2030, la transizione saudita
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I piani di trasformazione dell'impianto sociale e, soprattutto economico, profilato dall'establishment del Regno Saudita dovrebbero garantire maggiore stabilità e occupazione non solo a Riyad, ma a tutta la regione araba e non solo, alla luce dell'importanza che il Paese riveste nello scacchiere mondiale

L'Arabia Saudita è un paese fondamentale per la sua regione e a dimensione globale. Uno dei fattori più rilevanti riguarda l’importanza religiosa che il paese riveste per 1,6 miliardi di musulmani. I pellegrinaggi Hajj e Umra sono molto importanti per i musulmani. L'Hajj è persino obbligatorio, anche se sono previste delle condizioni che possono annullare il vincolo. L'Umra non è obbligatorio, ma è considerato come uno degli eventi più importanti nella vita di un musulmano, se il fedele è nelle condizioni di poter effettuare tale pellegrinaggio. L'unico paese in cui l’Hajj e l'Umra possono aver luogo è l’Arabia Saudita, soprattutto a Medina e La Mecca. I fedeli giungono in Arabia Saudita da tutto il mondo per partecipare a questi pellegrinaggi. Quando milioni di persone provenienti da Paesi come Indonesia, India, Pakistan, Bangladesh, Cina, Unione Europea, Nord America, Africa, Medio Oriente, Nord Africa e altri ancora vengono in Arabia Saudita, è chiaro che il Paese diventa il centro dell'attenzione. Il turismo copre circa il 2,7% del PIL dell'Arabia Saudita, e buona parte degli introiti di questo settore va ascritto al turismo religioso. L'importanza politica, religiosa, diplomatica e anche economica dell'Arabia Saudita, come punto focale dell’Islam (oltre ai pellegrinaggi, per esempio, tutti i musulmani devono rivolgersi cinque volte al giorno verso la Ka'ba della Mecca durante le loro preghiere) è fondamentale per comprendere l'importanza della stabilità e della prosperità del Paese. L’Islam nasce in Arabia Saudita. L'Arabia Saudita è il suo più importante punto di riferimento religioso.

Un'economia centrata sul petrolio

L'Arabia Saudita è un Paese di spicco all’interno dell’OPEC e nei mercati mondiali del petrolio. È il maggiore produttore, e di gran lunga il maggior esportatore netto, di greggio. Gran parte delle sue esportazioni è diretta in Asia, ma anche l'Unione europea e gli Stati Uniti dipendono dal petrolio saudita. Inoltre, rappresenta la maggiore fonte di approvvigionamento petrolifero per la Cina, il Giappone, la Corea del Sud e l’India, quattro delle economie più importanti del pianeta e tra le più popolose del mondo, nonché fattori trainanti per l’economia mondiale. Il petrolio dell'Arabia Saudita è uno dei combustibili più importanti per l'Asia e le grandi economie occidentali e, pertanto, per l'economia mondiale. Con tutta probabilità, diventerà sempre più importante per lo sviluppo del sud-est asiatico, e in particolare per l'Indonesia, che non solo è una nazione molto popolosa, ma vanta anche la più alta densità di musulmani. Le esportazioni dell'Arabia Saudita sono dominate dal petrolio diretto in Asia, in UE e negli USA. Le sue importazioni arrivano invece da svariati Paesi del Medio Oriente, dell’Asia, dell’Europa, dell’Africa e del Sud America. L'Arabia Saudita è il terzo maggior importatore di armi e attrezzature militari e rappresenta perciò una parte molto importante del commercio di questo settore. Molti posti di lavoro nei Paesi in cui si producono i prodotti e servizi che vengono importati dipendono dalla domanda saudita.

