Il litio e la prossima crisi dei combustibili fossili

Il litio e la prossima crisi dei combustibili fossili

Marcello Vallese
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Secondo uno studio pubblicato dall'agenzia di rating Fitch, le batterie al litio che alimentano le auto elettriche potranno in futuro mettere in crisi l'industria petrolifera. Intervista ad Alex Griffiths, dell'agenzia di rating Fitch
@FitchRatings: nel 2030 le auto elettriche saranno competitive come quelle a combustione interna. #zeroemission

Shenzhen e Hong Kong. Due tra le principali megalopoli della Cina, con diversi aspetti in comune – il dato demografico, i porti commerciali fra i più trafficati al mondo e le sedi di alcune delle maggiori istituzioni finanziarie e tecnologiche – ma una differenza sostanziale: le centinaia di autobus elettrici che hanno cambiato per sempre il concetto di trasporto pubblico a Shenzhen. È qui, infatti, che soffia più forte il vento di una rivoluzione che rischia di provocare, come effetto collaterale, conseguenze senza precedenti per il mercato petrolifero mondiale.
Non è un caso che Shenzhen sia l’esempio più lampante della "nouvelle vague" elettrica del gigante asiatico in quanto sede di BYD, il più grande produttore al mondo di veicoli a zero emissioni che, dopo aver annoverato fra i suoi investitori Warren Buffet, potrà contare anche sulla recente acquisizione di una partecipazione da parte di Samsung. Oggi in Cina 100mila autobus, pari a un quinto del parco circolante, sono a trazione elettrica e con questo ritmo di crescita, entro il 2025 la totalità dei cinesi potrà muoversi in un modo che per molti Paesi occidentali è ancora tema di valutazioni e timidi esperimenti.

Verso un nuovo concetto di mobilità

Il trasporto pubblico è però solo la punta dell’iceberg del più ampio mercato dei veicoli elettrici che vede il mezzo privato recitare ancora la parte del leone. Solo nel 2015, in Cina sono stati venduti oltre 331 mila veicoli a zero emissioni, permettendo al Paese asiatico di sopravanzare gli Stati Uniti come leader mondiale. L’ultimo piano quinquennale sviluppato a Pechino prevede di decuplicare questa cifra entro il 2025, offrendo ai consumatori un pacchetto di incentivi capaci di coprire fino al 60% del prezzo di acquisto del mezzo. I dati parlano chiaro, la Cina sulla mobilità elettrica fa sul serio e attualmente può vantare i capitali, la forza lavoro, la volontà politica ma soprattutto l’energia per spingersi verso una mobilità esclusivamente elettrica. Infatti, secondo una nota pubblicata nei mesi scorsi dal Quotidiano del Popolo, organo ufficiale del Partito Comunista Cinese, il Paese produce energia per 15mila miliardi di kilowatt, pari ad una sovraccapacità di oltre il 20%.  Può una "elettrificazione di massa" imposta da Pechino trasformarsi nel battito di farfalla che potrebbe causare un uragano a Houston come a Riad e Aberdeen?

"Nel caso in cui le auto elettriche arrivassero a una quota di mercato del 50% entro dieci anni, ben un quarto della domanda europea di combustibili fossili potrebbe letteralmente evaporare".

La crisi è lontana, ma non giustifica l'immobilismo

A prevedere un simile scenario è l’agenzia internazionale del rating Fitch, che ha recentemente pubblicato un report che per la prima volta esamina le conseguenze finanziarie per il mercato petrolifero derivanti da un rapido sviluppo della tecnologia delle batterie al litio. L’ipotesi più estrema, ma non la più irrealistica, prevede che un quarto della domanda europea di combustibili fossili potrebbe letteralmente evaporare nel caso in cui le auto elettriche arrivassero a una quota di mercato del 50% entro dieci anni. La ricaduta negativa per le compagnie petrolifere si manifesterebbe in una graduale e inesorabile vendita da parte di investitori istituzionali particolarmente apprensivi di "asset" considerati ormai tecnologicamente superati. La minaccia è ancora più seria se si considera che nel 2014, ben il 55% della produzione petrolifera globale è stata assorbita dal settore dei trasporti. Per entrare ancor più nel dettaglio nell’analisi fornita dal report, ne abbiamo parlato con l’autore, Alex Griffiths, l’analista capo di Fitch per l’Europa, l’Africa e il Medio Oriente per le risorse naturali e commodity.

