Reportage | Iran

Iran: dai fasti del passato alle antinomie del presente

Energy overview di Valerio Giardinelli -

Upstream, il ritorno del gigante

Tra i paesi fondatori dell'OPEC, con l'accordo di Vienna sul nucleare, l'Iran è tornato a far parte dei grandi produttori di petrolio e gas nel mondo. Il comparto energetico cresce dunque trainato da un programma che attira gli investitori esteri e i nuovi piani di sviluppo del settore upstream

 

Il raggiungimento di un accordo sul nucleare iraniano nel vertice di Vienna, a luglio 2015, e la conseguente caduta dell'embargo sull'export di Teheran, è stato considerato uno degli elementi che ha contribuito a stabilizzare il crollo del prezzo del greggio in quel periodo di forti oscillazioni. Il segnale del ritorno sulla scena di un grande protagonista. Quanto grande? Secondo il World Oil and Gas Review 2016, l'Iran ha riserve certe di petrolio per 158.400 milioni di barili. Da solo rappresenta il 9,5% delle riserve mondiali di greggio. Della grande capacità produttiva dell'Iran però si sa da sempre. Secondo un rapporto di Clyde & Co, circa l'80% delle riserve iraniane sono state scoperte prima del 1965. Il Fact Global Energy situa il 70% delle riserve di petrolio greggio iraniano onshore, mentre il restante 30% si trova, per lo più, nel Golfo Persico. Anche i numeri delle riserve stimate sono impressionanti: 500 milioni di barili, per la maggior parte offshore, dislocati principalmente nel Mar Caspio. L'esplorazione e la coltivazione di questi giacimenti, tuttavia, ha conosciuto uno stop significativo a causa di dispute territoriali, in particolare con l'Azerbaijan ed il Turkmenistan.

La fine delle sanzioni ed il ritorno sul mercato

La vera domanda che gli analisti ed i mercati si sono posti dopo l’accordo è stata, di quanto tempo può aver bisogno Teheran per tornare a rivestire il ruolo da protagonista che gli compete nel mondo dell'upstream? Nel 2015 la IEA, International Energy Agency, riteneva non molto, dal momento che circa 40 milioni di barili, sotto forma di stoccaggio, erano già a bordo di petroliere che aspettavano solo di salpare verso i nuovi acquirenti. Gli stessi iraniani, all'indomani dell'accordo, sono stati piuttosto ottimisti. Oggi infatti, la produzione è tornata a crescere e l’Esecutivo iraniano ha annunciato progetti per la creazione di nuovi impianti di generazione, in risposta alla crescente domanda energetica. Il Paese punta all’ammodernamento e alla riqualificazione degli impianti esistenti. Le autorità hanno elaborato un piano di sviluppo delle fonti alternative, annunciando investimenti anche nell’ambito delle fonti rinnovabili, settore in cui mirano alla generazione di 5000 MW annui entro il 2018, auspicando la partecipazione straniera con finanziamenti e trasferimento di tecnologie e know-how. Nel corso dei prossimi mesi sono attesi investimenti nel settore petrolifero e petrolchimico, tutti fattori che fanno ben sperare, soprattutto considerando che l’Iran è tornato ad esportare greggio a livelli presanzioni.

Il gas un’altra fonte su cui puntare

L'Iran non è solo un grande produttore di petrolio, ma figura anche come il terzo principale produttore mondiale di gas naturale. La produzione iraniana di petrolio nel 2015 è stata di 3.589 migliaia di barili/giorno, mentre la produzione di gas naturale di 185,54 miliardi di metri cubi (dati World Oil and Gas Review 2016). L'effetto delle sanzioni, decise da USA ed Europa alla fine del 2011, si è fatto sentire sul settore upstream iraniano a partire dall'estate del 2012: la produzione di petrolio è diminuita sensibilmente e la crescita nella produzione di gas naturale è stata fortemente rallentata, nonostante l'abbondanza di geo-risorse su cui può contare il Paese. Sono stati in particolare gli investimenti stranieri, a venir meno per effetto delle sanzioni, rallentando l'intero comparto energetico iraniano, portando alla cancellazione o al rallentamento di molti progetti di ricerca e di esplorazione. L'anno fiscale 2011/2012 (l'ultimo prima dell'embargo) ha fatto registrare per Teheran proventi dall'esportazione di petrolio e gas naturale per circa 118 miliardi di dollari, mentre nel successivo anno fiscale 2012/2013 gli stessi proventi sarebbero scesi del 47%, e di un ulteriore 10% nell'anno successivo, stando ai dati del Fondo Monetario Internazionale. Il calo è stato in massima parte imputato alla drastica diminuzione nelle esportazioni di petrolio. Oggi l’export di petrolio e gas è tornato a raggiungere dei livelli record. Secondo dichiarazioni recenti di Ali Kardar, direttore amministrativo della National Iranian Oil Company (Nioc), le esportazioni iraniane di petrolio e il gas condensato hanno registrato un record di 3,047 milioni di barili al giorno nel periodo febbraio-marzo. Per quanto riguarda l’esportazione petrolifera, Teheran sta guadagnando terreno soprattutto in Asia. Nel primo trimestre del 2017 il Paese è divenuto il secondo più importante esportatore e fornitore di petrolio in Corea del Sud, dopo l’Arabia Saudita.

L’apertura agli investitori esteri

Dopo la revoca delle sanzioni internazionali contro Teheran in seguito all'accordo sul nucleare del 2015, il ministero del Petrolio iraniano ha pubblicato una lista di 29 compagnie straniere autorizzate a partecipare a gare per progetti relativi alla ricerca di petrolio e gas e alla sua produzione. L'elenco pubblicato sul sito del ministero comprende diverse multinazionali, tra cui Eni, Total, Shell, Gazprom e Schlumberger. Per la prima volta dall'intesa del 2015, l'Iran ha rivolto alle compagnie petrolifere straniere l'invito a presentare offerte per 50 progetti di esplorazione e produzione. Nel frattempo l'Iran ha aggiornato i termini dei suoi contratti petroliferi, consentendo il completo recupero delle spese per quasi due decenni. E in ottobre ha firmato il primo contratto con queste nuove regole con una compagnia petrolifera locale. Il ritorno della compagnia italiana, Eni in Iran era stata preannunciato già dall’Amministratore delegato Claudio Descalzi, nel 2015. Sul campo di Darquin gravava un contenzioso per crediti commerciali a favore di Eni per 800 milioni di euro. Questo contenzioso è stato però risolto, come annunciato sempre dallo stesso AD di Eni al termine di un incontro a Teheran, con il ministro del Petrolio, Bijan Zanganeh, ribadendo le intenzioni della compagnia di investire in un Paese che sembra sempre più promettente.