Scambi commerciali a livello globale

L’Arabia Saudita è il secondo Paese più importante in termini di rimesse di denaro. Solo gli USA registrano volumi maggiori. I maggiori beneficiari delle rimesse di denaro provenienti dall’Arabia Saudita sono l'India, l’Egitto, il Pakistan, il Bangladesh, l’Indonesia, le Filippine e lo Sri Lanka. La vita di molte famiglie e comunità di questi Paesi dipende da tali rimesse di denaro. L'Arabia Saudita vanta flussi di investimenti diretti verso la Cina, la Turchia, gli Emirati Arabi Uniti, la Giordania, la Corea del Sud, l’Egitto, il Libano, il Sud Africa, il Pakistan e gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti, la Francia, il Giappone, gli Emirati Arabi Uniti, la Cina, i Paesi Bassi, l’India, la Malesia, Singapore, la Germania e molti altri Paesi investono in Arabia Saudita. Le recenti visite in Asia del re saudita favoriranno maggiori flussi di IDE sauditi, in entrata e in uscita, in quella regione del mondo. Rispetto all’area di appartenenza, l'Arabia Saudita intrattiene forti legami economici, commerciali e turistici con il Bahrain, l’Egitto e gli Emirati Arabi Uniti. Molti sauditi, ad esempio, si recano in Bahrain per le vacanze, mentre, negli ultimi anni, gli egiziani costituiscono il gruppo più numeroso di pellegrini Umra. L'Arabia Saudita è un importante partner economico, politico, diplomatico e militare per i membri del CCG e per molti Paesi del Nord Africa e del Levante. Riyad occupa la ventesima posizione tra le maggiore economia del mondo, più o meno tra la Svizzera e l’Argentina. Ha il ventunesimo maggior PIL pro capite ed è il quarantaseiesimo Paese più popoloso al mondo.

In prima linea nella lotta al terrorismo

L'Arabia Saudita è spesso vista come un ostacolo per le ambizioni e i desideri egemonici dell'Iran. Il Paese ha sempre fornito un forte appoggio nelle zioniazioni anti-terrorismo, anche in termini di intelligence e di altri canali di condivisione delle informazioni nel corso della lotta contro l’estremismo violento. Il Paese fa parte di molte coalizioni che puntano a sconfiggere questa minaccia. Molti osservatori internazionali non vedono di buon occhio il complesso rapporto che Riyad ha avuto in passato con alcuni movimenti estremisti, ma negli ultimi anni l'Arabia Saudita ha cambiato rotta ed è stata un partner sempre più affidabile per i Paesi che nel mondo lottano per contrastare l'estremismo violento. Il Paese è stato spesso vittima del terrorismo in diverse occasioni. L'Arabia Saudita ha contribuito e finanziato la messa in sicurezza delle rotte marittime di comunicazione nella propria regione e persino altrove. Per molti anni ha inviato aiuti ai Paesi in via di sviluppo e ha investito considerevoli somme in beneficienza a favore dei poveri di tutto il mondo. È impegnata in molte organizzazioni internazionali e partecipa ad alcuni tra i più importanti gruppi e organizzazioni su temi economici, diplomatici e altro ancora.

