Oil Market Review

Monthly Review

  • Febbraio 2020

    A gennaio 2020, nonostante la Libia abbia diminuito la produzione di greggio di circa 800.000 b/g, passando da oltre 1.000.000 b/g a poco più di 300.000 b/g a seguito di un blocco dei propri principali terminali di esportazione di petrolio, i prezzi del barile sono fortemente diminuiti in virtù dei timori riconducibili al rallentamento della crescita della domanda globale di petrolio. In particolare, la qualità Brent North Sea ha aperto la quotazione a 66,2 $/b e ha chiuso a 58,19 $/b, mentre il West Texas Intermediate ha iniziato le transazioni a 61,3 $/b, chiudendo a 51,58 $/b.

    L’8 gennaio, il barile ha raggiunto il massimo da sette mesi a questa parte, scambiando rispettivamente a 70,73 $/b e a 64,83 $/b sulla scia accordo commerciale (fase 1) raggiunto tra gli Stati Uniti d’America e la Cina.

    Dopodiché, i prezzi del petrolio sono crollati al minimo di tre mesi a questa parte a causa del timore di un rallentamento economico dovuto al virus scoppiato in Cina.

    Secondo un rapporto di Goldman Sachs, il coronavirus potrebbe ridurre la domanda mondiale di greggio di circa 260.000 b/g e i prezzi di 3 $/b.

    di Demostenes Floros
  • Gennaio 2020

    A dicembre 2019, il prezzo del petrolio ha toccato il massimo da tre mesi a questa parte in virtù dei seguenti fattori economici e geopolitici:
    1.   Il 6 dicembre, i 24 paesi che compongono l’OPEC+ hanno incrementato i tagli estrattivi per un ammontare di 500.000 b/g, portandoli da 1.200.000 b/g a 1.700.000 b/g fino al 31 marzo 2020, con lo scopo di ridurre l’attuale eccesso di offerta presente nel mercato petrolifero;
    2.   In base alle stime fornite dall’International Energy Agency il 27 dicembre, le scorte commerciali USA sono diminuite da 447.096.000 barili il 29 novembre a 441.359.000 barili il 20 dicembre;
    3.   Il 13 dicembre, gli Stati Uniti d’America e la Cina hanno annunciato di avere raggiunto un primo accordo commerciale. In virtù di ciò, la Cina ha rimosso sei derivati chimici e petroliferi dalla lista delle importazioni USA soggette a tariffe;
    4.   Secondo le statistiche divulgate da Bloomberg News il 17 dicembre, le importazioni medie di greggio da parte della Cina hanno toccato 11.180.000 b/g a novembre 2019, record da sempre.
    A dicembre, la qualità Brent North Sea ha aperto le contrattazioni a 60,98 $/b e le ha chiuse a 66,16 $/b (+24% dall’inizio dell’anno), mentre il West Texas Intermediate ha aperto scambiando a 55,64 $/b per poi chiudere a 61,41 $/b (+36% nel 2019).
    Il 17 dicembre, John Kemp, responsabile del settore Energy presso la Reuters, ha messo in luce che “Negli Stati Uniti, la Riserva Federale ha tagliato i tassi di interesse per 3 volte nel corso dell’anno per un totale di 75 punti base nel tentativo di prolungare l’attuale espansione”.

    di Demostenes Floros
  • Dicembre 2019

    A novembre 2019, nonostante le scorte commerciali USA siano costantemente aumentate da 438.853.000 barili il 25 ottobre a 451.952.000 barili il 22 novembre, il prezzo del barile è aumentato di circa 2,5 $/b in virtù del crescente ottimismo in merito al superamento dell’attuale disputa commerciale tra gli Stati Uniti d’America e la Cina, il cui effetti stanno influenzando negativamente la crescita della domanda petrolifera. In particolare, la qualità Brent North Sea ha aperto le transazioni a 59,67 $/b e ha chiuso a 62,43 $/b, mentre il West Texas Intermediate ha iniziato scambiando a 54,34 $/b, per poi chiudere a 55,65 $/b.

    Con ogni probabilità, nel corso del prossimo OPEC+ meeting che avrà luogo il 5/6 dicembre, l’Organizzazione non rafforzerà ulteriormente gli attuali tagli estrattivi (-1.200.000 b/d). Tuttavia, è probabile che l’accordo in scadenza il prossimo 31 marzo 2020 venga esteso almeno fino a giugno 2020, se non per l’intero 2020. “Spero che prendano la giusta decisione per essi stessi e per l’economia globale che è ancora molto fragile” ha asserito Fatih Birol, il Direttore Esecutivo dell’International Energy Agency, lo scorso 26 novembre.

    di Demostenes Floros
  • Novembre 2019

    A ottobre 2019, il prezzo del barile è rimasto sostanzialmente costante. In particolare, la qualità Brent North Sea ha aperto gli scambi a 59,5 $/b e gli ha chiusi a 60,21 $/b, mentre il greggio West Texas Intermediate ha aperto a 54,30 $/b per poi chiudere a 54,07$/b.

