Il gas resterà protagonista
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Intervista esclusiva a Amine Mazouzi, presidente e direttore generale di Sonatrach. Il gas continuerà ad essere un combustibile molto importante a livello globale e per l'Algeria in particolare. Il Paese, che è uno dei principali produttori al mondo, investirà 17 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni, la maggior parte dei quali per lo sviluppo dell'oro blu

La riduzione degli investimenti nella produzione di gas ristabilirà un equilibrio tra domanda e offerta e riporterà il prezzo a un livello “più equo”. È la previsione del presidente e direttore generale di Sonatrach, Amine Mazouzi, che in un’intervista esclusiva ad Oil traccia un quadro delle prospettive future del gas a livello globale e illustra i progetti di uno dei principali produttori al mondo: l’Algeria. L’oro blu continuerà ad avere ancora a lungo un ruolo di primo piano nello scacchiere energetico, spiega Mazouzi, annunciando un piano da 70 miliardi di dollari, la maggior parte dei quali destinati allo sviluppo del gas.

Gli accordi sul clima di Parigi ci proiettano verso un futuro a zero emissioni. Secondo lei quale sarà il ruolo del gas in questo contesto? Le rinnovabili rappresentano una minaccia per il gas o le due fonti possono essere complementari almeno nella fase di transizione?

Lo sviluppo delle rinnovabili non è in contrasto con lo sviluppo del gas, anzi, in una fase di transizione dovranno andare insieme: per avere l’elettricità ad un prezzo accessibile avremo bisogno di una fonte aggiuntiva di backup che, in assenza di sole, vento o onde, permetta di produrre comunque l’elettricità che serve in funzione dei cicli di domanda. Quindi il gas avrà un ruolo importante. Noi riteniamo che debba esserci anche uno sviluppo del mercato della CO2, che potrà dare un valore reale all’aspetto ecologico del gas.

Il prezzo del gas ha raggiunto livelli molto bassi negli ultimi due anni, a cosa è dovuto? crede che questo trend continuerà nel medio periodo o è destinato ad invertirsi?

Se guardiamo ai fondamentali del mercato, il calo dei prezzi che vediamo dal 2009 è dovuto alla diminuzione della domanda, o meglio al calo dei consumi e quindi della domanda, e questo è in primis conseguenza della crisi economica e finanziaria. Oltre a ciò, abbiamo assistito allo sviluppo di nuove fonti di gas - gli Stati Uniti oggi sono il primo produttore mondiale di shale gas - e questo ha creato uno squilibrio tra domanda e offerta, portando al calo dei prezzi. Ma è solo una sensazione di abbondanza, perché anche se il prezzo è medio o basso ci sono dei picchi di domanda: oggi, ad esempio, sul mercato europeo c’è stato un picco improvviso di domanda a causa delle difficoltà delle centrali nucleari francesi. Il mercato spot non è ancora pronto a gestire questi picchi improvvisi.
Un altro elemento è lo sviluppo degli impianti di GNL e delle FSRU, cioè le istallazioni galleggianti di rigassificazione, che sono meno care da sviluppare. C’è quindi un mercato mondiale che sta prendendo forma. D’altra parte però ci sono sempre meno investimenti a monte, nella produzione. Questo, unito allo sviluppo del mercato del GNL per la produzione di elettricità, porterà ad un calo dell’offerta che, a medio termine, ristabilirà un equilibrio che secondo noi porterà ad un prezzo del gas più equo.

Amine Mazouzi

Amine Mazouzi

Sonatrach

È Presidente e Direttore generale di Sonatrach. Nella stessa compagnia aveva già ricoperto diversi incarichi, tra cui Direttore della strategia e della pianificazione, Direttore degli studi e dei progetti e Capo dipartimento del polo Hassi Messaoud, capo Dipartimento innovazione e ingegnere senior nella divisione Petroleum-Engineering-Development (PED). Mazouzi è autore di numerose pubblicazioni internazionali.

Sonatrach è la sesta compagnia energetica al mondo per riserve e produzione di gas naturale, nonché quarto esportatore di GNL al mondo e quinto esportatore mondiale di gas naturale. Quali sono i vostri progetti futuri? Come pensate di muovervi in un mondo che sta cambiando molto velocemente?

