All'Europa la palma dell'efficienza energetica

All'Europa la palma dell'efficienza energetica

Giancarlo Strocchia
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Intervista a Roberto Bocca, Head of Energy and Basic Industries - Member of the Executive Committee World Economic Forum | Il vecchio continente emerge nettamente nell'edizione 2017 del Global Energy Architecture Performance Index Report redatto dal World Economic Forum, annuale classifica mondiale dei Paesi capaci di rendere sempre più sostenibile e bilanciato il proprio sistema energetico.

Un mondo energetico che procede a velocità differenziate, e spesso con scarti di non poca entità. La quinta edizione del Global Energy Architecture Performance Index Report, elaborato dal World Economic Forum, punta i riflettori sulla capacità dei 127 Paesi analizzati di rendere il proprio sistema energetico sostenibile, profittevole e funzionale alla crescita interna, evidenziano come il mondo si divida in aree dove prevale l’efficienza e la tecnologia, e regioni dove lo scarso accesso all’energia elettrica impedisce uno sviluppo compiuto. Nonostante istituzioni e imprese siano sempre più persuase del valore strategico dell’energia, permangono sacche di arretratezza che potrebbero essere colmate anche grazie ad un impegno globale di condivisione delle tecnologie, ora che i costi di implementazione degli impianti, anche per quanto riguarda le rinnovabili, sono sensibilmente diminuiti. Ne abbiamo parlato con Roberto Bocca, Head of Energy and Basic Industries e Membro del Comitato Esecutivo del WEF.

Quali sono i criteri di valutazione sui quali si basa l'indice di classificazione dei paesi maggiormente "virtuosi" da un punti di vista energetico?

La nostra indagine stila una classifica mondiale sulla base dei progressi fatti dai singoli Paesi in tema di "Energy Transition", ma ciò che contraddistingue anche questa quinta edizione del Global Energy Architecture Performance Index Report 2017 (link) è il preciso intento di indagare non solo il passaggio verso fonti rinnovabili più pulite, ma il complesso degli elementi che definiscono globalmente l’efficienza energetica di un Paese: la sostenibilità, l’affordability, ovvero la misura in cui il sistema energetico sostiene lo sviluppo di ogni singolo paese, la sicurezza e il grado di accesso all’energia. Da questa base siamo partiti per declinare e studiare ulteriormente ogni indicatore, evidenziando, per ogni Paese, tra gli altri, il livello di intensità energetica, ovvero l’indice di unità di energia necessario per produrre una variazione del PIL, il livello di emissioni nocive, la percentuale di energia alternativa presente nel mix energetico, la presenza di sussidi a sostegno di ogni forma di produzione energetica, il sistema fiscale legato al settore energetico, i prezzi dell’energia elettrica per l’industria e la diversificazione. Ovviamente, sullo sviluppo di alcune aree del mondo pesano ancora, ed in maniera decisiva, fattori come la sicurezza energetica e l’accessibilità all’energia, elementi che, in generale, ad esempio in Europa, marcano meno la propria incidenza.

L'Europa può contare su una infrastruttura energetica sufficientemente sviluppata. Esistono poche dimensioni regionali che manifestano, energeticamente parlando, situazioni pari a questa, anche grazie al supporto di politiche e obiettivi sviluppati, a livello coordinato, dall'Unione Europea

Rispetto alle scorse edizioni del Report, si evidenziano particolari tendenze globali? E in che misura il mondo si sta muovendo verso un concreto processo di efficientamento energetico?

L’analisi del benchmark degli indici, tra il 2009 e oggi, evidenzia come i progressi verso un sistema energetico bilanciato e migliore ci siano stati, ma di misura molto ridotta.  Ad esempio, l’indice di supporto dell’energia allo sviluppo economico ha subito uno spostamento positivo, rispetto a 8 anni fa, di appena lo 0,01%, passando da 0,60 a 0,61. Lo stesso dicasi per il parametro di accesso all’energia, che ha registrato un pari incremento, passando da 0,68 a 0,69. Ovviamente, questo è il dato generale. Ci sono aree del mondo, come evidenzia la classifica finale del Report, che evidenziano un tasso di miglioramento degli indici quasi doppi rispetto al resto del mondo. L’Europa, a livello regionale, ad esempio, può contare su una infrastruttura energetica sufficientemente sviluppata. Nel continente sono in netto aumento gli interscambi di gas e elettricità. Escludendo anche nicchie eccezionalmente valide, come i paesi nordici, esistono poche dimensioni regionali che manifestano, energeticamente parlando, situazioni pari all’Europa, anche grazie al supporto da politiche e obiettivi sviluppati, a livello coordinato, dall’Unione Europea. Una linea comune collega virtualmente i Paesi che si dimostrano maggiormente virtuosi, ovvero la chiarezza nelle legislazioni inerenti il sistema energetico e la chiarezza degli obiettivi da raggiungere. Si tratto di elementi che facilitano un flusso costante di investimenti nel settore, a tutto vantaggio dello sviluppo di sistemi avanzati anche da un punto di vista tecnologico.

Roberto Bocca

Roberto Bocca

Head of Energy and Basic Industries - Member of the Executive Committee - World Economic Forum

Dall'agosto del 2009 Roberto Bocca ricopre la carica di Head of Energy and Basic Industries per il World Economic Forum. Nel suo ruolo Bocca si occupa di coordinare attività di ricerca, pubblicazioni e progetti di collaborazione pubblico-privato incentrate, tra gli altri, sui temi dell'efficienza energetica, dell'accesso all'energia, dell'innovazione e dei cambiamenti climatici. Prima di entrare nel WEF, Bocca è stato Group Leader e Direttore dei mercati emergenti presso BP.

