L'output petrolifero al centro dei colloqui di Istanbul

L'output petrolifero al centro dei colloqui di Istanbul

Emilio Fabio Torsello
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La Russia torna a ribadire la necessità di un accordo sul taglio della produzione, l'Iraq annuncia di voler incrementare le estrazioni

"La Russia è pronta ad azioni condivise per limitare l’output petrolifero e chiede ai Paesi esportatori di greggio di fare lo stesso". A dirlo è stato il presidente russo, Vladimir Putin, durante il World Energy Congress di Istanbul, uno degli appuntamenti più importanti al mondo relativo al comparto energetico internazionale. "Nella situazione attuale," ha aggiunto Putin, "pensiamo che il contenimento o il congelamento della produzione di petrolio sia l’unica decisione sensata nel mercato energetico globale". Le parole del presidente russo giungono a poche settimane dal meeting informale di Algeri in cui i Paesi produttori OPEC e non-OPEC hanno condiviso un agreement di massima per il taglio di un milione di barili al giorno a livello globale. L’accordo deve però definire le quote che ciascun Paese taglierà ed è questo il nodo del contendere, soprattutto per le tensioni tra Iran e Arabia Saudita.
Mentre il ministro del Petrolio saudita, Khalid Al-Falih, ha spiegato ieri, a margine del WEC, che nelle sue previsioni il petrolio potrebbe tornare entro la fine dell’anno a toccare i 60 dollari al barile. Una dichiarazione importante, dato che si tratta del primo commento rilasciato dal ministro della Corona dopo il meeting informale di Algeri.
Ma non tutti i Paesi produttori sono allineati sulle stesse posizioni. Rispetto a Russia e Arabia Saudita che richiamano i produttori a tagliare la produzione, infatti, il ministro del Petrolio iracheno, Jabar al-Luaibi, ha sottolineato come il Paese punti ad aumentare l’output nel 2017. Il ministro ha anche dichiarato di voler aggiungere dai 350 ai 450 milioni di piedi cubi al giorno nella produzione di gas, anche per il prossimo anno.