Una decisione storica che piace ai mercati

Una decisione storica che piace ai mercati

Daniele Di Mita e Serena Sabino
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Intervista a Mohammad Sanusi Barkindo, Segretario generale dell'OPEC. L'impegno a ridurre l'output di petrolio preso da 24 Paesi produttori, riporterà le quotazioni in equilibrio, ristabilendo un rapporto equo tra domanda e offerta e sosterrà il settore nel breve, medio e lungo termine

L’OPEC si riappropria del suo destino. Dopo otto anni di incomprensioni e vertici fatti più di veti incrociati che di decisioni concrete, lo scorso 30 novembre, spazzando via scetticismi e dubbi, i Paesi esportatori di greggio hanno raggiunto un’intesa per ridurre la produzione petrolifera di 1,2 milioni di barili al giorno. A ruota, un nutrito gruppo di nazioni non aderenti all'OPEC, guidate dalla Russia, il 10 dicembre si è unito a questa decisione tagliando la propria produzione per ulteriori 600mila barili al giorno. Un accordo che il segretario generale dell’OPEC, il nigeriano Mohammad Sanusi Barkindo, in un'intervista esclusiva rilasciata a Oil, ha definito ''storico'', in grado di ''stabilizzare il mercato'' e, allo stesso tempo, di sostenere il settore petrolifero ''nel breve, medio e lungo termine''. Barkindo, 57 anni, si è insediato al vertice dell’OPEC lo scorso primo agosto, e la guiderà per i prossimi tre anni. È originario di Yola, il capoluogo dello stato settentrionale di Adamawa, uno dei 36 che costituiscono la Repubblica federale della Nigeria. Dopo essersi laureato all’Ahmadu Bello University, tra i più prestigiosi atenei dell’Africa occidentale, l’attuale segretario generale dell’OPEC ha perfezionato i suoi studi alla Southeastern University di Washington (USA) e a Oxford.

Con l'intesa sui tagli alla produzione raggiunta a novembre, si può dire che l'OPEC sia tornato a farsi carico del bilanciamento del mercato petrolifero?

L’aspetto più importante da sottolineare è che con la decisione di 24 paesi produttori, 13 OPEC e 11 non-OPEC guidati dalla Russia, si punta a lavorare insieme per bilanciare il mercato del petrolio: questo avrebbe un impatto enorme sull’industria petrolifera e per i paesi produttori, con benefici estesi all’intera economia globale. Siamo in presenza di un avvenimento davvero storico perché per la prima volta abbiamo i paesi OPEC, e numerose nazioni non-OPEC, uniti nel siglare un accordo per bilanciare il mercato petrolifero.

L'accordo sta dando i suoi frutti: il trend ribassista si è invertito. Che scenario prevede? Fin dove potrà arrivare il prezzo del petrolio?

L’obiettivo di questa dichiarazione di cooperazione tra paesi OPEC e non-OPEC è di bilanciare il mercato. L’accordo ha completamente cambiato, positivamente, l’atmosfera del settore petrolifero: abbiamo già visto l’inizio di una ristrutturazione nel mercato e adesso abbiamo nelle nostre mani il potere per rendere credibile questa dichiarazione. Per il resto, più che di obiettivi di prezzi, noi preferiamo ragionare di un obiettivo di stabilità: il nostro scopo attuale è di riportare il mercato in equilibrio, di ricostruire un rapporto equo tra domanda e offerta in modo da assicurare la stabilità.

L'intesa arriva dopo otto anni di incomprensioni tra i paesi OPEC. Che importanza riveste questo accordo dal punto di vista dei vostri equilibri interni e della capacità dell'OPEC di impattare efficacemente sul mercato del greggio?

L’OPEC, insieme ad altri 11 paesi non-OPEC, ha scritto una pagina davvero storica per l’industria petrolifera mondiale che traccia le sfide che abbiamo davanti a noi. Adesso dobbiamo lavorare insieme per stabilizzare il mercato petrolifero e per sostenerlo nel breve, medio e lungo termine.

Crede che ci saranno problemi nell'implementazione dell'accordo? Diversi analisti temono che non tutti i paesi dell'OPEC rispetteranno i tagli.

Questa dichiarazione di cooperazione ha efficacia solo a partire da gennaio. Abbiamo discusso nelle scorse settimane con i Paesi che hanno sottoscritto l’accordo e siamo in marcia con tutte le nazioni partecipanti per fare del nostro meglio per iniziare a implementare questa decisione storica.

Mohammad Sanusi Barkindo

Mohammad Sanusi Barkindo

È stato nominato ufficialmente Segretario generale dell'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio con un mandato triennale in occasione della 169ª riunione della Conferenza dell'OPEC, tenutasi il 2 giugno 2016 a Vienna. Barkindo subentra ad Abdalla Salem El-Badri, che guidava l'Organizzazione dal 1° gennaio 2007. Il neo Segretario generale vanta un'enorme esperienza nel settore del petrolio e del gas, sia in Nigeria che nel panorama internazionale. Tra il 2009 e il 2010 è stato Amministratore delegato del gruppo Nigerian National Petroleum Corporation (NNPC). Precedentemente, aveva ricoperto la carica di Vicedirettore generale di Nigerian Liquefied Natural Gas. Barkindo ha contribuito alla redazione della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e del Protocollo di Kyoto, guidando la delegazione tecnica nigeriana durante le trattative dell'ONU a partire dal 1991.

E i paesi non-OPEC manterranno la promessa di collaborare a far calare la produzione mondiale?

Posso rispondere che al momento non conosco il livello per il quale si è esposto ognuno dei 24 paesi, OPEC e non-OPEC, sulla base di un impegno volontario al momento della sottoscrizione dell’accordo.

L'incremento, più rapido del previsto, dell'output di Nigeria e Libia e l'aumento della produzione americana di shale oil freneranno i prezzi?

La domanda di petrolio nel breve, medio e lungo termine rimane positiva e robusta, per cui chiediamo a tutti i produttori, inclusi Nigeria e Libia, di continuare a svolgere il loro ruolo di soddisfare la richiesta e rifornire il mercato con la loro produzione. Tutti i Paesi hanno un importante ruolo da svolgere per continuare a garantire che il mercato sia continuamente rifornito per soddisfare la domanda: il nostro obiettivo è di mantenere la stabilità su una base sostenibile.

Il presidente Donald Trump si è da poco insediato alla Casa Bianca: quale pensa possa essere il suo impatto sul settore energetico e, nello specifico, su quello petrolifero?

Noi aspettiamo innanzitutto di vedere le politiche che eventualmente farà il presidente Trump. Di sicuro, noi supportiamo i continui investimenti nel settore energetico e in particolare in quello petrolifero, in modo da assicurare che l’economia mondiale sia continuamente rifornita di petrolio per mantenere e aiutare la crescita dell’economia globale.

Prima di congedarci, viste le sue origini, ci può dire come vede la situazione geopolitica della Nigeria?

Come Segretario generale dell’OPEC preferisco non commentare mai gli affari interni dei singoli Paesi membri. Ma qui farò un’eccezione, dicendo solo che adesso la situazione è migliore. Per ora.