La partita dei gasdotti
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Il recente riavvicinamento tra Ankara e Mosca ha riaperto il capitolo delle infrastrutture energetiche che dovrebbero portare il gas russo verso l'Europa, con un'accelerazione soprattutto per quanto riguarda il progetto di realizzazione del Turkish Stream, a scapito della ventilata ipotesi di raddoppio del North Stream

L’incontro a San Pietroburgo tra il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e il suo omologo russo, Vladimir Putin, lo scorso 9 agosto, ha segnato un primo passo nel riavvicinamento tra Mosca e Ankara. Le sanzioni russe contro la Turchia vennero stabilite in seguito all’abbattimento, lo scorso autunno, del Sukhoi Su-24, impegnato in bombardamenti nel Nord della Siria. Decine di imprenditori turchi dovettero cancellare i loro affari in Russia. Non solo, l’Agenzia per la tutela dei consumatori russa predispose il ritiro di tonnellate di prodotti provenienti dalla Turchia, considerati a rischio. E introdusse controlli severi sui prodotti agricoli turchi. Le restrizioni hanno riguardato anche i progetti per il gasdotto Turkish Stream e per la centrale nucleare di Akkuiu. Le autorità russe si erano mostrate intenzionate invece a procedere con il progetto North Stream (che dovrebbe essere in funzione a partire dal 2019), nonostante le resistenze di alcuni Paesi europei. Tuttavia, un nuovo corso nelle relazioni bilaterali tra i due Paesi potrebbe anche segnare un’accelerazione nella realizzazione del progetto Turkish Stream. Questo potrebbe comportare da parte russa una rivalutazione dei progetti in corso di realizzazione di estensione del gasdotto che fornisce il Nord Europa (North Stream).

 

Gli effetti del rapprochement tra Mosca e Ankara sul gasdotto South Stream

Grazie ad accordo con #Mosca sul #gas, Erdogan bypassa l'isolamento e accelera su progetto #TurkishStream @stradedellest

Durante l’incontro di San Pietroburgo, Erdogan e Putin hanno discusso anche di un possibile scongelamento dei progetti per la realizzazione del South Stream e del Turkish Stream, dopo la crisi dello scorso inverno. Dopo la visita del presidente turco, il ministro dell’Energia russo, Aleksandr Novak, ha annunciato il riavvio delle procedure per la realizzazione del Turkish Stream. Secondo analisti russi, un passo in questo senso avrebbe effetti positivi per il colosso energetico russo Gazprom, sebbene restino aperte non poche incognite in merito all’instabilità politica in Turchia. Tuttavia, più cauto è sembrato il presidente russo. Vladimir Putin che non ha escluso che Mosca possa prima di tutto riprendere in mano il progetto South Stream, il gasdotto che raggiungerebbe l’Europa meridionale partendo dalla Russia e attraversando la Bulgaria. Furono le autorità bulgare a fermare la realizzazione del gasdotto nel dicembre 2014 in seguito alle richieste della Commissione europea in relazione alle restrizioni imposte dal Terzo Pacchetto Energia dell’Unione Europea. Con l’interruzione del passaggio bulgaro, il presidente russo annunciò la realizzazione del Turkish Stream per bypassare i limiti imposti dall’Ue. Tuttavia, anche questo secondo progetto venne congelato in seguito alla crisi diplomatica tra i due Paesi dello scorso anno. E così, proprio per il congelamento dei progetti di gasdotti nel Mar Nero, Mosca aveva annunciato l’estensione verso Sud del North Stream, il gasdotto che transita per il Mar Baltico e fornisce il Nord Europa con l’obiettivo di evitare anche il territorio ucraino, colpito dalla crisi politica del 2014.

"Con il riavvicinamento con Mosca, Erdogan sta cercando di superare il suo crescente isolamento e l'ostilità di Unione europea e Stati Uniti"

Ankara: instabilità politica e adesione all'Unione europea

"Con il riavvicinamento con Mosca, Erdogan sta cercando di superare il suo crescente isolamento e l’ostilità di Unione europea e Stati Uniti", ha spiegato il docente dell’Università di Londra (Birkbeck), Sami Zubaida. Ankara sta attraversando una lunga fase di instabilità politica. In seguito al tentato colpo di stato del 15 luglio scorso, il governo turco è impegnato in una campagna che ha l’obiettivo di individuare militari, giudici, giornalisti, poliziotti e insegnati, sospettati di aver partecipato al golpe o di appoggiare lo sheykh, in esilio negli Stati Uniti, Fetullah Gulen, che, secondo Erdogan, sarebbe il mandante dell’azione.
Il parlamento turco ha dichiarato lo stato di emergenza per tre mesi in seguito al fallito  colpo di stato. Governo e presidente hanno acquisito poteri speciali. Non solo, è stata disposta la sospensione della Convenzione europea dei diritti umani, mentre è ancora acceso il dibattito sulla possibile reintroduzione della pena capitale. Una decisione in questo senso potrebbe avere effetti negativi sul processo di adesione di Ankara all’Unione europea. Il presidente turco ha cercato di dare prova del sostegno popolare che ancora gli è accordato. Alla manifestazione dello scorso 7 agosto centinaia di migliaia di persone hanno assicurato il loro appoggio al partito Giustizia e Sviluppo (Akp). Allo stesso modo, nella notte in cui alcuni militari hanno tentato il golpe, centinaia di persone sono scese in piazza contro il ritorno dei militari. Insieme alla nuova ondata repressiva in politica interna, Erdogan ha tentato un primo passo nel riavvicinamento con le autorità russe. Il presidente turco ha anche accordato un temporaneo sostegno alla missione di Mosca in Siria. Non solo, l’esercito turco, in coordinamento con Washington e Mosca, è entrato nel Nord della Sira per limitare l’avanzata dei jihadisti dello Stato islamico (Isis) e contenere i combattenti curdi del Partito democratico unito (Pyd). Nel lungo periodo, questo riposizionamento di Ankara in politica estera potrebbe accelerare la realizzazione del Turkish Stream o permettere di ripensare il percorso del South Stream. Questo potrebbe produrre effetti positivi che, da una parte, potrebbero archiviare il crescente isolamento della Turchia e, dall’altra, facilitare gli interessi finanziari della compagnia russa Gazprom.