Il gas USA alla conquista del mondo

Il gas USA alla conquista del mondo

Francesca Pintor
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Cresce la domanda internazionale e gli Stati Uniti guardano sia all'Oriente che all'Europa. Intervista a Victoria Zaretskaya (EIA)

A partire dal 2016 gli Stati Uniti hanno iniziato ad esportare quantità sempre maggiori di gas naturale liquefatto (Gnl). La rivoluzione dello shale gas, i prezzi competitivi e la flessibilità nei contratti stanno infatti consentendo agli Usa di assumere un ruolo strategico nei mercati internazionali. La recente inaugurazione del Sabine Pass e l'ampliamento del Canale di Panama, inoltre, hanno permesso l'apertura di nuove rotte commerciali. Grazie a tutti questi fattori "nel marzo 2016 gli Stati Uniti sono diventati esportatori netti di Gnl e si prevede che diventino esportatori netti di gas naturale entro la metà del 2017", sottolinea Victoria Zaretskaya, economista presso l’Office of Petroleum, Natural Gas and Biofuels Analysis dell'Energy Information Administration.

La chiave del Sabine Pass, la porta verso l'estero

Grazie alle loro immense riserve, che nel 2014 raggiungevano i 388.841 miliardi di piedi cubi, gli Stati Uniti sono i primi produttori al mondo di gas naturale. E sempre nel 2014 le riserve di shale gas ammontavano a 199.684 miliardi di piedi cubi. La presenza di queste enormi risorse e l'uso di nuove tecnologie hanno consentito agli Usa di aumentare la capacità di liquefazione del gas locale, incrementando le esportazioni di Gnl verso l'estero. E secondo l'Annual Energy Outlook, pubblicato nel 2016 dall’agenzia statunitense, le esportazioni di Gnl sono destinate a crescere ancora di 12,7 miliardi di piedi cubi al giorno entro il 2025 e di ulteriori 18 miliardi di piedi cubi al giorno entro il 2040.
Ad aprire le porte dei mercati internazionali per il Gnl statunitense è stata prima di tutto l'inaugurazione degli impianti di Sabine Pass questo febbraio. Dal terminal della Louisiana, infatti, 109 miliardi di piedi cubi di Gnl sono stati esportati in undici Paesi diversi. E in particolare in Sudamerica, in Asia, con India e Cina in prima fila, e in Medio Oriente, negli Emirati Arabi Uniti, in Kuwait e in Giordania. Qui la presenza del gas statunitense potrebbe invertire le tradizionali rotte energetiche della regione. Alcuni Paesi mediorientali, infatti, pur avendo a disposizione propri giacimenti di gas naturale, non hanno le risorse necessarie per produrlo, e per far fronte alla domanda energetica interna sono costretti a rivolgersi all'estero.           
Anche l'ampliamento del Canale di Panama ha favorito le esportazioni statunitensi. Un ampliamento che ha avuto "conseguenze significative per gli Stati Uniti, consentendo loro di ridurre i tempi di viaggio e i costi di trasporto per le navi di Gnl dirette dalla Costa del Golfo ai mercati chiave dell'Asia e le coste occidentali del Sud America, fornendo inoltre un accesso aggiuntivo a mercati fortemente regionalizzati", continua Zaretskaya.

Victoria Zaretskaya

Victoria Zaretskaya

Victoria Zaretskaya è la Lead Operations Research Analyst della United States Energy Information Administration e lavora da Economista presso l'Office of Petroleum, Natural Gas and Biofuels Analysis dell'Energy Information Administration.

L'Europa tra i potenziali acquirenti, prime spedizioni in Portogallo e Spagna

Un altro mercato che potrebbe rivelarsi particolarmente attraente per il gas statunitense è quello europeo. Di recente, infatti, il Gnl americano è stato spedito, in piccole quantità, dal terminal Sabine Pass in Portogallo e Spagna. "L'Europa," sottolinea ancora Zaretskaya, "costituisce un mercato molto interessante per via della sua posizione geografica, la sua capacità di rigassificazione e la crescente domanda di gas naturale per la produzione di energia elettrica, dovuta alla necessità di raggiungere determinati obiettivi ambientali sfruttando maggiormente il gas naturale e le energie rinnovabili". La presenza di rivali forti come la Norvegia e la Russia rende però il Vecchio Continente "un mercato altamente competitivo nel breve termine e rende altri mercati potenzialmente più interessanti per le esportazioni di Gnl statunitense".
Se l'Europa rappresenta un mercato ancora in parte da scoprire, l’Asia resta invece la destinazione più importante per le esportazioni di Gnl. Se, infatti, la domanda di gas dal Giappone e dalla Sud Corea è in calo a causa della diminuzione della popolazione e l'utilizzo di altri combustibili, le richieste da parte di Paesi emergenti come la Tailandia, Singapore, Malesia e Indonesia sono destinate a crescere. Con Cina e India che guideranno ancora la domanda di gas. Un mercato, quello asiatico, dove sono già presenti fornitori importanti, a partire dalla Russia che guarda sempre più verso la Cina.  Anche l'Australia sta incrementando le esportazioni di Gnl, grazie alle sue ingenti risorse, ai bassi consumi interni e ad una produzione sempre in aumento.

Ma è tutta una questione di prezzo

Ciò che però rende il Gnl statunitense particolarmente attraente sono i prezzi competitivi. Ad essi si aggiunge la possibilità di stipulare contratti innovativi, con clausole flessibili e senza limitazioni di destinazione per quanto riguarda le rivendite. "Questo consente un afflusso sempre maggiore di Gnl statunitense nei mercati internazionali spesso caratterizzati da rigide strutture con rotte di commercio prefissate". Consentendo in questo modo di migliorare la sicurezza energetica e la diversificazione delle fonti di rifornimento. "Le esportazioni di Gnl american", conclude Zaretskaya, "possono offrire un maggiore contributo all’evoluzione del mercato mondiale del gas. Storicamente ci sono sempre state tre grandi aree: Nord America, Europa e Asia. Le esportazioni di Gnl statunitense possono ridisegnare la natura regionalizzata dei mercati del gas, creando le potenzialità per una loro globalizzazione".