Oil Market Review

Monthly Review

  • Febbraio 2019

    A gennaio, i prezzi del barile sono significativamente aumentati perché i membri dell’OPEC+ hanno iniziato a implementare gli accordi decisi durante il meeting di Vienna del 30 novembre 2018. Nello specifico, i produttori di petrolio avevano deciso di tagliare le estrazioni per un ammontare pari a 1.200.000 b/g nel corso del primo semestre del 2019 con l’obiettivo di rimuovere l’eccesso di offerta presente nel mercato petrolifero.

    Nel primo mese del 2019, la qualità Brent North Sea ha aperto le quotazioni a 54,75 $/b e le ha chiuse a 61,06 $/b, mentre il West Texas Intermediate ha aperto le contrattazioni a 46,6 $/b, chiudendole a 54,15 $/b. Sia il benchmark (riferimento) europeo e asiatico, sia quello americano hanno raggiunto il massimo mensile il 21 gennaio – rispettivamente quotando, 62,83 $/b e 54,19 $/b – in virtù della crisi politica divampata in Venezuela, lo Stato con le maggiori riserve petrolifere al mondo.

    In aggiunta all’accordo petrolifero dell’OPEC+ e ai tumulti presenti nello paese Latinoamericano, un ulteriore fattore rialzista è stato il seppur tenue deprezzamento del dollaro e l’impressione che la Federal Reseve non adotterà una politica monetaria fortemente restrittiva come precedentemente ipotizzato.

    Nel contempo, il mercato petrolifero è stato caratterizzato anche da alcuni fattori ribassisti, tuttora presenti, tra i quali:

    1. L’11 gennaio 2019, gli USA hanno estratto il record di 11.900.000 b/g. Tuttavia, una serie di segnali – a partire dal trend delle trivelle attive – suggeriscono che l’output di tight oil e shale gas rallenterà la propria crescita nel 2019;

    2. Nel 2018, si prevede che il PIL della Cina crescerà del 6,6%, il tasso più basso dal 1990 a oggi.

    Secondo le stime del report pubblicato dall’International Monetary Fund il 21 gennaio, l’economia mondiale aumenterà del 3,5% nel 2019 e del 3,6% nel 2020. Nel Negli ultimi tre mesi, trattasi della seconda revisione al ribasso (-0,2% e -0,1%) in confronto a quando preventivato a ottobre 2018. “La crescita globale si sta espandendo a un ritmo salutare, ma stiamo assistendo a un rallentamento” ha affermato la responsabile della ricerca, Gita Gopinath, precisando che “nell’economia globale sussistono una serie di rischi ribassisti”.

    Se l’intensità della crescita globale pone una minaccia alla domanda di petrolio, le nuove sanzioni USA imposte alla compagnia Petroleos de Venezuela SA il 29 gennaio rappresentano un ulteriore rischio sul versante dell’offerta che potrebbe sfociare in una maggiore volatilità dei prezzi.

    di Demostenes Floros
  • Gennaio 2019

    A dicembre, il prezzo del petrolio è diminuito di quasi 8 $/b sulla scia delle tensioni finanziarie internazionali. In particolare, la qualità Brent North Sea ha aperto le negoziazioni a 61,91 $/b e le ha chiuse a 54,15 $/b, mentre il West Texas Intermediate ha aperto le quotazioni a 53,35 $/b, terminando a 45,67 $/b. Il 24 dicembre, dopo l’annuncio del quarto taglio dei tassi di interesse implementato dalla Federal Reserve nel corso del 2018, sia il benchmark europeo e asiatico, sia il riferimento americano, hanno raggiunto i rispettivi minimi. Nello specifico, il Brent ha toccato 50.68 $/b – il prezzo più basso dal 18 agosto 2017 – mentre il WTI è calato fino a 42,38 $/b – il prezzo minore dal 10 agosto 2016.

    Inoltre, nel corso della seconda metà di dicembre, il prezzo del barile si è fortemente ridotto in virtù dei seguenti fattori:

    1. Grazie alla tecnica del fracking, gli Stati Uniti hanno estratto 11.700.000 b/g, un ammontare record. Nel contempo, la Federazione Russa ha prodotto 11.420.000 b/g;

    2. Secondo l’International Energy Agency, a ottobre, le scorte commerciali dei Paesi facenti parte dell’OCSE sono aumentate di 5.700.000 barili per complessivi 2.872.000.000 barili, lievemente oltrepassando la media degli ultimi 5 anni;

    3. Il 19 dicembre, nonostante le preoccupazioni espresso dal Presidente Donald Trump in merito ad un eventuale crollo del mercato finanziario statunitense, la FED ha innalzato il range del saggio di interesse overnight di 25 punti base, portandolo dal 2-2.25% al 2.25-2.50%. L’effettivo rischio di una bolla finanziaria, in aggiunta alle tensioni commerciali ancora esistenti tra le due super potenze economiche, gli Stati Uniti d’America e la Cina, potrebbero determinare un indebolimento della domanda di energia nel 2019;

    4. Il ruolo della finanza. Diversi Hedge Funds (Fondi Coperti) stanno incrementando le loro scommesse ribassiste soprattutto, nei confronti del benchmark Brent.

