Una nazione che vuole crescere

Una nazione che vuole crescere

Lello Stelletti
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Intervista a Kakha Kaladze, ministro dell'Energia della Georgia. Nelle parole del rappresentante del governo di Tbilisi i piani e le prospettive dei sviluppo di nuovi progetti energetici che il Paese euroasiatico si propone di realizzare, primo fra tutti la partecipazione alla costruzione del grande Corridoio Sud per il transito del gas azerbaijano fino all'Europa

La Georgia si è posta una priorità: aumentare la produzione di energia elettrica. Ad oggi il Paese rimane fortemente legato alle importazioni, che per quanto riguarda il petrolio raggiungono il 100% del suo fabbisogno. Per questo le autorità georgiane, rappresentate, in questa intervista, dal ministro dell’Energia Kakha Kaladze, si sono poste l’obiettivo di avviare, a breve, una grande svolta energetica che punti a sfruttare le risorse rinnovabili locali, principalmente quelle idroelettriche. A questo si aggiunge la partecipazione del Paese ai progetti infrastrutturali che riguardano la realizzazione del Corridoio Sud che trasporterà il gas del grande giacimento di Shah Deniz, in Azerbaijan, fin nel cuore dell’Europa. I nuovi approvvigionamenti dovrebbero garantire al governo di Tblisi di assicurarsi un sufficiente flusso di gas, a fronte di una diminuzione progressiva delle importazioni di questa risorsa dalla Russia

Signor ministro, come giudica la cooperazione nel settore energetico fra Georgia e Italia alla luce anche della sua recente visita in Italia al seguito del premier Giorgi Kvirikashvili? Ci sono delle opportunità per sviluppare del potenziale inespresso?

La visita in Italia della squadra del governo georgiano sotto la guida del Primo Ministro è stato un importante passo per promuovere la cooperazione tra i due paesi. Particolare attenzione è stata rivolta alle opportunità economiche e commerciali. Sono ben consapevole delle capacità tecnologiche e finanziarie delle aziende italiane e confermo che esse sono invitate a partecipare ai progetti energetici su larga scala. Credo anche che la Georgia sia un paese attraente ed interessante per lo sfruttamento del potenziale idroelettrico e di altre fonti energetiche rinnovabili, e, naturalmente, noi continueremo a cooperare strettamente in questa direzione.

La Georgia partecipa a uno dei principali progetti energetici al momento in corso di realizzazione, il Corridoio meridionale del gas. Qual è il contributo della Georgia al progetto? Quanto è importante il progetto per la diversificazione delle forniture destinate al mercato europeo?

Lo sviluppo del Corridoio meridionale del gas è riconosciuto come un obiettivo prioritario per aumentare la sicurezza energetica dell'Europa e naturalmente la Georgia, coinvolta in questo processo come paese di transito, accoglie positivamente i progetti simili nella regione. Siamo già nella seconda fase di sviluppo del giacimento azero di Shah Deniz e all’interno del nostro paese si stanno svolgendo i lavori di ampliamento del gasdotto Sud-Caucaso, la maggior parte dei quali sono stati completati: 2 miliardi di dollari investiti, occupazione del personale locale, possibilità di aumentare la quantità di forniture di gas dall'Azerbaigian. Naturalmente sono benefici per il nostro paese e aumentano cosi la sicurezza energetica ed il ruolo della Georgia nel processo di transito. Questo progetto e lo sviluppo del corridoio meridionale del gas possono fornire al mercato europeo nuove risorse del Mar Caspio, non solo dall'Azerbaigian, ma anche in futuro dal Turkmenistan.

Kakha Kaladze

Kakha Kaladze

Ministro dell'Energia, e vice Primo Ministro, della Georgia

Ex giocatore di calcio, ricopre la carica di Ministro dell'Energia, e vice Primo Ministro, della Georgia dal 2012, dopo la rielezione avvenuta nel novembre del 2016. È anche Segretario generale del partito "Georgian Dream".

Il governo ha promosso un programma di sviluppo sostenibile, in particolare, nello sfruttamento delle rinnovabili. Quali sono le principali opportunità d'investimento che la Georgia offe in questo settore energetico? Ci sono dei progetti in fase di valutazione anche in altri comparti – carbone, idrocarburi – oltre all'idroelettrico e all'eolico?

