UE, il piano energetico continuerà ad essere solido

UE, il piano energetico continuerà ad essere solido

Alessandro Torello | European Press Manager Eni
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Si discuterà molto del futuro dell'Europa, ma questo non influenzerà la politica energetica. Lo afferma Andris Piebalgs, già commissario europeo per l'energia. Sul Clima? Solo il tempo ci potrà dire se l'UE assumerà una posizione di leadership

"Ritengo che la struttura dell’UE sia abbastanza solida da permettere la prosecuzione del suo piano energetico. Si discuterà molto del futuro dell’Europa, ma non credo che tale dibattito possa influenzare la politica energetica". Così Andris Piebalgs, già commissario europeo per l’energia durante la Commissione Barroso e attualmente Senior Fellow alla Florence School of Regulation, all’interno dell’European University Institute, vede le prospettive energetiche in un’Europa sempre così fortemente dibattuta eppure "solida". Piebalgs parla anche dell’unione energetica, del gas, del clima e del ruolo europeo in Africa.

Ritiene che l'Unione europea così come la conosciamo abbia un futuro, oppure è necessario ripensarla completamente?

Sono passati quasi tre anni da quando ho lasciato la Commissione europea. In questo periodo sono stato coinvolto direttamente in questioni di politica nazionale e posso confermare che non esiste alcuna alternativa al progetto dell’Unione europea. Ha portato e continua a portare pace e prosperità all’Europa. È un’unione basata sui valori, che preserva la diversità culturale della regione. Sono convinto che nei prossimi anni andremo incontro a nuovi cambiamenti e a nuove sfide. In particolare, ci sarà una maggiore integrazione dei Paesi dell’area euro e una maggiore cooperazione in materia di difesa. Ciononostante, non mi aspetto nessun cambiamento importante a livello istituzionale. Mi dispiace molto che il 29 marzo 2019 il Regno Unito lascerà l’Unione europea. Le dinamiche attuali, tuttavia, mi permettono di credere che le relazioni tra l’UE e il Regno Unito risulteranno vantaggiose per entrambe le parti.

Andris Piebalgs

Andris Piebalgs

Andris Piebalgs è un politico lettone che ha occupato posizioni chiave in ambiti politici nazionali ed europei. Durante la prima Commissione Barroso, a partire dal novembre 2004, è stato il commissario europeo per l'energia. Con questa carica, ha guidato lo sviluppo di un sistema energetico europeo più competitivo, sostenibile e sicuro, che è uno dei risultati più coronati della Commissione Barroso I. In riconoscimento della sua leadership nella politica energetica europea, la rivista The Economist lo ha premiato con il titolo "Eurocrat of the Year" nel 2007. Attualmente è Senior Fellow alla Florence School of Regulation, che fa parte dello European University Institute.

Crede che le attuali incertezze legate al futuro dell'UE possano influenzare negativamente il piano di transizione energetica dell'Unione? E se sì, in che modo?

Ritengo che la struttura dell’UE sia abbastanza solida da permettere la prosecuzione del suo piano energetico. Si discuterà molto del futuro dell’Europa, ma non credo che tale dibattito possa influenzare la politica energetica. Oggi gli elementi principali della politica energetica in Europa sono la lotta contro il cambiamento climatico e lo sviluppo tecnologico. Dobbiamo competere a livello globale. L’UE non può permettersi di rallentare il proprio piano di transizione energetica.

Come valuta la decisione dei Paesi dell'UE di costruire un'unione energetica? Riusciranno a trovare un equilibro fra le esigenze nazionali e la necessità di andare avanti collettivamente a livello europeo?

La buona notizia è che l’economia dell’UE sta crescendo persino più velocemente di quella degli Stati Uniti e, complessivamente, l’UE è ormai vicina a raggiungere i propri obiettivi politici del 2020. Anche la proposta della Commissione europea, "Energia pulita per tutti gli europei", sta procedendo bene nel suo iter legislativo. Il mercato dell’energia elettrica ha registrato un forte sviluppo e la concorrenza è sempre più agguerrita sui mercati liberi del gas. Tuttavia, alcuni sviluppi potrebbero progredire più rapidamente mentre altri sono motivo di preoccupazione. Ad esempio, un eccessivo utilizzo di carbone nella produzione di energia in determinati Paesi, un lento sviluppo dell’efficienza energetica in altri casi, ritardi nella costruzione delle vie di collegamento tra gli Stati membri e alcuni forti disaccordi in merito alla politica energetica esterna. Comunque credo che tali contraddizioni siano temporanee: con lo sviluppo del mercato dell’energia a livello dell’UE e l’entrata in vigore della nuova normativa sul sistema ETS, gli sviluppi saranno molto meno contraddittori.

