Report AIE: a settembre la produzione di petrolio al massimo

Report AIE: a settembre la produzione di petrolio al massimo

Elisa Maria Giannetto
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Algeri, Istanbul, Washington. Tre occasioni per la comunità internazionale di trovare l'intesa sui tagli alla produzione di petrolio. Ma i dati dell'Agenzia internazionale dell'energia non confermano questa volontà

Cresce la produzione di petrolio, frena la domanda, crolla il prezzo, aumentano le scorte. Una sequenza confermata dal rapporto mensile dell’AIE, l’Agenzia internazionale dell’energia, che non fa dormire sonni tranquilli. Almeno fino alla primavera 2017, tempo minimo necessario per smaltire il surplus petrolifero. Scatta da qui il sollecito dell’organismo di vigilanza globale verso i Paesi OPEC affinché diano seguito alla volontà di tagliare la produzione, come promesso durante il meeting informale di Algeri del 28 settembre scorso. Dai dati relativi al report del mese di settembre emerge che la produzione della Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio ha registrato, non una frenata come ci si aspettava, ma il livello record di 33,64 milioni di barili al giorno. L'Iraq ha potenziato le esportazioni del Nord producendo petrolio come non mai, e la Libia ha riaperto alcuni dei suoi principali terminal petroliferi. Un ulteriore aggravante è stato l’aumento della produzione da parte dei Paesi non-OPEC, Russia in testa, che  ha segnato il record di produzione nell’era post-sovietica con 11,1 milioni di barili al giorno nel mese di settembre. Il contenimento della produzione è dunque necessario, come sostiene anche il segretario generale Barkindo che da Washington, dove si sono svolte le riunioni del Fondo monetario internazionale (FMI) e della Banca mondiale, ha dichiarato: "A causa del crollo dei prezzi del petrolio, i produttori OPEC hanno perso più di 1 miliardo di dollari di fatturato negli ultimi 3 anni. Gli investimenti nel settore petrolifero si sono ridotti del 26% l'anno scorso e si prevede un ulteriore calo di un altro 22% quest'anno". E secondo il segretario OPEC anche il 2017 non promette bene: "Per la prima volta nella memoria recente, l'OPEC non solo si trova ad affrontare tre anni di fila di bassi prezzi del greggio, ma assiste anche al declino investimenti, soprattutto nel settore upstream". Certo è sempre difficile fare previsioni, neppure il Fondo Monetario e la Banca mondiale sono riuscite a dare indicazioni certe su quando il mercato del petrolio tornerà stabile. E il comportamento altalenante di alcuni Paesi non aiuta. E’ il caso di Iran e Iraq che non hanno voluto partecipare al i colloqui informali tra i produttori OPEC e non-OPEC previsti a margine del World Energy Congress. E’ il caso della Russia che, se da un lato è stata sostenitrice convinta dei tagli alla produzione, oggi si trova a fare i conti con il numero uno di Rosneft che a tagliare la produzione proprio non ci sta.