Lunga vita al gas

Lunga vita al gas

Simona Manna
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L'oro blu sarà necessario per molto tempo, di sicuro per i prossimi 30 o 40 anni. Sul clima? Se Trump dovesse realmente far uscire il Paese dall'Accordo, ci saranno gravi conseguenze. Parla l'ambasciatore Richard Morningstar, direttore dell'Atlantic Council Global Energy Center


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Il gas è "più pulito rispetto ad altre forme di energia e costituirà una riserva per i nuovi sistemi basati sulle rinnovabili". Non ha dubbi sul ruolo dell’oro blu nel futuro energetico Richard Morningstar, presidente del Global Energy Center presso l’Atlantic Council e già ambasciatore degli Stati Uniti per la Repubblica dell’Azerbaigian e, precedentemente, presso l’Unione europea. Infrastrutture, relazioni tra Stati Uniti ed Europa, gasdotti, shale americano e lotta ai cambiamenti climatici: Morningstar analizza, in questa intervista per Oil, tutti i temi cruciali legati al gas, con un occhio agli Stati Uniti e alla nuova direzione che potrebbe indicare il neo presidente Donald Trump.

Il ruolo del gas naturale come fonte di transizione verso un futuro low carbon: è la fonte energetica migliore per arrivare a un sistema energetico basato sulle rinnovabili?

Ritengo che il gas naturale rappresenti un’importante fonte energetica per la transizione verso un futuro a basse emissioni di carbonio. Il gas è più pulito rispetto ad altre forme di energia e costituirà una riserva per i nuovi sistemi basati sulle rinnovabili. Occorrerà ancora del tempo prima che il settore energetico e la produzione energetica siano completamente basati su fonti di energia pulita. Nel frattempo, dobbiamo contare in gran parte sul gas, pur continuando a lavorare su altre risorse che ci permettano di ridurre le emissioni di carbonio e avere un settore energetico pulito, oltre a un’economia nel complesso pulita.

Richard L. Morningstar

Richard L. Morningstar

Global Energy Center

È il direttore fondatore e presidente del Global Energy Center presso l'Atlantic Council. È stato ambasciatore degli Stati Uniti per la Repubblica dell'Azerbaigian da luglio 2012 ad agosto 2014. Prima della sua nomina, da aprile 2009, è stato inviato speciale per il Segretario di Stato per l'energia eurasiatica. Da giugno 1999 a settembre 2001 ha prestato servizio come ambasciatore degli Stati Uniti presso l'Unione europea. Prima di questo, Morningstar è stato consigliere speciale del Presidente e del Segretario di Stato per la diplomazia energetica nel Bacino del Caspio.

Alcuni esperti, però, vedono con preoccupazione il fatto che la realizzazione di diverse infrastrutture per il trasporto del gas potrebbe far sì che il gas sia non una fonte di transizione ma diventi una fonte stabile, più a lungo termine. È così?

Comprendo le ragioni per cui si teme che la nuova infrastruttura del gas possa restare sul posto più a lungo, anche dopo che il gas non sarà più necessario. Tuttavia non sono d’accordo. Il gas sarà necessario per molto tempo, di sicuro per i prossimi 30 o 40 anni, e ritengo che solo costruendo alcune nuove infrastrutture si potrà davvero fare la differenza. Non siamo di fronte a un gioco dove la somma deve essere pari a zero. Il gas deve continuare a ricoprire un ruolo significativo al pari di altre risorse come l’energia solare ed eolica, disponibili soltanto a periodi intermittenti. Va anche ricordato che in Europa ci sono molte infrastrutture per l’importazione del gas, ma sono necessarie delle migliori interconnessioni per il trasporto del gas da un luogo all’altro all’interno dell’Europa stessa e, inoltre, il vecchio continente deve assicurarsi anche del fatto che tali infrastrutture siano resilienti. Per tutte queste ragioni, l’Europa deve continuare a sviluppare il settore del gas.

Come sono le relazioni attuali tra Unione Europea e Stati Uniti e come saranno in futuro, alla luce della produzione e del trasporto del gas e, soprattutto, a seguito dell'elezione di Donald Trump?

Credo che il neo presidente USA Trump abbia fatto capire chiaramente di voler supportare l’esportazione di gas naturale dagli Stati Uniti, e secondo me è positivo. Inoltre, la cooperazione tra USA ed Europa sarà duratura. Ma bisogna anche ammettere che il semplice fatto di avere a disposizione il gas naturale proveniente dagli Stati Uniti costringerà altri paesi concorrenti, quali la Russia, a mantenere una struttura energetica a basso costo.

Infatti gli USA promettono di diventare tra i principali esportatori di LNG. Questo cambierà in qualche modo i rapporti con l'Unione europea e la Russia? Pensa che gli USA si sostituiranno un giorno alla Russia come fornitori di gas dell'Europa?