I principali obiettivi del piano 2030

Secondo alcuni recenti rapporti dell’FMI, l'Arabia Saudita intenderebbe ridurre il suo tasso di disoccupazione a circa il 7 percento, rispetto all’attuale 11,6 percento. Il paese vuole aumentare la presenza delle donne nella forza lavoro fino al 30 percento del totale, rispetto a circa il 20 percento attuale. Intende inoltre ridurre il numero di persone che lavorano nel settore statale e spingere una parte più consistente della sua popolazione a lavorare nell’ambito privato. Vuole inoltre una forza lavoro a maggioranza saudita nel settore privato e intende creare nuovi posti di lavoro e attività economiche per realizzare tutto questo. L’Arabia Saudita starebbe pensando di ridurre drasticamente la predominanza del petrolio nelle proprie esportazioni. I sauditi vogliono raggiungere il pareggio di bilancio, una riduzione dei salari, come parte delle attività di risanamento del bilancio, e intendono snellire alcune delle sovvenzioni ad altri programmi. Il Paese vuole aumentare di cinque volte le entrate non derivanti dal petrolio, facendo in modo che le piccole e medie imprese giochino un ruolo molto più importante nell'economia. Per fare questo il Paese arabo sta programmando un innalzamento degli investimenti diretti all’estero, sia in entrata che in uscita. L’Arabia Saudita intende aumentare in maniera significativa l’importanza del turismo e punta a quintuplicare il numero di visitatori per il pellegrinaggio Umra. Un altro progetto riguarda la privatizzazione dell'assistenza sanitaria e, in una certa misura, anche dell'industria del petrolio e del gas. Sarebbe in programma la realizzazione di alloggi a prezzi accessibili, la creazione di un esercito professionale, e l’innalzamento dei livelli di efficienza del governo e degli enti collegati. I sauditi stanno inoltre pianificando un miglioramento del sistema scolastico, anche attraverso una maggiore preparazione al lavoro, sia per gli uomini che per le donne. Tra gli obiettivi di Riyad vi è anche il raggiungimento di alti livelli di competitività e produttività, anche sviluppando enormi fondi di investimento privati e creando un piano di massicci investimenti che contribuisca a realizzare molti degli obiettivi prima menzionati mediante una gigantesca IPO di Saudi Aramco. Nel corso dei prossimi 13 anni circa, questi obiettivi richiederanno profonde modifiche a livello economico, ma anche sociale, nel Paese. Per iniziare, basti pensare a come le figure più conservatrici potrebbero accogliere l'aumento del numero di turisti non religiosi e la presenza di un maggior numero di donne nella forza lavoro. Un progetto davvero rivoluzionario per la sua profondità, estensione e audacia, che potrebbe mutare radicalmente alcuni aspetti della società saudita. L’Arabia Saudita, in gran parte conservatore e tradizionalista, non può concretizzare cambiamenti di tale portata in un tempo così breve senza che si verifichino stravolgimenti sociali e culturali - a meno che non accada un miracolo. L’Iran ha imparato questa lezione a proprie spese negli anni settanta.

E se il piano 2030 non funzionasse?

L'Arabia Saudita è passata dall'essere un Paese povero, popolato da beduini, eruditi religiosi e altri cittadini in settori per lo più tradizionali, a diventare un Paese ricco e moderno, grazie soprattutto al petrolio, nel giro di pochi decenni, dai tempi delle prime scoperte e dei primi sviluppi della sua economia petrolifera e di Aramco. Lo sviluppo della compagnia petrolifera nazionale, e di una buona parte dell'economia dell’Arabia Saudita, sono stati possibili grazie all'aiuto degli Stati Uniti, di esperti provenienti da altri paesi occidentali (ma recentemente un numero maggiore dall’Asia), e in passato grazie anche a milioni di lavoratori espatriati provenienti soprattutto del Medio Oriente, del Nord Africa e dell’Asia. Tuttavia oggi i sauditi hanno un maggiore controllo del loro destino rispetto al passato. È quindi fondamentale che operino bene non solo per il loro popolo, ma per la loro regione e per il mondo intero. Qualora le aspettative legate al successo del piano 2030 diventassero troppo grandi e non fossero interamente soddisfatte, potrebbero crescere le tensioni all'interno del Paese, non solo a causa dei cittadini sauditi, ma probabilmente a causa di che, occupando posizioni di leadership, come ad esempio le migliaia di principi, vedranno ridursi i profitti derivanti dal petrolio; anche i militari, che hanno recentemente subito dei tagli importanti ai salari e ad altri benefici (anche perché in futuro potrebbero verificarsi ulteriori tagli), potranno risentire di questa rivoluzione. Se i giovani, che oggi devono far fronte a un tasso di disoccupazione che per alcuni gruppi arriva al 50% e oltre, non dovessero osservare alcun miglioramento della loro qualità di vita, è possibile che si verifichino disordini e problemi. L’ Arabia Saudita dovrà riuscire a creare sempre più posti di lavoro grazie alla sua crescente e giovane popolazione, oppure sarà costretta ad affrontare conseguenze potenzialmente gravi. Le maggiori fonti di potenziale instabilità potrebbero essere i disoccupati, i sottoccupati e i membri della famiglia reale e altre persone in posizioni di potere che ritengono di essere stati esclusi dai risultati attesi del piano 2030. Se le aspettative diminuiscono, o spariscono del tutto, si potrebbe verificare un aumento delle reclute nei gruppi estremisti che esistono all'interno del Paese ̶ e anche di sauditi in gruppi esterni. E questo sarebbe un male per quasi tutti, tranne che per i gruppi anarchici e terroristici. Se le aree sciite del Paese dovessero ritenere di non aver ottenuto una fetta adeguata della torta, all’interno del progetto 2030, potrebbero verificarsi altri problemi nelle zone del Paese da loro abitate. Molti dei più grandi giacimenti di petrolio sauditi si trovano a est, in prossimità di aree a maggioranza sciita. Qualora dovesse verificarsi lo scenario peggiore e prodursi una significativa instabilità nel Paese, sia la regione che il mondo ne risentirebbero. I mercati petroliferi potrebbero subire gravi interruzioni delle forniture. Data l'importanza che il petrolio saudita riveste per molte economie asiatiche, europee e americane, un’interruzione delle forniture petrolifere in Arabia Saudita produrrebbe i peggiori effetti proprio in tali aree. Gli sconvolgimenti economici e finanziari subiti in quei Paesi si diffonderebbero abbastanza rapidamente in altre zone, vista l’importanza di tali economie per l’economia mondiale. I mercati finanziari potrebbero avvertire scosse e potenziali terremoti. Il commercio internazionale non petrolifero potrebbe risentirne in una certa misura. Le rimesse di denaro inviate in molti Paesi diminuirebbero in maniera sostanziale. Tutte queste possibili conseguenze, e quelle eventualmente collegate e ancora non prevedibili, potrebbero influenzare la vita di tante persone in molti altri Paesi al di là dei confini dell'Arabia Saudita. I fedeli dei pellegrinaggi Hajj e Umra potrebbero incontrare maggiori difficoltà a professare il loro culto, e ciò potrebbe avere importanti implicazioni politiche ed economiche all’interno e all’esterno dell'Arabia Saudita.

