Oil Market Review

Monthly Review

  • Dicembre 2019

    A novembre 2019, nonostante le scorte commerciali USA siano costantemente aumentate da 438.853.000 barili il 25 ottobre a 451.952.000 barili il 22 novembre, il prezzo del barile è aumentato di circa 2,5 $/b in virtù del crescente ottimismo in merito al superamento dell’attuale disputa commerciale tra gli Stati Uniti d’America e la Cina, il cui effetti stanno influenzando negativamente la crescita della domanda petrolifera. In particolare, la qualità Brent North Sea ha aperto le transazioni a 59,67 $/b e ha chiuso a 62,43 $/b, mentre il West Texas Intermediate ha iniziato scambiando a 54,34 $/b, per poi chiudere a 55,65 $/b.

    Con ogni probabilità, nel corso del prossimo OPEC+ meeting che avrà luogo il 5/6 dicembre, l’Organizzazione non rafforzerà ulteriormente gli attuali tagli estrattivi (-1.200.000 b/d). Tuttavia, è probabile che l’accordo in scadenza il prossimo 31 marzo 2020 venga esteso almeno fino a giugno 2020, se non per l’intero 2020. “Spero che prendano la giusta decisione per essi stessi e per l’economia globale che è ancora molto fragile” ha asserito Fatih Birol, il Direttore Esecutivo dell’International Energy Agency, lo scorso 26 novembre.

    di Demostenes Floros
  • Novembre 2019

    A ottobre 2019, il prezzo del barile è rimasto sostanzialmente costante. In particolare, la qualità Brent North Sea ha aperto gli scambi a 59,5 $/b e gli ha chiusi a 60,21 $/b, mentre il greggio West Texas Intermediate ha aperto a 54,30 $/b per poi chiudere a 54,07$/b.

    Il 3 ottobre, entrambi i benchmark (qualità di riferimento) hanno toccata il minimo mensile, venendo rispettivamente scambiati a 56,53 $/b e a 51,37 $/b a causa dell’incremento delle scorte USA di 3.100.000 barili per complessivi 422.000.000 barili registrato dalla U.S. Energy Information Administration.

    Secondo il report (rapporto) pubblicato da Global Platts il 14 ottobre, per la prima volta dall’aprile 2019, la Cina ha importato 10.080.000 b/g a settembre (+ 11% anno su anno). Nel corso dei primi 9 mesi del 2019, la media dell’import cinese è stata di 9.910.000 barili (+ 9,7% anno su anno). In aggiunta, i rumors (voci) relativi alla possibilità che l’OPEC+ possa rafforzare i tagli nel corso del prossimo meeting (incontro) di dicembre 2019 al fine di controbilanciare la debole crescita della domanda, hanno sostenuto una leggera ripresa dei prezzi, verificatasi nella seconda metà del mese.

    Il 22 ottobre, Le Yucheng, vice Ministro agli Affari Esteri di Cina, ha affermato che “sino a quando [Cina e USA] si rispetteranno, tutti i problemi potranno essere risolti. Nessun paese può prosperare senza lavorare insieme alle altre nazioni. Il mondo desidera che Cina e Stati Uniti mettano fine alla loro guerra commerciale […], piuttosto che intraprendere una nuova Guerra Fredda”.

    In attesa che tale stallo geopolitico si sblocchi, il 25 ottobre 2019, le scorte commerciali USA hanno raggiunto i 438.853.000 barili.

    di Demostenes Floros
  • Ottobre 2019

    A settembre 2019, il greggio Brent North Sea ha aperto le contrattazioni a 58,65 $/b e le ha chiuse a 60,78 $/b, mentre la qualità West Texas Intermediate ha aperto gli scambi a 54,65 $/b, chiudendo a 54,30 $/b.

    Come diretta conseguenza degli attacchi militari subiti dall’Arabia Saudita il 14 settembre, sia il benchmark europeo e asiatico, sia il riferimento americano hanno toccato i massimi mensili, rispettivamente quotando 69,18 $/b il 17 settembre e 63,07 $/b il 16 settembre. Nello specifico, grazie all’utilizzo di droni, sono stati colpiti il bacino petrolifero di Khurais e l’impianto di Abquaid, provocando un calo della produzione saudita di 5.700.000 b/g. Inoltre, dal 30 agosto al 6 settembre, le scorte commerciali USA sono diminuite di 6.912.000 barili.

    Nel corso della seconda metà del mese, i prezzi del barile sono calati in virtù dei seguenti fattori:

    1. Secondo la Reuters, il 25 settembre, la compagnia statale petrolifera Saudi Aramco aveva già ripristinato la capacità produttiva precedente gli attacchi (11.300.000 b/g). Tuttavia, la notizia non è stata confermata dal Wall Street Journal, secondo il quale il giacimento di Khurais, così come lo stabilimento di Abquaid, necessiteranno di mesi e non di settimane affinché tornino a lavorare a pieno regime;

    2. Le scorte USA sono incrementate da 416.068.000 barili il 6 settembre a 419.538.000 barili il 20 settembre (+3.470.000 barili), a dispetto di una decrescita prevista di 6.500.000 barili;