In Algeria abbiamo 3 tipi di riserve di gas. Prima di tutto i giacimenti di gas convenzionale brownfield, che sono in produzione e che non hanno ancora detto la loro ultima parola. Li stiamo ottimizzando, per recuperare il massimo possibile di gas. Sempre in questo ambito c’è anche il gas associato al petrolio, che finora abbiamo utilizzato per esigenze di reiniezione, ma ora stiamo cercando delle alternative per aumentarne il recupero e quindi permetterne la valorizzazione, e si tratta di volumi molto importanti. Un secondo tipo di riserva è il tight gas, che fino ad oggi non abbiamo sfruttato: attualmente siamo in una fase di valutazione e dagli studi emerge che ci sono enormi potenziali. Per lo shale gas le nostre riserve sono le terze al mondo. Abbiamo sviluppato due progetti pilota che hanno dato degli esiti perfino migliori delle nostre aspettative. Il nostro benchmark erano gli Stati Uniti e i risultati sono stati superiori alla media, anche in termini di caratteristiche della roccia. Tutti gli indicatori mostrano che uno sviluppo a livello di giacimento sarebbe favorevole ed economico. Oltre a questo teniamo presente che in Algeria finora è stato esplorato il 34 percento delle zone a potenziale minerario. La nostra strategia prevede delle valutazioni nel Nord del Paese: la roccia madre da cui è stato estratto il petrolio scoperto negli anni 40, infatti, è la stessa da cui viene estratto lo shale. Il vantaggio è che abbiamo già le infrastrutture; tutti i lavori di ricerca e di valutazione si fanno in aree in cui già ci sono le istallazioni necessarie, quindi se decideremo di passare allo sviluppo di questi campi le infrastrutture esistenti saranno un fattore chiave per l’economicità dell’investimento. Questa è la nostra strategia di sviluppo per il gas che ci porta a dire che il gas in Algeria ha un bell’avvenire. A livello di mercato abbiamo infrastrutture di esportazione come il gasdotto che a est va verso l’Italia, e quello che a ovest va verso la Spagna e il Portogallo, e potremmo avere delle interconnessioni anche più a nord. Il nostro quadro di base è quindi legato a queste posizioni. Poi abbiamo una capacità di GNL modulabile. Non tutto il nostro gas va nei gasdotti, siamo circa a 50-50, ed il GNL ci permette da una parte di raggiungere dei mercati più lontani, e dall’altra sviluppare i nostri mercati di prossimità, che sono l’est del Mediterraneo e potenzialmente il nord Europa. Oggi guardiamo a mercati dal la crescita evidente, in particolare nel Mediterraneo orientale – Egitto, Turchia e Medio Oriente – e sviluppiamo le nostre capacità aumentando la nostra flessibilità per andare oltre al posizionamento esistente.

Questa è la nostra strategia di sviluppo per il gas che ci porta a dire che il gas in Algeria ha un bell’avvenire. Riassumendo, per il convenzionale stiamo lavorando all’ottimizzazione e possiamo avere tassi di recupero del 90 percento, usando le infrastrutture di superficie; come seconda fase stiamo valutando il tight per poi passare allo sviluppo; la terza fase di sviluppo per noi è lo shale.

A livello di mercato abbiamo infrastrutture di esportazione come il gasdotto che a est va verso l’Italia, e quello che a ovest va verso la Spagna e il Portogallo, e potremmo avere delle interconnessioni anche più a nord. Il nostro quadro di base è quindi legato a queste posizioni. Poi abbiamo una capacità di GNL modulabile. Non tutto il nostro gas va nei gasdotti, siamo circa a 50-50, ed il GNL ci permette da una parte di raggiungere dei mercati più lontani, e dall’altra sviluppare i nostri mercati di prossimità, che sono l’est del Mediterraneo e potenzialmente il nord Europa. Oggi guardiamo a mercati dalla crescita evidente, in particolare nel Mediterraneo orientale – Egitto, Turchia e Medio Oriente – e sviluppiamo le nostre capacità aumentando la nostra flessibilità per andare oltre al posizionamento esistente. Ci crediamo molto.

