Il mercato globale del petrolio si prepara all'era Trump

Il mercato globale del petrolio si prepara all'era Trump

Marcello Vallese
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L'OPEC si prepara a ratificare il blocco della produzione, l'Arabia Saudita cerca di sbloccare la propria diversificazione economica e Obama blocca nuove trivellazioni artiche

La data cerchiata in rosso sul calendario dei big del mercato petrolifero è mercoledì 30 novembre, quando i delegati dell’OPEC si riuniranno a Vienna per ratificare l’accordo informale raggiunto a settembre sul congelamento degli aumenti produttivi. Questo nonostante il persistere di alcune resistenze da parte dell’Iran, ancora impegnato a riguadagnare quote di mercato perse durante l’embargo e l’Iraq, che ha bisogno di rimpinguare il proprio bilancio in chiave anti-Isis. Anche il presidente russo Vladimir Putin, parlando ai cronisti durante il summit sulla cooperazione economica Asia-Pacifico che si è svolto a Lima, è convinto che ci siano "forti probabilità" per un raggiungimento dell’accordo. Il mercato ha recepito il vento favorevole con un rialzo delle quotazioni, fissate a 47,49 dollari al barile per i futures sul WTI in consegna a dicembre. Anche Wall Street ha seguito lo stesso trend, con l’indice azionario delle principali aziende di produzione ed esplorazione petrolifera in crescita del 4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Nel frattempo, l’Arabia Saudita procede spedita nel suo graduale processo di diversificazione economica, che vedrà comunque la Saudi Aramco mantenere un ruolo fondamentale. Riad punta a trasformare il gigante dell’estrazione in una moderna compagnia integrata come l’americana Exxon, capace di espandere il proprio business nella produzione dei derivati del petrolio. Come ha fatto notare l’AD di Aramco, Amin Nasser, in un briefing con la stampa, l’intero Medio Oriente genera solo il 2,5% del fatturato globale in prodotti petrolchimici e vanta meno dell’1% della sua forza lavoro. Il primo tassello di questa svolta epocale sta per aprire i battenti presso la città saudita di Al Jubail, affacciata sul Golfo Persico, ovvero l’impianto petrolchimico di Sadara, un gigante da 20 miliardi di dollari realizzato in collaborazione con la Dow Chemical e destinato a lavorare con l’etano estratto dalla stessa Aramco per raffinarlo in vari composti da esportare in tutto il mondo.
Dagli sviluppi sulle coste saudite al mancato sviluppo sulle coste dell’Alaska, dove l’amministrazione Obama ha ricordato all’industria petrolifera di essere ancora in carica, stabilendo un nuovo piano estrattivo che, per lo Stato, ferma le vendite di blocchi esplorativi nei mari di Chukchi e Beaufort. Questa decisione è anche conseguenza della rinuncia a operare nella zona da parte della Shell, dopo risultati deludenti da una trivellazione esplorativa e un conto finale da quasi 7 miliardi di dollari. Un altro rompicapo per l’incombente amministrazione Trump che dovrà far fede alla promessa elettorale di potenziare le trivellazioni su suoli federali, tanto auspicate soprattutto in uno Stato di chiara matrice Repubblicana.