Alex Griffiths

Alex Griffiths

Agenzia di rating Fitch

Alex Griffiths è capo delle risorse naturali e materie prime per l'EMEA Corporate group di Fitch Ratings. È responsabile delle valutazione dei settori Oil & gas, e delle attività minerarie e chimiche

Le politiche di Cina e India capaci di influenzare il mercato dei combustibili tradizionali

"Ad oggi", spiega Griffiths, "circolano 1,2 miliardi di veicoli, un numero destinato a crescere fino a 2 miliardi entro il 2035. Per quella data prevediamo che si produrranno esclusivamente veicoli elettrici e una crescita composta annuale del 32,5% potrebbe portare ad avere oltre 500 milioni di veicoli elettrici circolanti. Ci saranno comunque 300 milioni di veicoli a combustione interna in più rispetto a quanti non ce ne siano oggi.
I principali modelli di crescita sul lungo termine – aggiunge - vedono Cina e India come i maggiori fattori capaci di incidere sul mercato automobilistico e la domanda di petrolio. Se questa crescita non si dovesse realizzare, non ci sarebbe niente per controbilanciare quello che più ottimisticamente si potrebbe definire come uno scenario da ‘crescita zero’ nel mercato petrolifero dei Paesi più sviluppati e questo rappresenterebbe il punto di svolta per un calo della domanda. L’altra possibilità è che la crescita del mercato automobilistico in questi Paesi possa essere regolata politicamente, forzando la preferenza verso i modelli elettrici".
Nel report stilato da Fitch, però, è previsto che sarà il 2030 l’anno in cui i veicoli elettrici saranno competitivi come quelli a combustione interna. Uno scenario che potrebbe coincidere con il picco di volatilità del prezzo del petrolio. "Grazie a un realistico e continuo miglioramento delle performance – spiega Griffiths - i veicoli elettrici non avranno problemi a competere con le auto a combustione interna entro il 2030, ma allo stesso tempo molti produttori puntano a raggiungere questa parità entro i primi anni del decennio 2020. Il miglioramento delle batterie non farà che anticipare il momento in cui la domanda di petrolio calerà".

Ma dalle batterie efficienti a una capillare infrastruttura di ricarica, il passo non è breve

Alle performance della batteria, però, si aggiunge la realizzazione di una infrastruttura capace di supportare questa nuova forma di mobilità. E i costi, ad oggi, non sembrano competitivi. "Nel nostro report", sottolinea l’analista di Fitch, "abbiamo provato a simulare a grandi linee il costo di un’infrastruttura di ricarica che possa in qualche modo replicare l’infrastruttura convenzionale già esistente negli Stati Uniti. Il conto ammonterebbe a 70 miliardi di dollari ma non è detto che si procederà in questo modo. Resta comunque la necessità da parte degli operatori della piccola e grande distribuzione di sostenere investimenti ingenti per una cifra che oscilla fra i 100 e i 175 mila dollari per ogni punto di ricarica. Con costi simili, le utility potrebbero cofinanziare le nuove stazioni di servizio o aprirne con il proprio marchio ma è difficile a questo punto prevedere quale modello di business prevarrà".
La conclusione del report serve come avvertimento per compagnie petrolifere, energetiche e automobilistiche. La tecnologia delle batterie, definita "perturbatrice", potrà creare scompiglio in settori che emettono circa un quarto delle obbligazioni societarie dell’economia globale, pari a circa 3,4 mila miliardi di dollari. Lo scenario dipinto da Fitch è ancora in divenire, ma il prezzo da pagare per chi non riuscirà ad adattarsi sarà pesantissimo.