Gli USA e l'economia delle rinnovabili

Gli USA e l'economia delle rinnovabili

Giacomo Maniscalco
Condividi
Il Presidente USA punta sull'oil and gas, ma la spinta bipartisan interna e la crescita cinese nel settore potrebbero forzare un cambiamento di rotta

Coerentemente con la linea tenuta durante la campagna elettorale, nella nuova strategia del Presidente Trump - An America First Energy Plan - non si parla espressamente di energia green. Si cita l’estrazione dello shale oil e gas, con la promessa che i profitti (circa 50 milioni di dollari) verranno reinvestiti nella costruzione di infrastrutture pubbliche, scuole, e strade, creando così nuovi posti di lavoro. Eppure proprio le rinnovabili potrebbero diventare il "tallone di Achille" del presidente. Questa settimana, un gruppo di 12 governatori democratici e 8 governatori repubblicani hanno inviato una lettera indirizzata a Trump chiedendogli di supportare maggiormente lo sviluppo delle energie pulite. Nello specifico, la lettera chiede maggiori investimenti nel settore dell’eolico offshore e nel miglioramento della rete energetica USA. La lettera dellla coalizione dei 20 – come è stata definita dalla stampa - dichiara: "lo sviluppo della produzione di energia da fonti rinnovabili è il modo migliore per affrontare la crescente domanda energetica del Paese". Il supporto bipartisan negli Stati Uniti per le rinnovabili è evidente e trova maggiore forza anche dai dati diffusi dal Dipartimento dell’Energia USA. Secondo quanto riportato dall’organo federale, l’energia solare attualmente rappresenta il 43% di tutti i posti di lavoro statunitensi del settore energetico, con un aumento di ben 30.000 occupati in più rispetto all’anno scorso. Numeri che sommati con i posti di lavoro creati dall’eolico sorpassano quelli del settore del petrolio, gas naturale e carbone messi insieme. Secondo l’American Wind Energy Association infatti, l’eolico negli USA è cresciuto del 20% dal 2015, generando un totale di 88.000 posti di lavoro. La preoccupazione più diffusa è quella di cedere proprio questi posti di lavoro agli stranieri. La lettera dei governatori, nel chiedere al Presidente USA di aumentare gli sforzi sulle rinnovabili, dichiara che: "finiremo per cedere la leadership nello sviluppo di queste tecnologie essenziali ad altri Paesi che hanno dimostrato di voler dare priorità a questo settore, come ad esempio la Cina". Infatti in questi ultimi anni, la Cina ha investito 100 miliardi di dollari nelle rinnovabili (più del doppio rispetto agli USA) e l’intento sarebbe quello di aggiungerne 360 miliardi entro il 2020, una crescita che potrebbe portare con sé oltre 13 milioni di posti di lavoro. Per Ranping Song del World Resources Institute la questione è chiara: "In Cina, il governo punta agli investimenti nelle tecnologie rinnovabili anche per sfruttare le opportunità globali e accrescere la quota di esportazioni." Con l’insediamento di Trump alla presidenza USA, in tanti temevano che anche Pechino abbandonasse gli sforzi anti-cambiamento climatico, ma i fatti hanno dimostrato il contrario. Starà ora al neo-presidente USA stabilire la strategia del Paese, ma la voglia di crescita americana potrebbe proprio partire dall’energia pulita. "Alla fine sarà una questione economica a livello globale", ha commentato Doug Herr, vice presidente di AeroTorque, un’azienda statunitense che produce turbine, "che uno creda o meno al cambiamento climatico, l’economia vince sempre".