Il successo di Trump scuote il mercato petrolifero. Mentre l'EIA preannuncia un 2017 di surplus

Il successo di Trump scuote il mercato petrolifero. Mentre l'EIA preannuncia un 2017 di surplus

Giacomo Maniscalco
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L'inaspettato e storico risultato delle elezioni negli Stati Uniti potrebbe comportare una crescita dei combustibili fossili, mentre l'IEA già prevede un continuo di surplus petrolifero per il 2017

Donald Trump sarà il nuovo Presidente degli Stati Uniti, una vittoria a sorpresa che sta facendo volare le azioni dei combustibili fossili e diffondendo incertezza sul futuro delle rinnovabili, a seguito delle dichiarazioni fatte del tycoon durante la campagna elettorale in cui ha prospettato un’agenda opposta rispetto a quella dell’amministrazione Obama.
Secondo Scott Sheffield, amministratore delegato di Pioneer Natural Resources Co., infatti, la vittoria di Trump comporterà una ripresa delle attività di perforazione nel Paese, spianando la strada alla costruzione di gasdotti e oleodotti: "Il suo messaggio sulla creazione di posti di lavoro è quello che gli ha permesso di conquistare l’importantissimo ‘Blue wall’ ", ha spiegato Sheffield. Le azioni di società come la Energy Transfer Equity LP e TransCanada Corp., rispettivamente responsabili per le pipeline Dakota Access e Keystone XL, sono in crescita, sull’onda della prospettiva che Trump approvi questi progetti ad oggi ancora fermi.

Le incertezze sul futuro energetico degli USA arrivano anche a toccare l’accordo sul cambiamento climatico firmato a Parigi l’anno scorso da oltre 200 Paesi durante la COP21. "La politica americana sul cambiamento climatico sta per subire una notevole frenata" ha sottolineato Robert McNally, presidente della società di consulenza energetica del Gruppo Rapidan ed ex consigliere del Presidente Bush. "L'accordo di Parigi dal punto di vista degli Stati Uniti è oramai un accordo senza speranza". Infatti, sotto la presidenza di Trump, in America tutti si aspettano una ripresa nella produzione di carbone, settore adesso in netta crisi dopo le normative ambientali varate dall’amministrazione Obama.
A livello internazionale, inoltre, secondo alcuni esperti di settore, Trump potrebbe anche riconsiderare le sanzioni economiche imposte sempre da Obama alla Russia. Mentre Harold Hamm, amministratore delegato di Continental Resources Inc. e uno dei principali consulenti energetici di Trump, vorrebbe vedere il futuro Presidente adottare una linea dura verso i rivali geopolitici nel settore energetico. "Alcuni Paesi, l'Arabia Saudita in particolare, sono stati trattati in modo troppo delicato, a causa della grande quantità di petrolio che producono", ha spiegato, "nNon credo che questo proseguirà in futuro". Trump poi si è espresso in modo critico anche sull’accordo nucleare con l'Iran che quest'anno ha permesso a Teheran di aumentare le esportazioni di greggio, mentre l’amministrazione Obama ha annunciato di voler continuare a rispettare l’accordo in questi ultimi mesi.
Eppure, secondo la International Energy Agency (IEA), nel 2017 il mercato del petrolio vedrà per il terzo anno di fila un surplus relativo all’output. Nel suo report mensile, infatti, l’IEA ha indicato un aumento delle forniture di 800.000 barili al giorno nel mese di ottobre, per un totale di 97,8 milioni di barili al giorno. Secondo l’Agenzia questo è dovuto principalmente ai livelli record di produzione da parte dei Paesi OPEC, ma anche a un aumento dell’output dei Paesi non-OPEC come la Russia, il Brasile, il Canada e il Kazakhstan. Al summit OPEC, previsto per fine novembre a Vienna, verrà discussa la possibilità di effettuare tagli alle estrazioni di greggio, così da far scendere la produzione globale a 33 milioni di barili al giorno, ma c’è scetticismo sulla reale possibilità di raggiungere un simile accordo. I Paesi OPEC, infatti, hanno registrato l’output record di 33,83 milioni di barili al giorno nell’ultimo mese, mentre nei i Paesi non-OPEC l’IEA prevede una crescita nella produzione di 500.000 barili al giorno per il 2017: un dato molto diverso rispetto allo scorso anno, quando si registrò invece una diminuzione in termini estrattivi pari a 900.000 barili al giorno. Secondo l’IEA, infine, non ci sono indicazioni che testimonino la necessità di aumentare – a livello globale – la produzione di petrolio: "Questo significa", specificano dall’Agenzia, "che il 2017 potrebbe essere un altro anno di incessante crescita dell'offerta globale, simile a quello visto nel 2016".