L'anticipo che non giova al petrolio

L'anticipo che non giova al petrolio

Elisa Maria Giannetto
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Le notizie sulla proroga dei tagli alla produzione di greggio che hanno preceduto il meeting Opec di Vienna hanno bruciato l'effetto a sorpresa vanificando la ripresa dei prezzi. Intanto per lo shale Usa si aprono nuove opportunità sui mercati internazionali

I tempi sono importanti, e in occasione dell’ultimo vertice sulla proroga dei tagli alla produzione di petrolio quello che è mancato è stato proprio il tempismo. Arabia Saudita e Russia non hanno aspettato il vertice, comunicando con dieci giorni di anticipo la decisione presa, con conseguenze negative sul prezzo del petrolio. Come ha spiegato Amrita Sen di Energy Aspects, "la proroga di nove mesi dei tagli produttivi è stata una sorpresa positiva ma è stata venduta troppo presto al mercato". L’intesa originaria prevedeva, infatti, l’opzione per un rinnovo di soli sei mesi, provocando una reazione ottimista; in poche sedute le quotazioni del petrolio sono salite di quasi il 10%, ma gli investitori hanno cominciato ad aspettarsi ancora di più e, rimasti delusi, hanno liquidato una parte delle posizioni rialziste. Adesso il prezzo resta ancora sotto pressione anche a causa della volontà degli Usa di voler mettere in vendita milioni di barili di greggio a partire dal prossimo ottobre. In questo modo l’offerta di petrolio continuerebbe a salire vanificando lo sforzo di sauditi e russi, che guidano la strategia di riduzione della produzione per cercare di riportare in equilibrio il mercato mondiale. Secondo l’analisi di The Economist: "in due anni e mezzo di altalenante contrasto al ribasso del greggio, l'Opec è stato coerente su un aspetto: ha sottovalutato l’abilità dei produttori statunitensi di idrocarburi da scisti di utilizzare tecniche finanziarie più efficienti per far fronte alla tempesta delle basse quotazioni".
Nel frattempo per lo shale oil a stelle e strisce si aprono nuove opportunità sui mercati internazionali. Il ministro del Petrolio indiano, Dharmendra Pradhan ha detto che il suo Paese è pronto a valutare forniture alternative a quelle dell’Opec "compreso da Stati Uniti e Canada, che stanno diventando molto competitivi".