Le conseguenze, a livello globale, della transizione saudita

Data l'importanza dell’Arabia Saudita per i flussi di reddito, di popolazione e i sistemi economici mondiali, e per la vita dei musulmani e di altri gruppi, i sauditi devono a tutti i costi riuscire a portare a termine con successo questo piano. Se questo programma di trasformazione economica e sociale dovesse riuscire ad aumentare, piuttosto che a diminuire, la stabilità e la prosperità del Paese, ciò andrebbe a giovamento della stabilità di molti altri Paesi. La primavera araba scioccò il mondo. Nel caso di una primavera saudita, le ripercussioni sarebbero avvertite in maniera molto più marcata e diffusa rispetto a quanto accaduto in precedenza in altri Paesi arabi. E quando si pensa ad alcune delle conseguenze prodotte dalla primavera araba, ci si rende conto che si tratta di una possibilità davvero allarmante. Potremmo trovarci tutti di fronte a un futuro molto più complesso, potenzialmente pericoloso e instabile. Un crollo del contratto sociale e della stabilità dell'Arabia Saudita potrebbe coinvolgere non solo i Paesi limitrofi, ma una buona parte dei sistemi economici, energetici e politici a livello globale. I sauditi hanno puntato molto su questo progetto. Maggiori saranno i passi avanti fatti dall’Arabia Saudita verso un'economia più stabile (e non indebolita dai prezzi petroliferi e dalla dipendenza dal petrolio), meglio sarà per tutti.  L'Arabia Saudita è molto più importante per il futuro del pianeta di quanto si creda comunemente. È tempo di riflettere di più sull’influenza e sull'importanza di questo Paese e su come le cose potrebbero cambiare, o meno, sia al suo interno che all'esterno, mentre ci avviciniamo al 2030, una meta non così lontana, del resto.

*(Le opinioni espresse sono esclusivamente di Paul Sullivan).

Un piano per "liberarsi" dal petrolio - Oil 32