"Nel Paese ci sono riserve di gas molto importanti. Abbiamo 3 tipi di riserve: convenzionale, che stiamo ottimizzando per aumentare i coefficienti di recupero e produrre di più; abbiamo il tight, che stiamo valutando, da soli o in associazione, e ci sono campi che prevediamo di mettere in produzione dal 2017."

L'Algeria è uno dei principali fornitori di gas dell'Europa. Come sono e come saranno le relazioni energetiche e commerciali tra il suo Paese e l'UE?

Sonatrach è un importante fornitore del mercato europeo da molti anni, siamo tra i primi tre fornitori, con una affidabilità irreprensibile e provata da molti anni. Siamo stati in grado di rispondere quando il mercato europeo ha avuto problemi di discontinuità da parte di altri fornitori, e pensiamo di mantenere questa posizione, sviluppandola al meglio, rendendo le nostre forniture sempre più affidabili. Oltre al gas, le nostre relazioni energetiche con l’Europa riguardano anche il petrolio greggio, il condensato, il GPL e i prodotti raffinati, dunque siamo un attore importante del mercato e contiamo di mantenere questo ruolo nel futuro.

L'Algeria è anche il secondo esportatore in UE di GNL. Il GNL statunitense è appena arrivato in Europa e al momento rappresenta una minima parte dell'import dell'Unione. Crede che in futuro questa quota diventerà significativa?

Il mercato del GNL va verso la globalizzazione, e la molecola va dove ha più valore, quindi il mercato che paga di più sarà il mercato di destinazione. Il GNL americano ha due destinazioni naturali: America Latina ed Europa del nord. Forse con l’allargamento del canale di Panama, se i costi lo permetteranno, potrà andare anche in Asia. Dipende da come i Paesi esportatori tratteranno i costi. Ognuno ha un suo ragionamento. La prossimità di Gazprom, Statoil e Sonatrach, con delle infrastrutture già esistenti, è sicuramente più competitiva.

Per una ottimizzazione della produzione e dell'export del gas, sono necessari continui investimenti per infrastrutture e tecnologie. Quali sono i vostri progetti?

Abbiamo riserve di gas molto importanti, sviluppate da soli o in associazione con dei partner, come BP o Statoil. Circa i due terzi dell’output algerino è prodotto da Sonatrach da sola e un terzo con dei partner che collaborano anche all’upgrading delle istallazioni esistenti. Sonatrach ha più di 55 anni di esperienza. Stiamo investendo nell’upgrade delle istallazioni, per produrre di più e valorizzare i liquidi. Per il gas abbiamo una serie di investimenti che ci permetteranno di mantenere e aumentare il livello di produzione. A lungo termine infine c’è lo shale, la cui fattibilità ed economicità è dimostrata, il potenziale è confermato e ora bisogna preparare una politica di stato che apra la strada allo shale. Per i prossimi 5 anni abbiamo un piano di investimenti pari a 70 miliardi di dollari, il cui 70 percento è destinato allo sviluppo dell’attività upstream.

L'Algeria punta anche sulle rinnovabili, con il Programma nazionale per lo sviluppo delle energie rinnovabili. Anche Sonatrach si sta impegnando sul fronte dell'energia verde?

L’Algeria si è data l’obiettivo di avere 22.000 Mw da rinnovabili al 2030, e in questa cornice anche Sonatrach è stata sollecitata a dare il proprio contributo. Abbiamo iniziato con una centrale ibrida solare-gas, e, da poco, abbiamo firmato con Eni un accordo per una centrale da 10 Mw sul campo di Bir Rebaa North. Sonatrach vuole generalizzare questo approccio in modo che i nostri giacimenti, soprattutto nel sud del paese, siano autosufficienti. In questo modo potremo destinare tutto il gas all’esportazione o al consumo nazionale. È una iniziativa che è partita da poco con Eni, con cui abbiamo rapporti da molto tempo, e che vorremmo estendere ad altri giacimenti. Tutto questo rientra nel quadro della strategia nazionale di sviluppo delle rinnovabili.

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