Cambio di passo tra Washington e Teheran?

Cambio di passo tra Washington e Teheran?

Giuseppe Acconcia | Giornalista specializzato in Medio Oriente
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L'approdo di Trump alla Casa Bianca, e il consolidamento delle posizioni repubblicane, potrebbero influire negativamente nei rapporti tra USA e Iran e "stoppare " il processo di attuazione degli accordi sul nucleare. E mentre gli analisti sperano in un intervento russo "moderatore", gli investimenti esteri in Iran accelerano

La vittoria dei Repubblicani alle elezioni presidenziali dello scorso 8 novembre negli Stati Uniti ha aperto una nuova pagina in politica estera. In particolare, le relazioni tra Washington e i principali Paesi del Medio Oriente potrebbero subire una svolta in seguito alle dichiarazioni dell’entourage del presidente eletto, Donald Trump, in merito all’inserimento dei Fratelli musulmani nelle liste dei gruppi terroristici e ad un nuovo corso nella lotta contro lo Stato islamico (Isis). E così, le novità avranno effetti sui conflitti in Siria, in Iraq e in Afghanistan. Eppure, prima di tutto, l’attuazione di uno degli accordi internazionali maggiormente voluti dall’amministrazione uscente di Barack Obama, l’intesa di Vienna firmata nel luglio 2015 sul nucleare iraniano, potrebbe subire una battuta d’arresto. Secondo i tempi stabiliti a Vienna, le sanzioni internazionali contro Teheran, imposte e inasprite negli ultimi dieci anni, dovrebbero essere state già cancellate. Tuttavia, soprattutto le banche Usa procedono a rilento con lo scongelamento dei milioni di dollari bloccati in seguito alle sanzioni per il programma nucleare. Secondo il presidente iraniano, Hassan Rouhani, "il risultato delle elezioni negli Stati Uniti non avrà alcun effetto sulle politiche della Repubblica islamica", incalzato dal ministro degli Esteri e capo negoziatore, Javad Zarif, che ha ricordato come l’intesa non può essere rinegoziata perché appoggiata anche da Russia, Francia, Gran Bretagna e Germania (P5+1). Durante la campagna elettorale, Donald Trump aveva dichiarato di voler smantellare l’intesa sul nucleare una volta eletto, accusando di "terrorismo" il popolo iraniano. Per questo l'ayatollah Ahmed Khatami, ha richiesto scuse ufficiali agli Stati Uniti "per il popolo iraniano" in uno dei suoi ultimi interventi.

Un passo indietro per le relazioni bilaterali Usa-Iran

E così le relazioni tra Stati Uniti e Iran sembrano in salita. La vittoria dei moderati alle elezioni del giugno 2013 aveva segnato un lento riavvicinamento tra Washington e Teheran con i primi contatti tra i presidenti dei due Paesi dopo oltre trent’anni di gelo diplomatico. Non solo, l’intesa di Vienna aveva aperto la strada dell’inclusione iraniana nel mercato globale, all’aumento degli investimenti esteri, soprattutto europei, insieme alla riapertura dell’ambasciata britannica a Teheran. La vittoria dei Repubblicani, che hanno sempre puntato sull’imposizione di nuove sanzioni contro l’Iran, potrebbe segnare un passo indietro nelle relazioni bilaterali tra Teheran e Washington nonostante le intenzioni manifestate dal presidente eletto, Donald Trump, di trovare un’intesa con Mosca per la gestione della crisi siriana. "È importante per gli iraniani capire e valutare la politica del nuovo governo degli Stati Uniti", ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Bahram Qassemi, aggiungendo che "la nazione iraniana ha avuto amare esperienze per quanto riguarda le politiche passate dei presidenti statunitensi".

A questo punto molti analisti vedono con incertezza il futuro dell’intesa di Vienna. "Questa elezione è la prova che non possiamo dare nulla per garantito", ha spiegato Trita, presidente del Consiglio nazionale irano-americano (Niac). "Il rischio di una discriminazione legalizzata è reale. Per questo ci auguriamo che il presidente eletto prenda le distanze dalle dichiarazioni rilasciate in campagna elettorale", ha aggiunto Parsi.
Soprattutto i politici radicali, vicini all’ex presidente Mahmud Ahmadinejad, sono in fibrillazione in queste ore. Teheran potrebbe rompere l'accordo sul nucleare se gli Stati Uniti non dovessero revocare le sanzioni. È quanto ha minacciato il vice comandante dei Pasdaran, Hussein Salami. Il generale ultra-conservatore ha sottolineato che l'Iran potrebbe rivedere il suo programma nucleare e i livelli di arricchimento dell’uranio in seguito alle dichiarazioni rilasciate dai politici Repubblicani.

A Teheran non si ferma il boom di investimenti esteri

Eppure non sembra affatto vicino un freno all’aumento degli investimenti esteri nel Paese. Teheran ha sottoscritto sessanta accordi economici dopo la firma dell'intesa sul nucleare, metà dei quali sono stati già implementati nei settori industriale, minerario e commerciale.
L'Iran ha poi firmato un accordo da 4,8 miliardi di dollari con un consorzio guidato dalla francese Total per lo sviluppo del giacimento di gas South Pars. L'accordo, firmato alla presenza del ministro del petrolio Bijan Zangeneh, è il più importante raggiunto finora tra l'Iran e le società energetiche europee. Il campo di South Pars contiene 14 mila miliardi di metri cubi di gas, l'8% delle riserve mondiali. Tuttavia, non ci sono buoni segnali in politica interna in particolare nel rispetto dei diritti umani. Per questo, diciassette parlamentari iraniani hanno scritto una lettera al Procuratore generale, Mohammad Jafar Montazeri, chiedendo spiegazioni sulla condanna a 16 anni di reclusione per l’attivista, Narges Mohammadi. Infine, il parlamento iraniano ha votato la fiducia a tre nuovi ministri: Cultura, Sport e Istruzione. Questo potrebbe segnare un rafforzamento delle posizioni moderate nelle politiche culturali fin qui limitate dai politici conservatori. La vittoria Repubblicana negli Stati Uniti potrebbe rafforzare la componente ultra-conservatrice in Iran. La possibilità che Washington non dia seguito ai suoi impegni per la cancellazione delle sanzioni contro l’Iran potrebbe mettere in discussione l’intero impianto dell’accordo raggiunto a Vienna tra Teheran e la comunità internazionale. Questo potrebbe comportare la fine della stagione del riavvicinamento tra Stati Uniti e Iran. Tuttavia, Mosca potrebbe giocare un ruolo decisivo nel favorire la completa attuazione dell’intesa con l’obiettivo di raggiungere una soluzione condivisa con Washington per la crisi siriana.