Domani a Vienna la riunione OPEC, si cerca una difficile quadra sull'output petrolifero

Domani a Vienna la riunione OPEC, si cerca una difficile quadra sull'output petrolifero

Emilio Fabio Torsello
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Nelle scorse settimane sono stati diversi i Paesi che hanno fatto sapere di non voler limitare produzione ed esportazioni. A Vienna anche i rappresentanti di 12 Paesi non-OPEC

 

L’OPEC tornerà a riunirsi il prossimo 28 ottobre a Vienna, nel tentativo di trovare la quadra sui tagli alla produzione del petrolio. L’obiettivo è sempre lo stesso: risollevare il prezzo del barile. Da almeno un anno, infatti, il mercato del greggio sta patendo un surplus produttivo che impedisce di contrattare un barile di petrolio per più di una cinquantina di dollari. Nell’ultimo meeting informale di Algeri del 28 settembre scorso, i Paesi OPEC e non-OPEC hanno concordato un accordo di massima per il taglio di un milione di barili al giorno, senza però specificare il "cut" che ciascun Paese produttore avrebbe dovuto fare sul proprio output petrolifero. Come dire: tutti d’accordo per una nuova strategia, basta che a limitare la produzione sia il vicino.
In queste settimane, infatti, sono stati diversi i Paesi che hanno fatto sapere di non avere alcuna intenzione di "congelare" l’output di greggio: l’Iraq, l’Iran, la Russia (per voce del numero uno di Rosneft, Igor Seichin) e l’Indonesia. A questi si è aggiunta anche la Libia, che ha ripreso a esportare seppur con numeri minimi.
E quello sulla produzione è un braccio di ferro che va avanti da mesi. Al centro del contendere i rapporti tesi tra Iran e Arabia Saudita: Teheran – da sempre su posizioni geopolitiche opposte rispetto a Riad - vuole riportare la produzione ai livelli precedenti le sanzioni economiche internazionali, mentre la Corona saudita teme di perdere quote di mercato proprio a favore dell’Iran. Mentre sempre tra i grandi esportatori di greggio,  il responsabile marketing della compagnia petrolifera del irachena, Falah al-Amri, nei giorni scorsi ha fatto sapere: "Abbiamo sorpassato la soglia dei 4,7 milioni di barili e non c’è dubbio che non torneremo indietro per alcun motivo. Né per l’OPEC né per nessun altro". La situazione è quindi complessa, con differenze marcate all’interno dello stesso Paese: in Russia, ad esempio, il presidente Vladimir Putin aveva rilasciato dichiarazioni a favore di un taglio dell’output petrolifero, smentite poche ore dopo dall’AD di Rosneft, Igor Seichin, che ha sottolineato come la Russia potrebbe invece produrre 4 ulteriori milioni di barili al giorno.
Sul fronte della diplomazia, dunque, la contrattazione non sarà semplice. Il ministro del Petrolio e delle Risorse minerarie del Venezuela, Eulogio del Pino, ha fatto sapere che alla riunione di Vienna di domani parteciperanno anche 12 Stati che non fanno parte dell’OPEC ma che allo stesso modo producono ed esportano petrolio: Russia, Azerbaijan, Kazakhistan, Oman, Egitto, Bahrein, Colombia, Mexico, Trinidad e Tobago, Bolivia, Norvegia e Canada. Basti pensare che la Norvegia, da sola, è il primo esportatore di greggio a livello europeo, con giacimenti di cruciale importanza nel Mar del Nord. Lo stesso dicasi della Russia, vero e proprio gigante petrolifero, e del Kazakhistan, che nei giorni scorsi ha riavviato il bacino di Kashagan, un giacimento nel nord del Mar Caspio, considerato una delle più importanti scoperte petrolifere degli ultimi 40 anni, con una produzione potenziale da 370.000 barili al giorno.