Nuovi orizzonti di crescita

Nuovi orizzonti di crescita

Marilia Cioni* e Simona Manna
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Più aumenta il prezzo del petrolio, più l'economia ghanese ne trarrà beneficio. Oro nero, e soprattutto gas, sono le risorse che possono fare da volano per un Paese che punta a "creare valore". Intervista a Theophilus Ahwireng, Ad della Petroleum Commission del Ghana

La decisione dell’OPEC contribuirà ''a dare una spinta ai corsi petroliferi'', con la speranza che un ''range compreso tra i 60 e i 90 dollari'' apporti un equilibrio sia per i produttori che per i consumatori. Un auspicio, come spiega a Oil Theophilus Ahwireng, amministratore delegato della Petroleum Commission, che ancora di più vale per il Ghana, che attualmente produce 140 mila barili al giorno: maggiore è il prezzo al barile, maggiori saranno gli introiti del governo. La domanda energetica ghanese, comunque, ''cresce di oltre il 10 percento annuo. Pertanto l’aumento del fabbisogno energetico è indirettamente un chiaro indice della crescita economica del Paese''. Questo anche grazie al contributo al PIL del petrolio, di cui ''la componente maggiore sarà rappresentata dal gas'', ma, precisa Ahwireng ''non vogliamo che il Paese si adagi sulla scia delle entrate acquisite, vogliamo assistere piuttosto a una creazione del valore aggiunto''. Un valore aggiunto su cui il Paese sta lavorando strenuamente, anche perché, afferma l’Ad, ''credo fermamente che uno dei motori per la crescita del Ghana possa essere rappresentato dal petrolio''.

In seguito alla decisione dell'OPEC di tagliare la produzione, il mercato energetico sta attraversando una fase di cambiamenti e il prezzo del petrolio sembra essersi stabilizzato, anche se secondo molti osservatori è previsto un aumento nel corso del 2017. Secondo lei, quali sono gli scenari futuri? Prevede che ci saranno cambiamenti significativi nel panorama energetico mondiale?

Generalizzando, si può affermare che il petrolio costituirà la principale fonte energetica mondiale dei prossimi decenni e, a livello settoriale, la componente maggiore sarà rappresentata dal gas. Le dinamiche cui abbiamo assistito nell’ultimo anno, vale a dire il crollo dei corsi petroliferi da 100 a quota 40-50 dollari, hanno comportato dei profondi scompensi all’intero comparto. Concordo sul fatto che la quota dei 100 fosse un po’ troppo elevata, con un impatto negativo in molte delle economie mondiali. Tuttavia, il crollo repentino è stato un colpo altrettanto duro. Occorre ricordare che se il greggio viene venduto a 100 dollari al barile, il prezzo di 50 dollari al barile non rappresenta una riduzione del 50 percento, perché i 50 dollari comprendono i costi di produzione. Se il costo della produzione è pari a 40 dollari, ciò significa che il margine scende da 60 a 10, il che rappresenta una minaccia molto grave. In Ghana, quando abbiamo avviato la produzione dei pozzi Jubilee, siamo stati fortunati a ottenere delle buone quotazioni petrolifere, che di recente si sono drasticamente ridotte. In questo modo, le entrate del governo hanno registrato un calo significativo, ragion per cui la situazione desta preoccupazione. Ci aspettiamo che la decisione dell’OPEC contribuisca a dare una spinta all’andamento del prezzo. Le speranze sono che, sia dal lato dei consumatori che dei produttori, un range compreso tra i 60 e i 90 dollari, variabile a seconda di molti fattori, apporti un equilibrio per entrambe le parti.

Più in dettaglio, quali sono le conseguenze del taglio dell'OPEC e di un possibile aumento dei prezzi in Ghana?

Attualmente la produzione, assente nel 2010, ammonta a 100 mila barili al giorno. Lo scorso agosto abbiamo avviato la produzione nei giacimenti TEN, che ora si attesta intorno ai 50 mila barili al giorno. Tralasciando gli ostacoli che si presentano con i Jubilee, produrremo 140 mila barili al giorno. Con un regime di prezzi di 100 dollari al barile, il contributo da parte del petrolio sarebbe notevole, anche perché appena i corsi torneranno a salire di nuovo, gli introiti del governo aumenteranno in maniera significativa. Basti pensare che, nel 2014, il gettito statale derivante dal petrolio è arrivato a circa 1 miliardo di dollari, per poi scendere a 300 milioni di dollari nel 2016. Di fronte a un’incidenza così elevata, ovviamente, se i numeri aumentano, anche il contributo subirà un incremento. Se da un lato i consumatori mondiali vorrebbero vedere dei prezzi bassi, ritengo che il range cui dovremmo aspirare debba essere favorevole per entrambe le parti, produttori e consumatori.

Theophilus Ahwireng

Theophilus Ahwireng

È amministratore delegato della Petroleum Commission Ghana. Dopo la formazione in geofisica e una laurea in Fisica ottenuta presso la University of Science and Technology in Ghana, Theophilus Ahwireng è entrato a far parte della Ghana National Petroleum Corporation.

Il presidente Nana Akufo-Addo ha espresso la propria speranza di veder realizzate le sfide energetiche per il Paese. Quali sono gli obiettivi futuri più urgenti per il Ghana in materia energetica?

