Un alleato naturale delle rinnovabili

Un alleato naturale delle rinnovabili

Serena Sabino
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Intervista a Klaus-Dieter Borchardt, direttore sezione per il Mercato interno dell'energia della Commissione UE. L'incremento della quota di rinnovabili nel mix energetico comporterà la necessità di fonti di backup pulite e affidabili e il gas è l'unico candidato possibile per tale ruolo. L'UE si prepara a raggiungere gli obiettivi climatici fissati per il 2030, ridisegnando il mercato elettrico


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Non siamo di fronte ad una "rivoluzione" nel mondo dell’energia, ma ad un processo di "evoluzione" verso un’economia decarbonizzata. Un processo che vedrà il gas tra suoi protagonisti. È l’opinione del direttore della sezione per il Mercato interno dell’energia presso la Commissione europea, Klaus-Dieter Borchardt, secondo cui l’oro blu è "l’alleato naturale" delle rinnovabili. L’UE, per assicurarsi un adeguato approvvigionamento di gas (la cui domanda crescerà nella prossima decade a fronte di un calo della produzione domestica), punta a introdurre una cooperazione regionale più forte tra gli Stati membri e a diversificare fornitori e rotte. Strategico a tal fine il Southern gas corridor, ma anche l’accesso al gas naturale liquefatto (GNL) per tutti i Paesi europei.

Quale sarà il ruolo del gas nell'immediato futuro e nel medio termine? Ritiene che potrà essere una fonte energetica di transizione verso un futuro a ridotte emissioni di carbonio?

Il gas naturale resterà ancora per un bel po’ di tempo; abbiamo infatti bisogno di aumentare la quota di energie rinnovabili nel mix energetico, ma tale incremento comporta la necessità di avere a disposizione un combustibile di backup molto affidabile e non inquinante e ad oggi il gas è l’unico candidato. Direi che il gas naturale è l’amico naturale delle rinnovabili e pertanto ritengo che svolgerà un ruolo molto importante nel passaggio verso un’economia maggiormente decarbonizzata.

Stiamo andando incontro ad una rivoluzione energetica?

Non direi che assisteremo a una rivoluzione energetica, mi sembra eccessivo. Credo che il mondo dell’energia si stia evolvendo, abbiamo l’accordo sul clima che inciderà non soltanto a livello comunitario, ma anche globale, purché tutte le parti rispettino i loro impegni. Ciò che vedo è però un’evoluzione, non una rivoluzione. A livello globale avremo ovviamente un mix energetico più ampio rispetto all’Unione Europea e uno degli obiettivi della Commissione Europea è proprio quello di portare l’Europa al primo posto nelle energie rinnovabili. In Europa le rinnovabili svolgeranno pertanto un ruolo dominante, ma come ho detto, il gas naturale occupa ancora un posto molto rilevante.

Klaus-Dieter Borchardt

Klaus-Dieter Borchardt

Commissione Europea

È direttore della sezione per il Mercato interno dell'energia presso la Commissione europea; carica che lo porta a gestire lo sviluppo di importanti leggi, fra cui la revisione del Regolamento sulla sicurezza degli approvvigionamenti di gas. La sua carriera presso la Commissione è cominciata nel 1987.

Quali saranno per l'Europa le conseguenze dell'entrata in vigore dell'Accordo di Parigi?

Al momento siamo impegnati a raggiungere gli obiettivi che abbiamo fissato per il 2030, ossia un calo del 40% delle emissioni di CO2, un impiego di almeno il 27% di energie rinnovabili e la riduzione del consumo energetico dell’Unione. Ciò significa che entro il 2030 il 50% dell’elettricità dovrà essere prodotta da energie rinnovabili. Per raggiungere questo obiettivo dobbiamo creare il giusto contesto in cui questo sviluppo possa avvenire, stabilire il giusto incentivo, ma anche affrontare l’impatto di una simile quota di rinnovabili sui nostri sistemi elettrici. Produrre il 50% della nostra elettricità dalle rinnovabili è una grande sfida per la sicurezza delle nostre reti e anche per il mercato, perché le rinnovabili sono intermittenti, molto variabili; dobbiamo dunque vedere come integrarle al meglio nel mercato. Questo è esattamente il motivo per cui stiamo ridisegnando la struttura del mercato elettrico. La Commissione sta finalizzando in questi giorni la sua proposta di riforma che, auspicabilmente, sarà adottata a breve. Abbiamo dunque una visione molto chiara su come arrivare al 2030 e adempiere agli impegni derivanti dall’Accordo di Parigi e per questo abbiamo predisposto nelle nostre proposte normative strumenti efficaci.

Quali sono state le reazioni dei singoli Stati membri alla strategia per il clima e l'energia per il 2030?

