Reportage | Oman

Oman: la lunga era del sultanato illuminato

Energy overview di Elisa Maria Giannetto

Verso un nuovo mix energetico

La contrazione dei prezzi del petrolio e la diminuzione delle riserve sta spingendo l’Oman ad ottimizzare l’efficienza del settore petrolifero e alla ricerca di nuovi giacimenti

 

È stata la scoperta del petrolio, nel 1964, a far uscire l’Oman da un immobilismo economico durato secoli. Grazie alle entrate derivanti dall’attività estrattiva, iniziata nel 1967, sono nate infatti le grandi infrastrutture civili che hanno portato una notevole crescita in termini di urbanizzazione, sviluppo e modernizzazione. Ma, a distanza di più di 50 anni, iniziano ad emergere le prime criticità. Prima fra tutte, il volume delle riserve che sono scese, a fine 2015, a 5,3 milioni di barili. Scorte “appena sufficienti a coprire il fabbisogno dei prossimi 15 anni”, come ha dichiarato di recente Salim bin Nasser al Aufi, sottosegretario del ministero del Petrolio. Di fronte a questi dati, il sultanato punta a diversificare le risorse energetiche, aprendo anche all’esplorazione di nuovi giacimenti.

Gli effetti del petrolio sul PIL

Petrolio e gas hanno avuto, e continuano a svolgere, un ruolo fondamentale per l'economia dell'Oman, coprendo circa il 50 per cento del prodotto interno lordo e rappresentando la maggioranza delle entrate dello Stato. Nel 2015, il governo ha stanziato una spesa per gli investimenti nel settore del petrolio e del gas pari a 3,9 miliardi di dollari, con un incremento del 9,35 per cento rispetto ai 3,6 miliardi di dollari del 2014. A partire dall’inizio del 2016, per contrastare gli effetti dovuti al calo dei prezzi del petrolio, il sultanato ha avviato una serie di riforme per tagliare le spese di bilancio non prioritarie e migliorare l’efficienza del settore petrolifero. Ma se, da un lato, la diminuzione dei prezzi del petrolio ha messo una notevole pressione sui ricavi del governo, dall’altro ha anche costretto i produttori ad ottimizzare i processi. In effetti, l'Oman è diventato un banco di prova per alcune delle tecniche di estrazione più avanzate attualmente in uso e un hub per gli investimenti del settore, in particolare nella raffinazione. Pur essendo un Paese produttore di petrolio e gas e membro del Consiglio di cooperazione del Golfo, l’Oman non fa parte dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec), che vede la presenza dei due grandi rivali regionali: Arabia Saudita e Iran. Ad oggi l’Oman è di fatto l’unico paese del Consiglio di cooperazione del Golfo che ha mantenuto stretti legami con l’Iran. Lo scambio commerciale tra i due Paesi ha raggiunto, nel 2016, un miliardo di dollari nei primi 10 mesi dell’anno, rispetto ai 560 miliardi di dollari dello stesso periodo del 2015.

Il gas come fonte di sviluppo

Di recente l’Oman ha ripreso i negoziati con l’Iran per la realizzazione di un gasdotto sottomarino a quattro anni dalla firma dell’accordo quadro. Nel febbraio 2017, i ministri del Petrolio di Iran e Oman, rispettivamente Bijan Zangeneh e Mohammed bin Hamad Al Rumhy, si sono incontrati a Teheran per discutere il piano di fattibilità dell’infrastruttura che potrebbe divenire operativa già a partire dal 2020. Secondo quanto sottolineato dal direttore del dipartimento per le esportazioni della Compagnia nazionale iraniana per il gas (Nigc), Ali Amirani, i colloqui tra i due Paesi sono in corso e diverse compagnie hanno presentato una serie di proposte per realizzare l’opera.
Guardando al prossimo futuro, il governo omanita ha previsto di ridurre al 9% il peso del petrolio nel PIL del Paese. Un obiettivo estremamente ambizioso visto che nel 2017, l’oro nero rappresenta ancora il 46% del PIL e il 70% delle entrate dello Stato. Il peso del gas dovrebbe invece salire al 10% grazie allo sfruttamento dei nuovi giacimenti e alle abbondanti riserve di gas naturale che diventerà – nei desideri del sultanato - una risorsa economica sempre più preziosa per lo sviluppo del paese. Inoltre, nel maggio 2017, l’Oman Oil Company (Ooc), la società di Stato del Sultanato dell'Oman, ha finalizzato con Eni, la compagnia energetica italiana, un Memorandum of Understanding (MoU) per valutare le opportunità di cooperazione nel settore del petrolio e del gas in tutta la catena del valore. Il ministero del Petrolio e del Gas del Sultanato ha anche assegnato a Eni e a Oocep - a seguito di una gara internazionale lanciata nell'ottobre 2016 - i diritti di esplorazione del blocco 52, un'area di 90mila chilometri quadrati con una profondità d'acqua compresa tra 10 metri e 2.000 metri situata nell'offshore del Paese.

Nuovi investimenti per le rinnovabili

Ma il futuro energetico del sultanato non sarà solo basato, come è stato finora, su petrolio e gas. Il governo omanita ha in programma un piano di investimenti orientato alla diversificazione dell’economia anche in ottica di minori emissioni e incremento delle fonti di energia pulita. Su questa scia sono stati approvati una serie di progetti di energie alternative: da una partnership con Masdar, l’azienda per le energie rinnovabili di Abu Dhabi, per un progetto sull’eolico da 50 megawatt, all’impianto fotovoltaico da 200 megawatt da realizzare nel centro dell’Oman. Nel 2015 più di 100 personalità del governo, del mondo accademico e dell’industria energetica si sono riuniti per comporre l’“Oman Energy Master Plan 2040”, raccomandando la creazione di un ministero ad hoc per le energie rinnovabili. Il Ministero non è ancora attivo ma le competenze sulle rinnovabili, al momento sotto l’Autorità per l’acqua e l’elettricità, sono in procinto di passare al Ministero per il Gas e il Petrolio.

Le incertezze che pesano sul futuro

Il Sultano ha dato molto all’Oman, tanto da meritarsi appellativi come “l’uomo del rinascimento omanita” (Robert Kaplan su Foreign Policy) ma per quanto riguarda il processo di “diversificazione” dal petrolio gli obiettivi del piano “Oman Vision 2020”, da lui fortemente voluto, sono ancora lontani. Nonostante questo però, la maggioranza degli osservatori concorda sul fatto che l’economia omanita sia avviata sulla strada giusta, fatta di crescita sostenibile, sviluppo, diversificazione e progresso.