La buona notizia è che, se si escludono i consumi, la nostra domanda energetica cresce di oltre il 10 percento annuo. Pertanto l’aumento del fabbisogno energetico è indirettamente un chiaro indice della crescita economica del Paese. Ma la vera sfida è rappresentata dalla disponibilità di energia. So che in alcune zone questo problema non si pone, ma in Ghana sì. Il Paese è partito con il piede giusto in materia energetica: negli anni ’60, quando il nostro primo presidente sviluppò il progetto Akosombo Hydroelectric Power, siamo diventati subito esportatori netti. La nostra produzione sfiorava i 1.000 MW, il triplo rispetto al nostro fabbisogno, pari a soltanto 300 MW circa. Successivamente, abbiamo esaurito le nostre risorse e siamo diventati importatori netti di energia elettrica. Attualmente siamo passati dal 100 percento prodotto con risorse idroelettriche a un 50-50 tra energia idroelettrica e termica, una buona parte della quale si basa sul gas. Se il progetto OCTP Sankofa-Gye Nyame soddisferà le attese, il Ghana produrrà circa 200 mila barili di petrolio al giorno e circa 300 milioni di piedi cubi standard di gas al giorno, contribuendo in maniera significativa alla produzione di elettricità del Paese.

Il PIL del Ghana è in crescita e, stando agli esperti, la tendenza sarebbe anche collegata all'aumento della produzione ed esportazione petrolifera. Secondo lei, le prospettive per le risorse petrolifere sono favorevoli?

È in aumento il contributo del petrolio al PIL, ma non vogliamo che il Paese si adagi sulla scia delle entrate acquisite, vogliamo assistere piuttosto a una creazione del valore aggiunto. Se considerassimo la componente derivante dagli introiti del petrolio includendo il valore aggiunto, la performance del Ghana sarebbe molto positiva. Le faccio alcuni esempi pratici. Abbiamo fatto una scelta coraggiosa abbandonando del tutto la pratica del gas flaring, con la costruzione dell’impianto Ghana Gas a partire dal nostro primo giacimento. Oggi sono orgoglioso di poter affermare che quasi tutto il gas prodotto dal Jubilee viene lavorato nello stabilimento di Ghana Gas Company, il quale produce gas povero per la generazione energetica e circa il 50 percento del gas di petrolio liquefatto necessario al Paese. Per questo motivo, continuando a generare introiti dai servizi connessi, anche il contributo complessivo del petrolio al PIL salirà. L’idea di valore aggiunto ricavato dal petrolio si manifesta chiaramente in tutte le nostre attività, come ad esempio nelle iniziative di local content. Con il progetto OCTP (Offshore Cape Three Points), ad esempio, prevediamo che il valore dei contratti destinati alle aziende locali superi il 20 percento: su un totale di 6 miliardi di dollari di contratti, stiamo parlando di oltre un miliardo, una cifra che contribuirà in maniera notevole. Stiamo apportando valore aggiunto in molti modi, come ad esempio sviluppando le capacità nelle zone di fabbricazione: alcune sinergie, infatti, potrebbero portare all’utilizzo di queste capacità nel settore delle costruzioni navali e nel settore dell’estrazione, aumentando quindi l’abilità del Paese di creare valore aggiunto. Credo fermamente che uno dei motori per la crescita del Ghana possa essere rappresentato dal petrolio.

Quando si parla di energia in Africa, spesso si fa riferimento all'accesso all'energia. Come si sta muovendo il Ghana per quanto riguarda questo problema e quali sono gli obiettivi futuri? Sono in programma investimenti anche sulle risorse rinnovabili?

Stando alle statistiche, la percentuale di accesso all’energia in Ghana è la più alta nella regione subsahariana. Tuttavia, non ci accontentiamo e crediamo che ci sia ancora molto lavoro da fare. Attualmente, l’aumento del fabbisogno energetico potrebbe essere coperto dalle risorse termiche, ossia dagli impianti termici a gas naturale e l’aggiunta di queste risorse sarebbe un’opportunità fantastica. Il Ghana cerca anche di non sottovalutare l’efficienza: la maggior parte delle nostre centrali sono a ciclo combinato, quindi il gas prodotto è anche più efficiente. Non va dimenticato inoltre il gasdotto West African, che trasporta gas locale dalla Nigeria al Ghana, passando per il Benin e il Togo. Il governo è intenzionato a ridiscutere questi argomenti con la Nigeria, al fine di assicurarsi che, sebbene produciamo gas localmente, possiamo comunque aumentare le importazioni dal Paese, che attualmente sono molto inferiori a quanto previsto in fase iniziale. Grazie a queste risorse, è evidente che saremo sempre più in grado di mantenere le nostre promesse in campo energetico. Accanto alle risorse idroelettriche e termiche, bisogna considerare che la posizione geografica del Ghana è alquanto favorevole per garantire al Paese un elevato livello di intensità solare. Il settore dell’energia solare è però ancora poco sviluppato e per questo motivo incoraggiamo la comunità internazionale degli investitori a valutare la possibilità di un grande progetto in questo ambito. In fin dei conti, è solo una questione economica: se il prezzo per un kilowattora è conveniente, saremo ben felici di cogliere questa opportunità. Inoltre, la domanda repressa è a livelli elevati: alcune industrie del Paese attualmente non possono lavorare per via della carenza di elettricità. Il potenziale di consumo esiste e fortunatamente, grazie al West African Power Pool, ogni qual volta si verifichi un eccesso di potenza in Ghana, è possibile trasportare questa energia nei Paesi confinanti, fra cui la Nigeria stessa. Secondo me questa è una situazione molto positiva, e vorrei approfittare dell’opportunità per incoraggiare la comunità internazionale a considerare il Ghana come un Paese in cui fare investimenti in materia di energia solare.

 

* Marilia Cioni è content producer e ufficio stampa di Eni