La crescita delle rinnovabili non guarderà in faccia nessuno

La crescita delle rinnovabili non guarderà in faccia nessuno

Elisa Maria Giannetto
Condividi
"Semplicemente perché sono economicamente più convenienti". Ecco la risposta di un gruppo di esperti, invitati dal Guardian, difronte alla crescita impetuosa delle energie verdi a livello globale

Trump, né la Brexit, né la crescente domanda di energia in Asia riusciranno a frenare l’avanzata delle rinnovabili. Uno sviluppo "inarrestabile" l’aveva definito Obama poco prima di lasciare il testimone al suo successore. Ne sono sempre più convinti i rappresentanti delle principali organizzazioni mondiali presenti all’appuntamento con le roundtable del quotidiano britannico Guardian, ospitate sul sito online, sul futuro delle energie sostenibili. La loro tesi è semplice ed è tutta basata sulla convenienza economica di questo settore. Solare ed eolico infatti, grazie all’innovazione tecnologica, costano sempre meno rispetto alle fonti tradizionali tanto da essere sempre più vicini alla grid parity, il momento in cui un kWh di energia autoprodotta con un impianto fotovoltaico costerà come un kWh di energia da fonti tradizionali. Secondo Gina V. Hall, direttore di Carbon Trust, "il ritorno al carbone è ormai pura retorica, questa fonte dovrà presto arrendersi all’evidenza dei fatti. E il fatto più convincente di tutti rimane la logica di mercato". Lo dimostrano i casi di due colossi, Apple e Google, fortemente impegnati nello sviluppo delle energie rinnovabili, con piani di conversione che prevedono di raggiungere il 100% green. Aziende che, vista la loro forza, difficilmente accetteranno un eventuale cambio di rotta deciso dall’amministrazione USA. Ma ci sono altri due fattori in particolare che sosteranno la conversione green degli Stati Uniti: da un lato - come evidenziano i partecipanti al panel - l'energia pulita gode di un forte sostegno bipartisan, per cui "oltre la metà della capacità rinnovabile installata di recente è in stati repubblicani". E dall’altro, il crescente numero di posti di lavoro che le rinnovabili potranno generare. Considerato che la politica di Trump è basata in buona parte sulla promessa di nuovi posti di lavoro, difficilmente potrà resistere alle opportunità che le energie verdi hanno da offrirgli. Paul Ekins, della University College di Londra ha riassunto bene questo concetto giocando sulla frase: "The markets will trump Trump" ("I mercati sconfiggeranno Trump"). Se sono tutti d’accordo che gli aspetti economici, e di opportunità politica, convinceranno Trump, sulla seconda sfida, quella europea della Brexit, i toni sono invece più sbiaditi. L’incertezza che aleggia sul post- 2020 potrebbe infatti portare all’isolamento della Gran Bretagna anche nel settore della ricerca. "L’Unione europea non ha bisogno di altre barriere sul clima ma di costruire relazioni forti di lungo corso", dichiara Laura Cozzi della International Energy Agency. Il più ottimista al tavolo del confronto è Pierre Tardieu, direttore delle politiche di WindEurope, secondo cui "qualsiasi piega prenderà la Brexit, Gran Bretagna e Unione europea hanno la stessa visione sulla politica climatica ed energetica, e negoziare sarà certamente più facile". Mentre l’Europa cerca nuove vie di dialogo, la Repubblica popolare cinese si guadagna il titolo di Paese con la più alta capacità solare istallata, toccando quota 77,42 GW totali. Una crescita pari al 125% su base annua sostenuta probabilmente, oltre che dalla convenienza economica, "anche dalle crescenti preoccupazioni per la salute pubblica", ha detto Helena Molin Valdes del Programma per l'Ambiente delle Nazioni Unite. E poi c’è il problema, come nella vicina India, di milioni di persone che non hanno ancora neppure la luce e il gas. Anche in questo caso, le rinnovabili sono la soluzione più conveniente.