Regioni kurde al voto per l'indipendenza dall'Iraq

Regioni kurde al voto per l'indipendenza dall'Iraq

Editorial Staff
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La decisione di indire il referendum, che comunque avrà solo valore consultivo, era stata ratificata dal parlamento della regione autonoma del Kurdistan lo scorso 15 settembre. Contraria alla consultazione la comunità internazionale, soprattutto USA e Turchia, che temono possibili disordini nella regione

Un referendum storico per l’indipendenza del Kurdistan iracheno da Baghdad è quello in cui sono chiamati ad esprimersi i cittadini delle province di Kirkuk e di Sinjar, nella regione di Ninive. Si tratta di un voto consultivo che non avrà effetto immediato. Il presidente curdo Masoud Barzani ha annunciato infatti che la "secessione" da Baghdad potrebbe avvenire tra due anni. Decine di migliaia di persone hanno partecipato venerdì 22 settembre allo stadio di Erbil ad una grande manifestazione a favore dell’indipendenza. Il presidente Barzani, leader del Partito democratico del Kurdistan (Pdk) ha sottolineato, che il referendum per l’indipendenza "non è mirato a creare nuovi confini ma a sancire il nostro diritto all’indipendenza". Il presidente curdo ha dichiarato che "chiunque voglia respingere il referendum per l’indipendenza può recarsi alle urne e votare no". Al termine di una riunione tenuta a Erbil, l'Alto consiglio per il referendum ha stabilito che "non esistono alternative accettabili" alla consultazione popolare. Il parlamento della regione autonoma del Kurdistan iracheno aveva votato venerdì 15 settembre a favore dell’organizzazione del referendum per l’indipendenza. Alla sessione parlamentare, la prima dall’ottobre 2015, avevano preso parte 71 deputati su 111 ed è stata boicottata dai partiti Gorran (movimento fondato da ex deputati del Partito democratico del Kurdistan e dell’Unione patriottica curda) e Komal (partito islamico curdo). Secondo i media curdi, 61 deputati hanno votato a favore dell’organizzazione del referendum nella regione e nelle aree contese, tra cui la provincia di Kirkuk. Negli ultimi giorni si sono moltiplicati gli appelli interni e internazionali per la cancellazione del referendum curdo, che anticiperà di circa un mese le elezioni presidenziali nella regione, previste a inizio novembre. Nell'arena internazionale, dopo la Turchia, l’Iran e gli Usa, anche il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres ha invitato le autorità del Kurdistan iracheno a rivedere la loro decisione, considerata "inopportuna" in un momento delicato per l’Iraq e l’intera regione mediorientale. In Europa, sia il Regno Unito che la Spagna e la Francia hanno espresso riserve riguardo al referendum anche se con toni diversi. Il governo di Madrid, infatti, alla luce della sua esperienza all’interno dei confini nazionali con il movimento secessionista catalano, ha definito "illegale" il referendum curdo, mentre Parigi ha usato un tono più misurato: il ministro degli esteri francese Jean-Yves Le Drian ha definito il referendum "un’iniziativa inappropriata", invitando Erbil e Baghdad al dialogo. Gli Stati Uniti e l’Ue hanno chiesto al presidente uscente della regione autonoma del Kurdistan, Masoud Barzani, e ai leader curdi di rimandare il referendum sull’indipendenza di almeno tre anni per tutelare l’integrità del paese. L’Iran, invece, lo scorso fine settimana, ha minacciato di chiudere i confini con il Kurdistan qualora il referendum si tenga nella data prestabilita.