    3. Nonostante gli Stati Uniti d’America abbiano immediatamente accusato l’Iran di essere il responsabile degli attacchi contro l’Arabia Saudita, Washington non ha reagito con un atto di guerra nei confronti di Teheran. Inoltre, il 23 settembre, l’Iran ha annunciato che la petroliera battente bandiera britannica Stena Impero – che era stata precedentemente confiscata – era libera di salpare;

    4. Il 27 settembre, l’Arabia Saudita ha annunciato una parziale tregua nei confronti dei combattenti Houthi in Yemen.

    Nel breve periodo, il trend del greggio dipenderà in gran parte dall’esito degli colloqui USA-Cina, i quali riprenderanno a ottobre come deciso lo scorso 5 settembre dal vice Presidente cinese, Liu He, dal Segretario di Stato USA, Steven Mnuchin, e dal Rappresentante USA per il Commercio, Robert Lighthizer.

    Nei fatti, lo scontro commerciale in corso tra le due superpotenze sta influenzando l’economia globale, così come la domanda di petrolio.

    di Demostenes Floros
  • Settembre 2019

    Ad agosto 2019, il prezzo del barile è diminuito per cause riconducibili ai fondamentali e a fattori geopolitici. In particolare, la qualità Brent North Sea ha aperto le transazioni a 64,01 $/b e le ha chiuse a 60,36 $/b, mentre il West Texas Intermediate ha aperto le quotazioni a 57,69 $/b, chiudendo a 55,08 $/b.

    Il 7 agosto, sia il benchmark asiatico ed europeo Brent, sia il riferimento americano WTI hanno toccato il minimo mensile, venendo rispettivamente scambiati a 56,41 $/b e a 50,93 $/b, in virtù dell’inasprimento della guerra commerciale tra gli Stati Uniti d’America e la Cina con conseguente rallentamento della crescita dell’economia globale come pure della domanda di petrolio. In aggiunta, dal 26 luglio al 9 agosto, le scorte petrolifere USA sono aumentate da 436.545.000 barili a 440.510.000 barili.

    Nel corso della seconda metà del mese, il barile ha recuperato parte del terreno precedentemente perso a causa dei seguenti fattori.

    Il 19 agosto, l’impianto saudita di Shaybah, che produce circa 1.000.000 b/g, poco meno del 10% dell’intero output della Petromonarchia, è stato colpito da un drone dei combattenti yemeniti. Inoltre, il 23 agosto, le scorte commerciali USA sono calate a 427.751.000 barili.

    Da ultimo, ma non di minor importanza, il 26 agosto, il Presidente Donald Trump ha affermato che la Cina desidererebbe riprendere i colloqui sul commercio. Se così fosse, le tensioni tra i due paesi si allenterebbero.

    Da aprile 2019, il barile ha perso il 15% del proprio valore. Tuttavia, le attuali quotazioni sono superiori rispetto a quelle del 1° gennaio 2019 quando i produttori dell’OPEC+ iniziarono a ridurre l’output di 1.200.000 b/g.

    di Demostenes Floros
  • Agosto 2019

    A luglio 2019, i prezzi del petrolio sono leggermente diminuiti. In particolare, la qualità Brent North Sea ha aperto le quotazioni a 65,93 $/b e le ha chiuse a 65,18 $/b, mentre il West Texas Intermediate ha aperto a 59,60 $/b, chiudendo a 57,89 $/b.

    L’11 luglio, entrambe le qualità hanno raggiunto il massimo mensile – rispettivamente quotando 67,58 $/b e 60,84 $/b – a causa del calo delle scorte statunitensi, le quali sono decresciute da 468.491.000 barili il 28 giugno a 458.992.000 barili il 5 luglio. Inoltre, l’uragano Barry ha nel contempo colpito il Golfo del Messico, riducendo l’output della regione di oltre 600.000 b/g, approssimativamente 1/3 dell’intera produzione del Golfo.

    Il 18 luglio, sia il benchmark europeo e asiatico, sia il riferimento americano hanno toccato il minimo mensile venendo rispettivamente scambiati a 61,66 $/b e a 54,79 $/b, in virtù dei timori riconducibili al possibile rallentamento della crescita della domanda globale di petrolio nella seconda metà dell’anno corrente.

    Durante gli ultimi dieci giorni di luglio, i prezzi del barile suono nuovamente aumentati in conseguenza di tre fattori concomitanti:

    1. La crescente tensione nel Golfo Persico, dal quale transitano 18.500.000 b/g di petrolio e derivati;

    2. L’ulteriore riduzione delle scorte commerciali USA, le quali sono calate da 455.876.000 barili il 12 luglio a 445.041.000 barili il 19 luglio;

    3. Il 31 luglio, per la prima volta dal 2008, la Federal Reserve ha tagliato i tassi di interesse di 25 punti base, portandoli nel range (forbice) 2-2,25%, con lo scopo di supportare l’economia statunitense e, di conseguenza, anche la domanda globale petrolifera.

    A giugno 2019, nonostante le sanzioni USA, la Cina ha importato 208.205 b/g dall’Iran, il 60% circa in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tuttavia, specialmente da un punto di vista geopolitico, il fatto che la cooperazione sino-iraniana sia tuttora in campo rappresenta un fattore fondamentale per la stabilità del prezzo del barile.

    di Demostenes Floros