I prezzi del petrolio tengono, in attesa della riunione OPEC

I prezzi del petrolio tengono, in attesa della riunione OPEC

Emilio Fabio Torsello
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Nonostante la stabilità, alcuni Paesi continuano a incrementare l'output: Teheran punta a tornare ai livelli precedenti alle sanzioni, mentre la Nigeria stringe accordi di fornitura con l'India

In attesa della riunione OPEC di novembre (e di quella informale che nei prossimi giorni si svolgerà a Vienna, tra Paesi OPEC e non-OPEC), il prezzo del petrolio si è attestato tra i 52 e i 50 dollari al barile. In parallelo, anche le scorte USA sono scese a 3,8 milioni di barili. I primi dati, dunque, sembrano confermare l’"effetto annuncio" su prezzi e mercato dell’oro nero dopo la dichiarazione dei Paesi OPEC e non-OPEC fatta ad Algeri, di voler limitare la produzione di un milione di barili al giorno.
Tra i Paesi produttori, però, l’Iran sta aumentando l’output di greggio, con una produzione che ha raggiunto i 3,7 milioni di barili al giorno, pari a mezzo punto percentuale in più rispetto al mese scorso e prossima a quei 4 milioni di barili che produceva nel 2012, prima delle sanzioni internazionali. Ed è questo uno dei nodi da sciogliere durante i prossimi meeting OPEC: Teheran non vuole in alcun modo limitare la propria produzione di greggio. Anzi, obiettivo dell’Iran è di produrre 5,7 milioni di barili al giorno entro il 2021.
A livello globale, infine, la Nigeria aumenterà il proprio output produttivo del 22% entro la fine dell’anno, grazie a un accordo da 15 miliardi di dollari che sarà firmato con l’India. Da un lato, infatti, il Paese africano sta risentendo dei mancati introiti nelle casse dello Stato, mentre Nuova Delhi ha bisogno di rimpinguare le proprie riserve. Proprio per contrastare la recessione, inoltre, la Nigeria avrebbe ottenuto da parte dell’OPEC una finestra per poter aumentare la produzione da 1,8 a 2,2 milioni di barili al giorno.