    Il 7 dicembre, il cosiddetto gruppo OPEC+ guidato dall’Arabia Saudita e dalla Federazione Russa ha deciso di tagliare la propria produzione di 1.200.000 b/g per un periodo di 6 mesi, a partire dal 1° gennaio 2019. Se i Paesi produttori desiderano effettivamente ridurre la volatilità che ha caratterizzato il prezzo del barile nella seconda metà del 2018, essi devono implementare tale accordo quanto prima. Il fatto che l’Arabia Saudita abbia tagliato le proprie esportazioni di circa 500.000 b/g a dicembre per complessivi 7.253.000 b/g pare essere un inizio promettente.

    di Demostenes Floros
  • Dicembre 2018

    A novembre, il forte andamento ribassista dei prezzi del petrolio è proseguito. Nello specifico, la qualità Brent North Sea ha aperto le quotazioni a 72,75 $/b e le ha chiuse a 59,23 $/b, mentre il West Texas Intermediate ha iniziato scambiando a 63,65 $/b, per poi chiudere a 50,82 $/b.

    In dettaglio, i prezzi del barile sono diminuiti in virtù delle seguenti ragioni:

    1. Versante domanda - Il persistente conflitto commerciale tra gli Stati Uniti d’America e la Cina sta rallentando la crescita dell’economia globale;

    2. Versante offerta - Gli Stati Uniti hanno esonerato 8 Paesi, tra i quali la Cina che attualmente è il principale importatore di greggio al mondo, dall’acquisto di petrolio iraniano;

    3. Versante offerta - Gli Stati Uniti d’America, l’Arabia Saudita, e la Federazione Russa hanno aperto i loro rubinetti alla massima velocità. Nello specifico, grazie alla tecnica del fracking, gli USA hanno raggiunto l’output di 11.700.000 b/g a novembre, l’Arbia Saudita ha estratto 10.700.000 b/g il mese precedente, mentre la Federazione Russa ha toccato il nuovo record post sovietico di 11.410.000 b/g a ottobre, in rialzo rispetto agli 11.360.000 b/g a settembre;

    4. Versante offerta - Le scorte commerciali USA sono aumentate per la decima settimana di seguito, incrementando da 426.004.000 barili il 26 ottobre, a 450.485.000 barili il 23 novembre (data di pubblicazione 5 giorni dopo).

    “L’aspetto [attualmente] più importante nel mercato del petrolio è la volatilità”, ha affermato il direttore esecutivo dell’International Energy Agency, Fatih Birol, nel corso di una conferenza tenutasi a Oslo, il 20 novembre. “In virtù dell’incremento delle pressioni geopolitiche che stiamo osservando sui mercati del greggio, riteniamo che stiamo entrando in un periodo caratterizzato da un’incertezza che non ha precedenti”. Indipendentemente dalle decisioni che verranno prese a Vienna durante il prossimo meeting dell’OPEC, tale incertezza difficilmente verrà meno nei mesi a venire. Per il momento, le quotazioni dei prezzi del petrolio attorno ai 60 $/b sono “assolutamente eccellenti” ha affermato il presidente russo, Vladimir Putin. “Se sarà necessario, siamo in contatto con l’OPEC, e proseguiremo questo lavoro comune”, ha aggiunto, prima che il Presidente statunitense, Donald Trump, cancellasse il loro incontro previsto nel corso del G20 di Buenos Aires.

    di Demostenes Floros
  • Novembre 2018

    A ottobre, i prezzi del petrolio sono fortemente diminuiti di circa 10,5 $/b. In particolare, la qualità Brent North Sea ha aperto le negoziazioni quotando 84,95 $/b e ha chiuso a 74,59 $/b, mentre il West Texas Intermediate ha aperto a 75,45 $/b per poi chiudere a 64,98 $/b.

