Libia: le sfide del Governo di al-Sarraj

Libia: le sfide del Governo di al-Sarraj

Giuseppe Acconcia | Giornalista specializzato in Medio Oriente
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La sicurezza dei pozzi petroliferi e la gestione dei flussi migratori sono i due banchi di prova essenziali per il Governo di accordo nazionale. Si allontana l'ipotesi di un intervento internazionale

La Conferenza di pace di Vienna dello scorso 16 maggio ha allontanato l'ipotesi di un intervento internazionale in Libia. Il premier del Governo di accordo nazionale (Gna), Fayez al-Sarraj, ha chiesto piuttosto di rivedere l'embargo sulle esportazioni di armi per rafforzare il Gna contro i jihadisti dello Stato islamico (Isis), attivi nel Paese in particolare a Sirte. Anche l'inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Martin Kobler, ha confermato che tra i " 2.000 e 3.000 militanti di Isis" sono attivi nella regione di Sirte mentre aumentano i contatti tra i jihadisti libici e i miliziani di Boko Haram, attraverso il Ciad e il Niger. Dopo il suo arrivo a Tripoli, il premier in pectore al-Sarraj aveva ottenuto il sostegno della compagnia nazionale (Noc) e della Banca centrale. Tuttavia, il mercato petrolifero libico continua ad essere fortemente penalizzato dall'instabilità politica che divide il Paese. In particolare, il ferimento del capo della Petroleum Protection Guard, Ibrahim Jadran, aveva immediatamente innescato la richiesta di un intervento internazionale di peace-enforcement alle Nazioni Unite da parte di al-Sarraj.

Il Governo di accordo nazionale e la battaglia di Sirte

Le fazioni di Tripoli e Tobruk si sono divise in merito al riconoscimento del Gna, nato in seguito agli accordi di Skhirat in Marocco, raggiunti nel dicembre del 2015 grazie alla mediazione delle Nazioni unite, e sostenuto dalla comunità internazionale. Tuttavia, né il Congresso di Tripoli (Cng) né il parlamento di Tobruk hanno votato la fiducia ad al-Sarraj. Nel primo caso, il premier Khalifa Gweil ha dato il via libera all'insediamento del governo unitario per poi tornare sui suoi passi e subire misure sanzionatorie da parte degli Stati Uniti. D'altra parte, la fazione di Tobruk, vicina al generale Khalifa Haftar, e sostenuta dall'Egitto, continua a chiedere un ruolo più significativo all'interno del Gna. Senza successo, 102 deputati di Tobruk hanno tentato di votare la fiducia per al-Sarraj, nonostante l'opposizione del presidente dell'assemblea, Aqila Saleh.

Dopo la liberazione del centro di Derna, controllato dai miliziani dello Stato islamico, per mano dei gruppi jihadisti vicini ad Ansar al-Sharia, sia l'esercito di al-Sarraj sia i militari fedeli ad Haftar puntano alla liberazione di Sirte da oriente e da occidente. Il commando congiunto che unisce i miliziani di Misurata e gli uomini di al-Serraj, impegnati nell’operazione Struttura solida (al-Bunyan al-Marsous), si troverebbero a circa 100 chilometri a est di Sirte. Secondo il quartier generale di al-Bunyan, sarebbero ancora in corso combattimenti tra Wadi Alloud e Abu Najaim, mentre proseguirebbero gli scontri sulla linea del fronte. "Tutte le milizie locali vogliono dimostrare di voler combattere Isis pur di accreditarsi agli occhi degli Stati Uniti", ha spiegato ad Abo, Mattia Toaldo, analista de European Council on Foreign Relations.

Il mercato petrolifero libico e l' "Operazione Sophia"

L'instabilità politica ha influito non poco sulla sicurezza dei terminal petroliferi e determinato un nuovo incremento dei flussi di profughi diretti in Europa. In particolare, i jihadisti locali avrebbero preso il controllo del checkpoint 52 nel terminal petrolifero di Marsa Brega. La compagnia petrolifera nazionale (Noc) aveva denunciato la tentata esportazione illegale di petrolio dalla città di Bayda in Cirenaica attraverso la compagnia della Libia orientale, Agoco. Il cargo, battente bandiera indiana, è stato fermato in acque territoriali maltesi. Il Consiglio di sicurezza Onu ha subito dichiarato illegale la petroliera. L’ambasciatore libico all’Onu, Ibrahim Dabbashi, aveva presentato una richiesta formale alle Nazioni Unite per preservare il carico di 350.000 barili di petrolio. La nave Distya Ameyda era salpata dalle coste libiche su commissione della società Dsa Consultancy, con sede negli Emirati arabi uniti (Eau). Un’azione simile era costata il futuro politico dell’allora premier, Ali Zeidan, che non aveva saputo fermare la vendita illegale di petrolio del cargo Nord-coreano Morning Glory. Non solo, i continui sbarchi di profughi nel Canale di Sicilia confermano che i miliziani di ogni fazione tentano di fare leva anche sul business delle migrazioni per accreditarsi agli occhi della comunità internazionale. Proprio per questo, il vice-premier del Gna, Ahmed Maitig, in visita a Roma, ha chiesto di trovare con la Libia un accordo in tema di gestione dei flussi migratori simile a quello raggiunto dall’Unione europea con la Turchia. In realtà, secondo il parlamento inglese, anche la terza fase di Eunavfor Med, "Operazione Sophia", che ha lo scopo di arrestare gli scafisti in acque territoriali libiche, non sarebbe adeguata a far fronte all'incremento dei flussi. L'insediamento del Governo di accordo nazionale (Gna) di Fayez al-Sarraj sta trovando la resistenza soprattutto del generale Khalifa Haftar che vorrebbe ricoprire un ruolo politico di rilievo nel nuovo esecutivo. Qualora il Gna riuscisse a rafforzassi, lo spettro di un nuovo intervento armato internazionale nel Paese potrebbe allontanarsi, nonostante Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna siano già attivi nel conflitto e pronti, insieme all'Italia, ad un impegno più incisivo nel Paese. La sicurezza dei pozzi petroliferi e la gestione dei flussi migratori sono i 2 banchi di prova essenziali per al-Sarraj che sta guadagnando terreno nella battaglia contro i jihadisti di Isis, ancora attivi nel Paese.