Quindi, è giusto dire che per lo sviluppo del settore energetico è fondamentale, sia a livello di singolo stato che di macroaree regionali, che vi sia un'azione concertata tra le istituzioni e gli operatori privati?

Quello che noi definiamo come processo di "cocreation", ovvero l’azione concertata tra soggetti pubblici e privati, è fondamentale per tracciare linee di sviluppo energetico che risultino sostenibili e commisurate alle risorse poste in essere. Il settore dell’energia deve necessariamente beneficiare di politiche di coordinamento, con una decisione finale assunta dal regolatore ma che sia frutto di un lavoro partecipato e di consultazione tra tutti i soggetti coinvolti. Scelte relative alla diversificazione, agli investimenti in una o più fonti rinnovabili, devono avere una prospettiva di lungo termine e tenere conto delle debolezze di un Paese e dei suoi diversi "stakeholder", nazionali e internazionali, così come le strategie di sviluppo e investimento in Ricerca e Sviluppo, vanno concordate con gli operatori privati.

Come la tecnologia è intervenuta nel settore della produzione energetica e quali sono stati i maggiori progressi?

Il grado di sviluppo delle tecnologie legate al settore energetico è stato enorme negli ultimi anni. E parlerei anche dell’avanzamento della digitalizzazione come elemento discriminante per gli orizzonti di sviluppo futuro. Pensiamo solo alla diffusione delle Reti intelligenti. Questa tendenza si rileva anche nel dibattitto internazionale intorno ai temi dell’energia. Se in passato il focus di ogni confronto verteva soprattutto sulla produzione e sulle strategie dei Paesi maggiormente coinvolti in questa attività, oggi si parla prevalentemente di tecnologie intelligenti e di ottimizzazione di fornitura anche al consumatore finale. Si potrebbero prefigurare degli scenari per i quali l’energia elettrica viene fornita gratuitamente al consumatore finale a condizione che il cliente accetti, ad esempio, che la lavastoviglie o la lavatrice venga utilizzata solo in certi orari. Dico anche che la politica internazionale deve tener presente questo processo di nuova "energy literacy" per consolidare la comprensione di questo processo evolutivo nei confronti dell’opinione pubblica che rivendica un ruolo nel processo partecipativo di definizione delle politiche energetiche. 

Torniamo quindi sul versante politico, inteso in senso lato. Un sistema sempre più integrato è funzionale allo sviluppo del settore, giusto?

Quando si parla con le aziende, specie quelle che si occupano di distribuzione di energia elettrica, il problema che viene evidenziato è la differenza di regolamentazione da paese a paese e, di conseguenza, i transaction costs che gravano sul loro operato. E’ opportuno procedere verso un’armonizzazione delle regole, senza che per questo rinunciare alle specificità, all’interno di una cornice legislativa più estesa. Abbiamo rilevato come questo problema incida negativamente sullo sviluppo soprattutto di alcune aree del mondo, come l’Africa. In questo caso, ad esempio, una grande azienda stenta a imbarcarsi in progetti di investimento se si tratta di singoli paesi; cambia la prospettiva e la sostenibilità economica se la stessa azienda può investire su una intera regione che goda di una uniformità di regolamentazione.

In questo senso un peso specifico lo può avere anche il principio di decentralizzazione dell'energia

Certo. L’Energia è il sangue di ogni sistema economico. Oggi è possibile effettivamente decentralizzare le risorse energetiche, e questo grazie anche al sistema delle energie alternative. In alcuni casi è efficace avere un impianto di grandi dimensioni, "centralizzato" anche con energe rinnovabili, in altri casi realizzare impiantidi minore dimensione, puo’ essere efficace nella misura in cui la performance economica possa essere assicurata. In questi casi la dimensione necessaria per investimenti che interessino i grandi oepratori puo’ essere raggiunta  grazie all’accorpamento di progetti multipli. Le tecnologie delle rinnovabili, e i relativi costi, sono scesi moltissimo. A questo punto è fondamentale uniformare i sistemi di governance dell’energia per incoraggiare le grosse società ad investire.

Che peso specifico, in questo quadro, hanno le decisioni prese nel corso della COP21 e come i grandi paesi energivori, come Cina e India, possono influire sull'equilibrio del sistema energetico globale?

Oltre all’accordo sulla lotta ai cambiamenti climatici, la Cop21 ha evidenziato, a mio avviso, la volontà di molte aziende di essere partecipi di questo processo di transizione, che non è solo energetico, ma anche politico e imprenditoriale. Le aziende sono molto impegnate su questo fronte, e l’OGCI (Oil and Gas Climate Initiative)  ne è una prova evidente. Sul versante geopolitico e energetico, sicuramente la Cina sta procedendo verso cambiamenti epocali anche a causa dei gravi problemi di inquinamento che condizionano il Paese. Per questo, Pechino saprà convertire un sistema che è ancora troppo basato sul carbone. In questa prospettiva è necessario sostenere il processo di condivisione e adozione delle tecnologie più avanzate, anche da parte dei Paesi più avanzati, come gli Stati Uniti e l’Europa. E torno a ribadire che i Policy Makers devono contribuire ad accelerare questo processo.