Nel 2030 tutti avranno elettricità perché ne hanno bisogno". Dal 1912 al 2012 hanno ottenuto accesso all’energia 2,2 milioni di consumatori keniani, 2,6 milioni tra il 2012 e il 2016. Per raggiungere questo risultato, il governo keniano ha sfruttato l’attività vulcanica e le sorgenti di energia geotermica presenti nel Paese. Un salto in avanti nell’utilizzo delle rinnovabili "molto più economico del gas, che non abbiamo".
L’Unione dei Paesi africani ha stilato un programma che prevede la realizzazione di 15 progetti, tra cui nove centrali idroelettriche, un gasdotto, un oleodotto e delle infrastrutture di collegamento, alcuni dei quali potrebbero divenire operativi in pochi mesi. L’obiettivo è quello di interconnettere le aree rurali ai centri di produzione e smistamento, attirando capitali attraverso lo sviluppo di nuove tecnologie.
Thomas Duveau, a capo del settore Business Development di Mobisol, approva il modello delle connessioni infrastrutturali, tuttavia, sopratutto nel breve termine, propone soluzioni basate sul decentramento.
"Le aree rurali non hanno accesso all’elettricità, ma possono utilizzare pannelli solari sufficienti a soddisfare il fabbisogno familiare. E’ una soluzione che funziona e ha avuto grande diffusione".