I legami fra Stati Uniti e Cina si rafforzano in nome del LNG

I legami fra Stati Uniti e Cina si rafforzano in nome del LNG

Marcello Vallese
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Un nuovo accordo fra i due giganti aprirà nuove prospettive per lo sviluppo del gas naturale liquefatto americano

Sono lontani i tempi della campagna elettorale, quando l’allora candidato repubblicano Donald Trump lanciava i suoi strali contro la Cina, colpevole a suo dire di sfibrare il tessuto manifatturiero americano, svalutare la propria valuta per sfruttarne i vantaggi a livello globale oltre a praticare il dumping su risorse fondamentali come il ferro.
Oggi, passati i cento giorni inaugurali più tumultuosi della storia recente, il Presidente Trump ha non solo ospitato lo scorso febbraio il Presidente cinese Xi Jing Pi per un vertice bilaterale in Florida, ma ha anche benedetto la firma di un maxi accordo commerciale che prevede un rafforzamento dei rapporti commerciali fra i due Paesi.
Ma se la Cina è già il più grande partner commerciale degli Stati Uniti, con un volume d’affari di oltre 600 miliardi di dollari nel 2016, la grande svolta è stata annunciata recentemente con la firma di un ulteriore "piano d’azione di 100 giorni" che faciliterà il commercio fra l’esportatore e l’importatore di Gnl più in crescita.
Secondo gli esperti della Wood Mackenzie, la richiesta Cinese di Gnl potrebbe oltrepassare quota 75 milioni di tonnellate entro il 2030 per un giro d’affari annuale di oltre 26 miliardi di dollari, necessari per modernizzare e costruire quasi da zero le infrastrutture di export nel Golfo del Messico e nella costa orientale, con una serie di Terminal di export in progettazione in Louisiana, Texas, Florida, Georgia e Maine.
Attualmente gli Stati Uniti possono contare su un unico impianto di esportazione Gnl attivo in Louisiana. Secondo la Energy Information Administration dovrebbero entrare online 4 impianti entro il 2021 per portare la capacità di esportazione a oltre 250 milioni di metri cubi.