Non credo che gli Stati Uniti sostituiranno mai del tutto la Russia, che continuerà a essere comunque un importante fornitore di gas per l’Europa. Ma come dicevo, la disponibilità di gas dagli Stati Uniti contribuirà ad assicurare la presenza di liquidità sul mercato, a mantenere una struttura energetica con prezzi favorevoli e a garantire una concorrenza adeguata nel settore.

Come vede il progetto di raddoppio del Nord Stream? E quali prospettive ci sono per il Southern Corridor?

Per quanto riguarda il Nord Stream 2, è una questione piuttosto complicata. Ci sono implicazioni commerciali, legali e politiche, e ritengo che queste ultime siano molto importanti. E penso che costruire un nuovo gasdotto non sia un buon segnale, dopo quello che è successo in Crimea e nell’Ucraina orientale, dove la questione è diventata causa di divisioni all’interno dell’Europa e comporterà una maggiore dipendenza dell’Europa dal gas russo. Non credo che il Nord Stream 2 sia necessario, tuttavia ritengo che esistano molte alternative al gas, per cui personalmente sono contrario alla sua costruzione. Però ci tengo a precisare che, anche se Nord Stream 2 venisse realizzato, credo che l’attuale politica dell’Europa, la quale prevede un’integrazione del mercato del gas, la creazione di altre potenziali fonti di gas e la garanzia della concorrenza, sia dagli Stati Uniti che da altri paesi, possa mitigare in qualche modo i problemi derivanti dal Nord Stream 2. E, di nuovo, è essenziale avere una rete di interconnessioni all’interno dell’Europa. Per quando riguarda il Corridoio Sud, ecco, credo si farà, visto che il progetto ha raggiunto ormai una fase piuttosto avanzata. E, per esempio, non penso che il gasdotto Turkish Stream, di cui si è parlato recentemente, interferirà con il Corridoio Sud. Riguardo le relazioni tra Turchia e Azerbaigian, credo che la Turchia si impegnerà strenuamente affinché venga realizzato. Resto ottimista riguardo la prospettiva che il gas del Caspio arrivi sia in Turchia che in Europa.

Shale gas: è ancora rivoluzione? I produttori USA sembrerebbero aver superato la crisi dei prezzi e la produzione anche quest'anno è aumentata, eppure si continua a parlare di un settore in difficoltà…

Senza dubbio lo sviluppo del gas di scisto negli Stati Uniti ha rappresentato una rivoluzione. Allo stesso tempo, però, bisogna riconoscere che ci sono stati alti e bassi nel mercato. La tecnologia negli Stati Uniti è migliorata sensibilmente. La situazione nel mercato del gas è ancora delicata, ma credo che gli Stati Uniti continueranno a essere uno dei principali produttori di gas nei prossimi anni.

Quali saranno le implicazioni dell'entrata in vigore dell'accordo di Parigi? Lei pensa che agiranno più come acceleratore o invece come freno di questi processi verso un futuro low carbon, soprattutto alla luce dell'elezione di Trump?

La sua è una domanda molto importante. Quali saranno quindi gli effetti dell’elezione di Trump? Prima delle elezioni, avrei detto che l’Accordo di Parigi avrebbe sicuramente accelerato i processi; diversi Paesi hanno preso molti impegni - che saranno monitorati - e collaboreranno fra di loro affinché vengano rispettati. Ora temo che, se l’amministrazione Trump dovesse realmente far uscire il paese dall’Accordo, ciò comporterebbe delle gravissime conseguenze. Gli Stati Uniti sono uno dei Paesi con il maggior numero di emissioni di carbonio, ma hanno rivestito un ruolo chiave nel corso dei negoziati di Parigi e dovranno continuare a essere uno degli attori fondamentali in tale ambito quando l’Accordo verrà implementato, sia nell’assicurarsi che gli altri paesi rispettino gli impegni presi, sia nell’aiutare i paesi meno sviluppati a rispettarli. Se gli Stati Uniti dovessero ritirarsi dall’Accordo, tale decisione renderà tutto più difficile, sperando che non generi a sua volta altre defezioni da parte di altri paesi. Credo inoltre che se gli Stati Uniti dovessero decidere di uscire dall’Accordo, ciò avrebbe più in generale delle conseguenze particolarmente negative sulla nostra abilità di elaborare delle scelte di politica estera, avendo ripercussioni anche in altri settori. Pertanto, ci troveremmo in difficoltà a raggiungere accordi su altre questioni con molti dei nostri partner e alleati. Sono dell’opinione che il rischio più concreto per gli Stati Uniti sarebbe quello di essere isolati da un punto di vista delle politiche estere. Speriamo che non accadrà nulla di tutto questo. Inoltre, sono dell’opinione che le aziende dovrebbero convincere la nuova amministrazione a restare nell’Accordo di Parigi, in quanto lo sviluppo dell’economia verde potrebbe creare molti posti di lavoro. Se gli Stati Uniti si ritirassero dall’Accordo, le aziende potrebbero trovarsi ad affrontare diversi problemi con gli altri paesi. Spero che la nuova amministrazione agisca con spirito pragmatico e decida quindi di restare nell’Accordo.


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