    Il 3 ottobre, entrambi i benchmark (qualità di riferimento) hanno toccata il minimo mensile, venendo rispettivamente scambiati a 56,53 $/b e a 51,37 $/b a causa dell’incremento delle scorte USA di 3.100.000 barili per complessivi 422.000.000 barili registrato dalla U.S. Energy Information Administration.

    Secondo il report (rapporto) pubblicato da Global Platts il 14 ottobre, per la prima volta dall’aprile 2019, la Cina ha importato 10.080.000 b/g a settembre (+ 11% anno su anno). Nel corso dei primi 9 mesi del 2019, la media dell’import cinese è stata di 9.910.000 barili (+ 9,7% anno su anno). In aggiunta, i rumors (voci) relativi alla possibilità che l’OPEC+ possa rafforzare i tagli nel corso del prossimo meeting (incontro) di dicembre 2019 al fine di controbilanciare la debole crescita della domanda, hanno sostenuto una leggera ripresa dei prezzi, verificatasi nella seconda metà del mese.

    Il 22 ottobre, Le Yucheng, vice Ministro agli Affari Esteri di Cina, ha affermato che “sino a quando [Cina e USA] si rispetteranno, tutti i problemi potranno essere risolti. Nessun paese può prosperare senza lavorare insieme alle altre nazioni. Il mondo desidera che Cina e Stati Uniti mettano fine alla loro guerra commerciale […], piuttosto che intraprendere una nuova Guerra Fredda”.

    In attesa che tale stallo geopolitico si sblocchi, il 25 ottobre 2019, le scorte commerciali USA hanno raggiunto i 438.853.000 barili.

    di Demostenes Floros
  • Ottobre 2019

    A settembre 2019, il greggio Brent North Sea ha aperto le contrattazioni a 58,65 $/b e le ha chiuse a 60,78 $/b, mentre la qualità West Texas Intermediate ha aperto gli scambi a 54,65 $/b, chiudendo a 54,30 $/b.

    Come diretta conseguenza degli attacchi militari subiti dall’Arabia Saudita il 14 settembre, sia il benchmark europeo e asiatico, sia il riferimento americano hanno toccato i massimi mensili, rispettivamente quotando 69,18 $/b il 17 settembre e 63,07 $/b il 16 settembre. Nello specifico, grazie all’utilizzo di droni, sono stati colpiti il bacino petrolifero di Khurais e l’impianto di Abquaid, provocando un calo della produzione saudita di 5.700.000 b/g. Inoltre, dal 30 agosto al 6 settembre, le scorte commerciali USA sono diminuite di 6.912.000 barili.

    Nel corso della seconda metà del mese, i prezzi del barile sono calati in virtù dei seguenti fattori:

    1. Secondo la Reuters, il 25 settembre, la compagnia statale petrolifera Saudi Aramco aveva già ripristinato la capacità produttiva precedente gli attacchi (11.300.000 b/g). Tuttavia, la notizia non è stata confermata dal Wall Street Journal, secondo il quale il giacimento di Khurais, così come lo stabilimento di Abquaid, necessiteranno di mesi e non di settimane affinché tornino a lavorare a pieno regime;

    2. Le scorte USA sono incrementate da 416.068.000 barili il 6 settembre a 419.538.000 barili il 20 settembre (+3.470.000 barili), a dispetto di una decrescita prevista di 6.500.000 barili;

    3. Nonostante gli Stati Uniti d’America abbiano immediatamente accusato l’Iran di essere il responsabile degli attacchi contro l’Arabia Saudita, Washington non ha reagito con un atto di guerra nei confronti di Teheran. Inoltre, il 23 settembre, l’Iran ha annunciato che la petroliera battente bandiera britannica Stena Impero – che era stata precedentemente confiscata – era libera di salpare;

    4. Il 27 settembre, l’Arabia Saudita ha annunciato una parziale tregua nei confronti dei combattenti Houthi in Yemen.

    Nel breve periodo, il trend del greggio dipenderà in gran parte dall’esito degli colloqui USA-Cina, i quali riprenderanno a ottobre come deciso lo scorso 5 settembre dal vice Presidente cinese, Liu He, dal Segretario di Stato USA, Steven Mnuchin, e dal Rappresentante USA per il Commercio, Robert Lighthizer.

    Nei fatti, lo scontro commerciale in corso tra le due superpotenze sta influenzando l’economia globale, così come la domanda di petrolio.

    di Demostenes Floros