    Il 3 ottobre, il petrolio ha raggiunto il massimo da quattro anni a questa parte, rispettivamente scambiando a 85,92 $/b e a 76,22 $/b, in virtù di una diminuzione della capacità petrolifera produttiva inutilizzata. Dopodiché, i prezzi sono costantemente calati.

    Tale crollo è stato determinato da una serie di fattori, tra i quali:

    1. Lato dell’offerta. Secondo i dati pubblicati dall’Energy Information Administration, le scorte commerciali USA sono aumentate da 395.989.000 di barili il 21 settembre a 426.004.000 di barili il 26 ottobre (la pubblicazione dei dati avviene dopo 5 giorni) soprattutto, perché i raffinatori stanno rallentando la loro attività a causa dei lavori di manutenzione. Trattasi della serie di incrementi più lunga dall’inizio del 2017 (6 settimane di seguito);

    2. Lato della domanda. In conformità con le stime fornite dall’Oil Market Report il 12 ottobre, l’International Energy Agency ha tagliato le previsioni di crescita della domanda di petrolio 2018/19 di 110.000 barili a causa delle crescenti tensioni che ruotano attorno all’economia globale (guerre commerciali, tariffe, alti prezzi del greggio, apprezzamento del dollaro con possibile effetto negativo sulle economie emergenti). Le nuove stime prevedono quindi un incremento di 1.300.000 b/g nel 2018 e di 1.400.000 b/g nel 2019;

    3. Finanza. In base alle cifre della U.S. Commodity Futures Trading Commission, le posizioni lunghe nette – cioè, la differenza tra le scommesse al rialzo e quelle al ribasso – sono calate del 14% nella settimana del 16 ottobre per entrambe le qualità petrolifere.

    Ciò detto, il principale fattore che ha determinato il trend ribassista del barile è stato fornito dal Ministro del petrolio saudita, Khalid al Falih, il quale ha affermato il 23 ottobre scorso che l’OPEC e i suoi alleati sono in modalità “produrre il più possibile”.

    Intanto, l’output dell’Arabia Saudita ha raggiunto i 10.700.000 b/g – poco al di sotto del massimo di sempre – più che controbilanciando le interruzioni estrattive verificatesi in Venezuela e Iran, il cui export è diminuito a 1.800.000 b/g a settembre (-26%).

    di Demostenes Floros
  • Ottobre 2018

    A settembre, i prezzi del barile sono significativamente aumentati di circa 4 $/b. In particolare, la qualità Brent North Sea ha aperto le negoziazioni a 78,01 $/b e le ha chiuse a 82,75 $/b, mentre il West Texas Intermediate ha aperto le transazioni a 69,64 $/b, chiudendole a 73,43 $/b.

    Nello specifico, durante la prima settimana del mese, entrambe le qualità di riferimento del mercato petrolifero hanno raggiunto il minimo mensile, rispettivamente quotando 76,71 $/b il 6 settembre e 67,45 $/b il 7 settembre, in virtù di una serie di dati che indicavano come il mercato fosse sufficientemente rifornito, nonostante il calo produttivo di Venezuela e Iran. Dopodiché, i prezzi del barile hanno imboccato un trend rialzista a causa dei seguenti fattori:

    1. In conformità con i dati dell’Energy Information Administration, le scorte commerciali USA sono decresciute da 401.490.000 barili il 31 agosto a 394.137.000 barili il 14 settembre, il minimo da febbraio 2015;
    2. Dopo aver raggiunto un nuovo massimo produttivo di circa 11.100.000 b/g, la crescita dell’estrazione non convenzionale USA di petrolio è prevista arrestarsi. L’EIA ha infatti tagliato le stime dell’output per gli anni 2018/19;
    3. Le sanzioni USA imposte all’Iran a maggio 2018, le quali stanno già colpendo l’export di greggio iraniano, nonostante esse non entreranno in vigore sino al prossimo 4 novembre.

    Sulla scia dell’OPEC + meeting tenutosi in Algeria lo scorso 22/23 settembre, il benchmark europeo e asiatico, così come quello americano, hanno raggiunto il loro massimo da 4 anni a questa parte il 28 settembre dal momento che l’OPEC + – guidato dall’Arabia Saudita e dalla Federazione Russa – ha ritenuto inopportuno un incremento dell’offerta petrolifera, venendo quindi meno alle numerose richieste provenienti dal Presidente degli Stati Uniti d’America.

    Per di più, anche le reiterate minacce espresse da Donald Trump nei confronti dell’Iran nel corso del suo intervento all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite lo scorso 25 settembre hanno contribuito all’aumento dei prezzi del barile.

    di Demostenes Floros