L’obiettivo di riduzione del 30% delle emissioni di CO2 fissato per il 2030 è stato accettato da tutti i Capi di Stato e di governo, che si sono tutti impegnati a raggiungerlo. Si tratta pertanto di una sfida e di un compito comune a tutti i 28 stati dell’Unione. È anche chiaro che poiché il mix energetico resta di competenza nazionale, e ogni Stato membro ha il diritto di decidere il proprio, ciascuno contribuirà all’obiettivo di riduzione in modo diverso. Per avere una visione globale degli sforzi compiuti da ogni singolo Stato membro abbiamo elaborato un concetto di governance, in base al quale la Commissione controllerà che gli stati membri stiano veramente compiendo ogni possibile sforzo per contribuire a raggiungere gli obiettivi di riduzione di CO2 e di impiego di almeno il 27% di rinnovabili nel mix. Si tratta di obiettivi vincolanti a livello di UE, non a livello di Stati membri, ma, attraverso la governance, assicureremo che tutti gli Stati membri vi contribuiscano nel modo in cui riteniamo possano fare.

Cosa state facendo per la sicurezza delle forniture energetiche europee?

Dobbiamo distinguere tra gas ed elettricità. Per quanto riguarda il gas è piuttosto chiaro: abbiamo già proposto a febbraio di quest’anno una revisione della normativa sulla sicurezza della fornitura del gas, in cui presentiamo chiare proposte su come migliorare la resilienza del nostro sistema. Abbiamo introdotto, ad esempio, una collaborazione molto più stretta a livello regionale. Per la prima volta in assoluto abbiamo previsto un principio di solidarietà secondo cui se uno Stato membro è in una fase di crisi, gli altri sono obbligati a intervenire per aiutarlo. Abbiamo migliorato la preparazione degli Stati membri con piani di intervento preventivi ma anche con piani di emergenza, che non saranno attuati soltanto a livello nazionale ma anche regionale. Tra gli Stati membri vi sarà un coordinamento molto più solido. Sul fronte delle infrastrutture, abbiamo chiaramente indicato che il nostro obiettivo comune dovrebbe essere quello di fare in modo che tutti gli Stati membri dell’Unione Europea abbiano almeno tre modalità diverse di approvvigionamento di gas, il che può avvenire attraverso la diversificazione dei percorsi, dei fornitori o delle fonti. Per quanto riguarda le fonti, ad esempio, tutti gli Stati membri dovrebbero avere accesso anche al gas naturale liquefatto (GNL), non soltanto a quello dei gasdotti. Dovrebbero inoltre avere accesso anche allo stoccaggio, possibilmente attraverso più percorsi, non solo uno o due; è necessario diversificare le modalità con cui il gas viene importato nell’Unione Europea. E, naturalmente, dovrebbe esserci più di un fornitore; i Paesi membri non devono servirsi di un unico fornitore. Questi sono i principi e al momento stiamo lavorando sulle infrastrutture, le interconnessioni che devono rendere possibile tutto questo. Sul gas siamo quindi a buon punto e speriamo che la nostra riforma sulla sicurezza degli approvvigionamenti sia adottata entro la fine dell’anno. Per quanto riguarda l’elettricità, il nostro pacchetto di riforme, che sarà annunciato molto presto, prevede una normativa sulla preparazione al rischio. Anche qui è prevista una maggiore collaborazione e solidarietà regionale.

A proposito dei fornitori di gas europei, la Commissione sta per concludere un accordo con Gazprom in materia di antitrust. Quale ruolo svolgerà il gigante russo nel futuro dell'Unione?

Quella dell’accordo è questione tuttora aperta. Gazprom deve ancora presentare il suo documento di impegno finale, poi vi sarà un test di mercato relativamente a tale impegno e soltanto allora la Commissione adotterà una decisione finale. Quale ruolo svolgerà il monopolista del gas russo nel nostro mercato, dipende da Gazprom stessa. Se Gazprom cambierà atteggiamento e si comporterà sul nostro mercato come un normale player, ossia rispetterà le regole previste dal terzo pacchetto energetico come qualsiasi altro operatore, allora è assolutamente benvenuta nel nostro mercato. Ma ciò che non intendiamo tollerare è che essendo un player così importante, con posizioni dominanti in molti Stati membri, Gazprom cerchi di dettare le regole. Questo è assolutamente inaccettabile. Spero, avendo già visto arrivare alcuni segnali positivi da Gazprom, che sia disposta ad adattarsi alle esigenze e alle regole del nostro mercato.

Il GNL proveniente dagli Stati Uniti potrà svolgere, in futuro, un ruolo di primo piano in Europa?