La Georgia è fortemente dipendente dalle importazioni. Petrolio e gas naturale sono al 100 per cento importati. In più per 8-9 mesi l'anno l’importazione di energia elettrica è effettuata dai paesi limitrofi. Prendendo in considerazione la crescente domanda e le risorse idroelettriche non sfruttate, la priorità nella politica energetica è la produzione di elettricità, utilizzando le risorse rinnovabili locali, principalmente da fonti idroelettriche. Sono già state aggiunte alla rete 600 centrali. Si stanno sviluppando altri progetti in vari stadi che aggiungeranno altri 4.000 megawatt di potenza. Con la costruzione dei nuovi impianti sarà soddisfatta la crescente domanda di energia elettrica e allo stesso tempo potremo effettuare le esportazioni dell’energia in eccesso verso i paesi confinanti. Abbiamo un piano decennale per lo sviluppo delle infrastrutture energetiche, sia nel settore dell’energia elettrica che in quello del gas. In Georgia è attivo il primo impianto eolico, con 20 megawatt di potenza, e siamo in fase di ricerca per la realizzazione del primo impianto di energia solare. Per aumentare la sicurezza energetica e ridurre la dipendenza dalle importazioni stiamo considerando anche la costruzione di centrali termoelettriche.

Oltre al Corridoio meridionale ci sono altre prospettive di cooperazione energetica con i paesi vicini? In questo contesto la piattaforma del Partenariato orientale che coinvolge anche l'Azerbaigian e la Georgia, è uno strumento utile?

Abbiamo una partnership strategica con l’Azerbaigian, sia nel formato bilaterale che in quello multilaterale. La società statale azera, Socar, è il fornitore principale di gas sul mercato georgiano e svolge anche le attività di distribuzione. Possiede anche le stazioni di gas e di benzina. La Socar è uno dei maggiori investitori in Georgia. Ha iniziato, inoltre, anche il transito di energia elettrica in Turchia attraverso la Georgia. Il formato di Partenariato orientale è un buono strumento di cooperazione più stretta tra i paesi e siamo contenti di accogliere in modo efficace questo strumento.

Con alcuni paesi vicini permangono problemi che non riguardano direttamente il settore energetico, per esempio con la Russia. Tuttavia la Georgia si rifornisce regolarmente di gas russo, come emerso anche dall'accordo biennale siglato lo scorso gennaio con Gazprom. Il gas potrebbe diventare una "chiave di volta" per risolvere i problemi emersi dopo il conflitto del 2008?

La Georgia ha progressivamente ridotto la sua dipendenza dal gas russo e la sua quota fluttua entro una forchetta del 5-10 per cento. Inoltre, è stata effettuata la fornitura di gas russo verso l'Armenia, attraverso la Georgia. Cerchiamo di mantenere le nostre relazioni energetiche con i paesi vicini attraverso un modello commerciale, e in questo modo garantire un approvvigionamento energetico stabile nel lungo periodo.

La Georgia può contare su un partner importante, gli Stati Uniti, con cui nel 2009 ha siglato un accordo di alleanza strategica che rafforza la cooperazione tra i due Paesi, in particolare per quanto riguarda energia e difesa, e getta le basi per lo sviluppo di nuovi approvvigionamenti energetici europei, che prescindono dal gas proveniente dall'Azerbaigian e dall'Asia centrale. Con i cambiamenti avvenuti in seno alla Casa Bianca e l'arrivo della nuova amministrazione guidata da Donald Trump, pensa che possano emergere cambiamenti in questo rapporto?

La Partnership strategica Georgia-Stati Uniti non è minacciata da alcun tipo di pericolo. Al contrario, entrambe le parti, sia la Georgia che la nuova amministrazione statunitense, esprimono la disponibilità per la più stretta cooperazione. Per noi è fondamentale il rapporto con gli Stati Uniti, sulla base proprio delle tradizioni e della storia di amicizia che lega questi due paesi, ed è proprio questo il fondamento per sviluppare ancora più le nostre già strette relazioni.