Nel 2016 la produzione di energia elettrica derivante dal gas è risultata per la prima volta equivalente all'energia derivante dal carbone prodotta dai Paesi OCSE. Ritiene che l'Europa sia ben avviata verso un mix energetico a basse emissioni di anidride carbonica pur restando competitiva a livello globale?

Mi aspetterei una crescita più rapida della produzione di energia elettrica derivante dal gas rispetto all’energia derivante dal carbone perché ha una migliore impronta climatica (carbon footprint). Lo sviluppo della produzione di gas di scisto fornisce un maggior accesso al gas naturale a prezzi competitivi. Inoltre il grande sviluppo delle rinnovabili offre una buona opportunità alla produzione di energia derivante dal gas di fornire la necessaria energia di riserva. Oggi il problema principale è il prezzo ridotto del carbonio. In questa situazione, ritengo che la proposta della Commissione europea di limitare le emissioni negli impianti di produzione di energia, utilizzati per i meccanismi di regolazione della capacità, sia un passo importante nella giusta direzione.

Alcuni sostengono che il ritiro degli Stati Uniti dall'accordo di Parigi offra all'Unione europea la possibilità di rafforzare la propria leadership nella lotta contro il cambiamento climatico. Ma oggi l'UE ha davvero la forza sufficiente per raggiungere quest'obiettivo?

L’UE ha sempre sostenuto con decisione l’accordo di Parigi, che è stato fondamentale per proseguire la lotta globale contro il cambiamento climatico. Tale segnale politico dovrebbe essere fermamente supportato dal perseguimento degli ambiziosi obiettivi nazionali, dall’aiuto ai Paesi in via di sviluppo nel campo delle politiche sul clima e dal forte sviluppo tecnologico. Solo il tempo ci potrà dire se l’UE assumerà una posizione di leadership in questo processo. Quando c’è la volontà politica, si trova sempre un modo. E la crescita economica nell’UE sta contribuendo a raggiungere tali obiettivi. Tuttavia è necessario anche il contributo degli USA al fine di raggiungere gli attuali obiettivi climatici. La reazione di molti stakeholder negli Stati Uniti è un segnale di speranza che le politiche climatiche statunitensi possano cambiare nel prossimo futuro. Nel frattempo è necessario continuare il dialogo con gli USA, quando è possibile. Ad esempio, esiste una solida cooperazione tra le città.

Costruire strutture per incrementare la capacità energetica su scala industriale viene spesso visto come un obiettivo politico completamente separato dal migliorare l'accesso all'energia delle popolazioni africane. Ma è davvero così o si tratta di un pregiudizio? In base alla sua esperienza in qualità di Commissario per l'Energia e lo Sviluppo, come vede questi due obiettivi politici riuniti in un sforzo integrato?

La maggior parte delle economie africane sta crescendo velocemente e, di conseguenza, si assiste a un incremento della domanda di energia. Nello stesso tempo centinaia di milioni di persone non hanno accesso all’energia elettrica. Le tecnologie moderne non richiedono la costruzione di una rete costosa per fornire l’accesso all’energia elettrica. Ciononostante, in molti Paesi ci si concentra esclusivamente sui megawatt generati. È importante ricordare che tutti i Paesi dell’ONU hanno sottoscritto gli Obiettivi di sviluppo sostenibile che prevedono un accesso universale all’energia elettrica entro il 2030. Ritengo che, nella situazione attuale, i partner di sviluppo dovrebbero concentrare i loro programmi energetici nelle zone rurali, a sostegno dei programmi governativi finalizzati a migliorare l’accesso all’energia.

Ritiene che esista la possibilità che una politica di sviluppo dell'UE a favore dell'energia in Africa abbia un impatto positivo sul problema della migrazione subsahariana verso l'UE?

Una fornitura energetica accessibile e sostenibile costituisce un passo importante nel processo per la lotta alla povertà e per una migliore qualità di vita delle popolazioni. La maggior parte degli immigrati provenienti dai Paesi sub-sahariani sceglie questa soluzione pericolosa a causa della povertà e della disperazione, sperando di trovare un futuro migliore. La povertà energetica non è sicuramente l'unica causa dei flussi migratori. Sono convinto che una buona governance, il rispetto dei diritti umani, la democrazia e i programmi di sostegno sociale siano assolutamente essenziali. Tuttavia l'importanza data all'energia nella politica di sviluppo dell'UE avrà un impatto positivo sulle opportunità delle giovani generazioni di realizzarsi e avere successo nei loro Paesi di origine.