In linea generale sì, il GNL potrà svolgere sicuramente un ruolo importante sul nostro mercato; questo è anche il motivo per cui nella nostra strategia sul gas abbiamo detto che tutti gli Stati membri devono poter avere accesso al GNL. L’incremento dell’offerta di globale di GNL (Australia, Canada, ma anche i paesi africani, hanno immesso molto più GNL sul mercato mondiale) rende il mercato europeo allettante, in particolare per gli Stati Uniti, che infatti hanno eliminato le restrizioni alle loro esportazioni. Prevediamo pertanto che il GNL affluirà sul mercato europeo e stiamo preparando le infrastrutture necessarie, ma se le sue vendite saranno consistenti dipenderà molto dalla sua competitività rispetto al gas che arriva via gasdotto. Tuttavia, su questo punto non interferiremo; è una questione di competitività sul mercato: se i prezzi del GNL saranno competitivi il suo futuro sul mercato europeo sarà brillante.

Parlando di gasdotti, attualmente sono in ballo diversi progetti, come ad esempio il completamento del Southern Gas Corridor o il North Stream 2. Secondo lei sono tutti necessari? E quali sono a suo avviso i più strategici per l'Europa?

Abbiamo sicuramente bisogno del Southern Gas Corridor perché, come ho già detto, vogliamo diversificare i percorsi e le fonti di approvvigionamento. Attraverso il Southern Gas Corridor otteniamo gas dall’Azerbaijan, ma in un secondo momento, non appena avremo concluso le trattative, potremo ottenerlo anche dal Turkmenistan oppure, se dovesse cambiare la situazione politica o della sicurezza in Iraq o in Iran, possiamo prevedere di importarne una parte anche da quei Paesi o da Israele o Turchia. Il Southern Gas Corridor apre molte possibilità per il futuro anche in termini di diversificazione, cosa molto importante per noi.
Per quanto concerne le importazioni dalla Russia, è piuttosto chiaro che non siamo molto soddisfatti che Gazprom voglia trasportare il suo gas principalmente attraverso il Northern Corridor costruendo due linee aggiuntive attraverso il Mar Baltico, il North Stream 2. In questo corridoio sarebbe concentrato l’80% del gas che la Russia esporta verso l’Unione europea e non riteniamo che sia il miglior modo di procedere perché sarebbe dannoso per la via di transito attuale, quella attraverso l’Ucraina, che è già operativa e che può continuare a trasportare il gas russo. Non vediamo quindi la necessità di costruire o di ampliare la capacità del Northern Corridor.Per il prossimo decennio prevediamo un consumo piuttosto stabile in Europa, fino a circa 430, 440 miliardi di metri cubi l’anno; tuttavia avremo un calo della produzione nazionale a causa dei problemi nei Paesi Bassi e del calo della produzione nel Mare del Nord. Questo significa che potremmo avere bisogno di maggiori importazioni; tuttavia questo maggiore fabbisogno sarà in parte coperto da maggiori importazioni di GNL e in parte da altre fonti di gas, non soltanto attraverso il Southern Gas Corridor, ma anche dal Nord Africa e così via. Se proverrà dalla Russia, ben venga, ma in quel caso, come ho detto, non tutto attraverso un unico corridoio.

Ritiene che l'elezione di Donald Trump inciderà sul rapporto tra Stati Uniti e Unione europea per quanto riguarda l'energia?

Ritengo che sia molto prematuro rispondere, in primo luogo perché non sappiamo chi Trump nominerà come segretario all’energia. Non abbiamo molti elementi per capire cosa pensa del sistema energetico. Voglio dire che ciò che sappiamo ha una rilevanza più interna; Trump ha affermato di voler eliminare tutti gli ostacoli alla vendita di shale gas e di carbone. Questo potrebbe avere un impatto rilevante sul cambiamento climatico. Non gli ho sentito dire di essere contrario all’esportazione di GNL verso l’UE, pertanto resta da vedere se le restrizioni alle esportazioni continueranno a essere allentate o se saranno invece reintrodotte. In generale, tuttavia, non prevedo, nel rapporto con gli Stati Uniti, per quanto concerne l’energia cambiamenti importanti come quelli che possiamo attenderci invece per il commercio globale o per il clima. Trump ha infatti negato il cambiamento climatico e questo, naturalmente, avrà un impatto importante. Ha anche annunciato che uscirà dal Partenariato Trans-Pacifico (TPP), che è un accordo sul libero scambio; se lo farà veramente, le conseguenze sull’economia mondiale e sulle regole del commercio mondiale saranno immense. Tuttavia per quanto riguarda il settore energetico non ho ancora individuato questi tipi di grandi cambiamenti politici che potrebbero incidere sul rapporto tra Stati Uniti e Unione europea. Dobbiamo osservare con molta attenzione e attendere fino a quando avremo un’idea chiara di chi diventerà responsabile del settore energetico e capire non soltanto in che modo sarà organizzato internamente ma anche come sarà considerata la sua dimensione esterna. Questo è ancora tutto da vedere. In tutta onestà, tuttavia, non ritengo che il sistema energetico e il rapporto in termini energetici tra Stati Uniti ed Europa costituiranno problemi rilevanti.

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